Milan, dove è finito il corto muso? L'editoriale di Mauro Vigna

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Milan, dove è finito il corto muso? L'editoriale di Mauro Vigna
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Milan, impossibile non avere notato un certo cambiamento nel gioco e nell'approccio. Questo sicuramente dovuto a Massimiliano Allegri, ma ora i rossoneri giocano bene? Il Milan crea gioco e diverte. Una squadra adesso totalmente in fiducia, unita e ambiziosa la cui mano di Massimiliano Allegri si sente eccome. Il tecnico livornese, dopo la sconfitta casalinga contro la Cremonese, ha saputo rimettere insieme i cocci in una maniera incredibilmente veloce riassestando l'intera squadra e lavorando molto anche sull'aspetto mentale. Un'evoluzione importante anche sotto l'aspetto del gioco. Il Milan crea tanto, ha finora colpito 11 pali, segno che la fase offensiva viene curata, così ovviamente come quella difensiva, da sempre un pallino di Allegri. Ma quindi dove è finito il corto muso sempre di allegriana memoria? La verità è che siamo di fronte ad un allenatore camaleontico che gestisce il materiale umano a disposizione con grandi doti di aziendalista, ma al tempo stesso fungendo da vero e proprio manager aggiunto. Egli sa quindi perfettamente mettere il giocatore laddove sia in grado di esprimersi al meglio, alcune volte facendo di necessità virtù ovviamente, come il caso dell'arretramento di Saelemaekers nell'attesa dell'ambientamento di Athekame.
Milan
Milan, Italy. 19/03/2023. Italian SerieA Football Championship. Inter VS Juventus 0-1. Massimiliano Allegri, coach Juventus.
Non esiste un vero e proprio modulo, ce n'è uno preferibile, ma pochi punti di riferimento e una capacità incredibile di adattarsi. Il Milan, c'è da dirlo, ha moltissimi giocatori di talento, già a partire dal centrocampo con Modric Jashari, gente dal piede particolarmente addomesticato. Passando poi per l'attacco, fantasia al potere con Pulisic, Leao ed Nkunku. Gente che, lasciata libera di esprimersi, sa perfettamente come fare male agli avversari. E Allegri, che pazzo non è, ha deciso di non imbrigliare troppo i suoi uomini d'attacco in luogo di un centrocampo più folto, più basso e articolato per fare meglio filtro davanti a una difesa che finalmente ha imparato a prendere meno gol perché adeguatamente assistita dalla linea mediana. Cosa che solo un anno fa era utopistica.
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