Le ultimissime portano già a gennaio: il club rossoblù ha messo in agenda tre acquisti, un portiere, un difensore centrale e un centrocampista.
Questi tre ruoli coincidono con le zone in cui la stagione si è incrinata. I numeri parlano di 5 punti in sette giornate, otto in meno rispetto allo stesso momento dell'anno scorso, e di dieci gol incassati.
Dal 16 settembre in panchina siede Raffaele Palladino, arrivato al posto di Domenico Tedesco. Il cambio ha portato la prima vittoria a Lecce, ma non ha chiuso le falle.
Il rebus tra i pali e la pista Di Gregorio
La porta è il nodo più urgente. All'esordio di Palladino con il Torino, l'errore di Łukasz Skorupski sul tiro di Kulenovic ha trasformato la gara in un 1-1, e da luglio la squadra non ha mai chiuso una partita senza subire gol.
Partito Federico Ravaglia, passato al Watford, il polacco si alterna con il classe 2007 Massimo Pessina, tra i pali nel 2-1 di Lecce. Il tecnico, però, li difende: «Io ho due portieri bravi e forti, uno esperto che ha fatto tanti anni qui a Bologna, l'altro è giovane ed è il futuro».
Il nome individuato è Michele Di Gregorio, classe 1997, allenato da Palladino a Monza tra il 2022 e il 2024. Nel 2023/24 è stato premiato come miglior portiere della Serie A.
Alla Juventus ha messo insieme 84 partite in due stagioni, chiuse cedendo il posto a Perin. Oggi è al Bournemouth in prestito oneroso con diritto di riscatto, ma Marco Rose gli preferisce Djordje Petrović: il suo bilancio si ferma a una gara di Carabao Cup.
Proprio qui si apre lo spiraglio per i felsinei. Non avendo giocato gare ufficiali con la Juventus in questa stagione, a gennaio il portiere può interrompere il prestito e cambiare squadra.
Resta il capitolo economico. Il contratto con i bianconeri scade nel 2029, con un ingaggio di poco inferiore ai 4 milioni di euro lordi: è su questi numeri che si gioca l'operazione.

Dopo Lucumí, una difesa costruita in corsa
Ad agosto Jhon Lucumí è passato alla Juventus per circa 19,5 milioni di euro più oneri accessori. Senza di lui, Palladino ha ridisegnato la retroguardia a tre, con Heggem, Theate, Helland e un Casale tornato nelle gerarchie.
Vitik, invece, con il nuovo tecnico non ha ancora giocato un minuto.
Poi è arrivato l'infortunio di Emil Holm con la Svezia: operato al tendine degli hamstring della coscia destra, dovrà restare fermo 4-6 mesi. Per tamponare l'emergenza, il club ha tesserato lo svincolato Matteo Darmian fino al 30 giugno 2027.
Nonostante gli aggiustamenti, un centrale di ruolo ancora manca.
Ferguson da solo non basta
In mezzo al campo tutto ruota attorno a Lewis Ferguson, inamovibile ma autore di prestazioni poco più che sufficienti.
Mikel Amondarain, arrivato dall'Estudiantes per circa 9,5 milioni di euro più bonus, ha raccolto appena 95 minuti ed è fuori dalle scelte del tecnico. Il profilo che serve, quindi, è quello di un mediano con doti di regia, capace di schermare la difesa.
Cosa aspetta il Bologna fino a gennaio?
Contro l'Inter il vantaggio di Pobega è stato ribaltato da Thuram, Carlos Augusto e Bonny. Inoltre Roberto Piccoli si è fermato per una lesione al flessore della coscia destra: rientrerà dopo la sosta di metà novembre.
Domenica 25 ottobre alle 15 c'è la trasferta di Cagliari, e fino a gennaio Palladino dovrà lavorare con questa rosa.
I tifosi hanno accolto il suo esordio tra i fischi. Per loro i tre innesti sono la base per trasformare la seconda parte di stagione in una rincorsa.







