Under 17, minacce con matrice di genere: la ricostruzione
L'aggressione verbale e le minacceAvrebbe pronunciato la frase: “Dovresti fare la fine di Ilaria”. Questa la minaccia che si riferisce alla giovane donna vittima di femminicidio a Roma. Non solo l’insulto è direttamente legato a una morte tragica, ma il fatto che sia stato rivolto a una giovane arbitra aggiunge un ulteriore aggravante di crudeltà. Episodi come questo evidenziano la necessità di affrontare seriamente il sessismo e la violenza anche nel mondo dello sport.
La scena si è svolta durante l’intervallo dell’incontro. Maurizio Gambino è entrato nello spogliatoio dell’arbitra per contestare alcune decisioni. Ha iniziato a registrare il colloquio con il proprio telefono. Dopo aver interrotto la registrazione, ha proseguito con espressioni violente come: “Eri da ammazzare da piccola” e “A sto punto sarebbe da tirare fuori un coltello”.La sanzione: inibizione fino al 2028 e multa alla società
Il giudice sportivo non ha esitato nel riconoscere la gravità dell’accaduto. Nel provvedimento ufficiale ha definito il riferimento a Ilaria Sula come “evidente” e ha disposto una pesante inibizione: il dirigente non potrà più partecipare ad attività federali fino al 31 dicembre 2028. Inoltre la società Sporting Terni è stata sanzionata con una multa di 500 euro, in seguito anche ai gravi insulti e minacce sessiste provenienti dallo spogliatoio.
Nonostante l’espulsione, il dirigente della selezione giovanile Under 17 ha inizialmente opposto resistenza all’allontanamento. Gli avversari della Sangemini Sport sono stati costretti a intervenire per ripristinare l’ordine sul terreno di gioco. Anche dopo essere stato rimosso dall’impianto ha continuato a deridere l’arbitra dall’esterno, arrivando addirittura a simulare l’abbaiare di un cane.Le reazioni ufficiali e la condanna unanime
Le reazioni non si sono fatte attendere. Il presidente dello Sporting Terni, Maurizio Gambino, ha condannato fermamente l’accaduto: “Ci dissociamo completamente. Se fossi stato presente e avessi sentito quelle frasi, lo avrei cacciato via subito”. Gambino ha chiesto che la giustizia sportiva faccia piena luce sull’episodio. Se necessario, ha aggiunto, dovrebbe intervenire anche la procura ordinaria.
Anche il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, ha espresso sdegno per le minacce subite dalla giovane: “Un fatto indescrivibile e inconcepibile. È impensabile augurare a una donna la stessa fine della povera Ilaria. Bisogna solo essere scemi”, ha dichiarato. Infine, la famiglia di Ilaria Sula ha commentato, tramite il loro avvocato, Giuseppe Sforza. “Frasi del genere non meritano commento. Si qualificano da sole, tanto sono gravi”.
Un caso simbolico: lo sport non può più restare in silenzio
L’episodio accende ancora una volta i riflettori sulla violenza verbale e il sessismo nel mondo dello sport. In particolare nei contesti giovanili e dilettantistici. Colpire una ragazza per il solo fatto di essere donna è un segno evidente di una mentalità ancora radicata. Questo episodio dimostra quanto la strada verso una cultura sportiva rispettosa ed equa sia ancora lunga. Inoltre, non è la prima volta che si verificano eventi simili.
Le parole pronunciate potrebbero sembrare il frutto di un raptus dell'uomo, ma in realtà sono il risultato di una mentalità radicata. Un sistema che fa credere agli uomini di poter imporsi violentemente su una persona solo perché donna. Anche in contesti di unione come quello sportivo. Serve una risposta forte, non solo dalle istituzioni sportive, ma anche dal tessuto sociale e culturale che circonda questi eventi. Non si può più accettare che frasi come come quella del dirigente trovino spazio in nessun contesto.







