Milan, le cose non stanno come spesso ci fanno credere. La verità è completamente un'altra e l'abbiamo raccolta grazie alle nostre fonti molto vicine agli ambienti di Via Aldo Rossi.
Spesso le frasi di circostanza, peraltro quasi obbligatorie davanti ai microfoni della stampa, nascondono la verità o la fanno vedere sotto altre ottiche. Nornale routine, non si vogliono rompere certi equilibri e non si vogliono creare più problemi rispetto a quelli che già ci sono.
Dopo questa doverosa premessa tuttavia i problemi in casa
Milan ci sono e la verità è che
Gerry Cardinale è letteralmente furibondo per il cammino del club in questa stagione.
Ovviamente le sue competenze nel mondo del calcio sono ridotte ai minimi termini, motivo per il quale esistono i dirigenti, coloro i quali riferiscono a lui e probabilmente gli fanno vedere una realtà distorta sebbene i numeri siano freddi e poco interpretabili. Si può giurare impegno, abnegazione, si può dire che all'interno dello spogliatoio va tutto bene, che i giocatori sono tutti con il mister, ma i numeri no...quelli non mentono mai.
La situazione reale, ben lontana da quella che ci fanno vedere, è che
tutti sono in discussione,
Paulo Fonseca in primis. E non potrebbe essere altrimenti, paga sempre l'allenatore quando le cose non vanno nel verso giusto. E il
portoghese sta dimostrando tutti i suoi evidenti limiti. La cosa più grave è che
la squadra non lo segue e non lo capisce. Più volte abbiamo sentito dichiarazioni da parte dei giocatori, ci vengono in mente quelle di
Musah, Loftus-Cheek e
Leao, i quali hanno espressamente dichiarato di essere ben lontani dal capire come il tecnico vuole giocare. Grave, per essere al
quarto mese insieme.
Detto questo, probabilmente il primo a essere esonerato sarà appunto Fonseca, ma non finirà qui.
L'obiettivo minimo è la qualificazione in Champions e Cardinale, in caso di non raggiungimento, come ha fatto con
Maldini e
Massara all'epoca, ci metterà pochi minuti a
liquidare Ibrahimovic e
Moncada. Questo è quello che accadrà e abbiamo la certezza di quello che scriviamo perché riferito tempo fa, e confermato ora, da primaria fonte la quale preferisce rimanere anonima.