Caro Fonseca, così inizierà la mia lettera d’addio al tecnico portoghese, praticamente il capro espiatorio di tutto.
Caro Fonseca,
che il tuo cammino con il
Milan non sarebbe stato semplice lo avevamo capito dal tuo sbarco in Italia quando nemmeno un giardiniere di
Milanello (con tutto il rispetto) non è venuto ad accoglierti.
Lo avevamo capito dagli episodi del
cooling break e dei calci di rigore per i quali avresti dovuto magari avere più polso, ma altrettanto avrebbe dovuto fare la dirigenza, anziché catalogare il tutto alla voce
non problema, tratto dalle testuali parole di
Giorgio Furlani.
Per non parlare dei tuoi atteggiamenti nei confronti di certi arbitraggi, non ultimo quello di ieri contro la
Roma, a mio parere un misto tra lo scandaloso e l’oltraggioso. Una proprietà seria sarebbe scesa in campo per denunciare queste cose, la nostra no, perché non è seria.
Hai pagato per le scelte di lasciare in panchina
Leao e
Theo Hernandez, due bimbi viziati trattati a sole carote, senza il minimo bastone, dall’ex tecnico
Pioli e convinti quindi di poter fare quello che volevano, alla faccia del professionismo. La dirigenza? Muta.
Certo, qualche colpa ce l’hai pure tu, ma in questa baraonda sei quello che si è portato sulle spalle un intero
club. E non dovevi farlo.
Hai pagato per tutti da gran signore. Nel momento in cui vorrai parlare, toglierti qualche sassolino dalle scarpe, non ti basterà una giornata. Ti consiglio tuttavia di farlo. A questa dirigenza glielo devi.