Il caso Iran scuote la FIFA
La partecipazione dell'Iran ai Mondiali 2026 è seriamente a rischio. La federazione iraniana ha lanciato un ultimatum categorico: la nazionale non giocherà le partite della fase a gironi previste negli Stati Uniti, chiedendo lo spostamento di tutti i propri match in Messico per ragioni politiche e di sicurezza. Se la FIFA non dovesse accogliere questa richiesta entro la deadline fissata, l'Iran è pronto a rinunciare ufficialmente alla competizione.
In caso di rinuncia definitiva, si aprirebbe il delicato scenario del ripescaggio. L'Italia, pur uscita sconfitta dai playoff contro la Bosnia, si trova in una posizione di forza essendo la prima nazionale esclusa nel Ranking FIFA (occupando attualmente il 12° posto). Secondo l'articolo 6.7 del regolamento, la decisione finale spetterebbe esclusivamente alla FIFA, che potrebbe optare per premiare la squadra con il miglior piazzamento mondiale tra quelle non qualificate.
Il piano B: playoff tra le escluse
Oltre al ripescaggio diretto, sta circolando una suggestiva quanto remota ipotesi: l'organizzazione di un mini-torneo playoff tra le migliori escluse. Questa soluzione, sebbene complicata dai tempi ristretti e dal calendario intasato, servirebbe a placare le polemiche di altre federazioni (come quelle asiatiche, che rivendicherebbero il posto lasciato dall'Iran) e a garantire trasparenza sportiva. Un precedente simile si è visto nel recente Mondiale per Club 2025, dove l'esclusione di una squadra portò a uno spareggio dell'ultimo minuto.
Nonostante l'ottimismo che filtra da alcuni ambienti, la strada per l'Italia resta in salita. La FIFA deve gestire un delicato equilibrio diplomatico e la pressione delle confederazioni asiatiche che spingono per una sostituzione interna alla AFC (come gli Emirati Arabi Uniti o l'Iraq). Tuttavia, il ritorno commerciale e di immagine di un'Italia ripescata rappresenterebbe una tentazione fortissima per i vertici di Zurigo, pronti a emettere un verdetto definitivo entro il 30 aprile.







