Il TAR dalla parte del Campidoglio. Via l’autodemolitore per far spazio al nuovo stadio della Roma. La promessa di rigenerazione solleva più dubbi che certezze.
Nuovo stadio: per il resto, ormai è (TAR)di
La prima pietra non è ancora stata posata. Ma un altro macigno burocratico è stato rimosso. A Pietralata, il futuro stadio della Roma prende forma. Almeno sulla carta. La decisione del TAR del Lazio rafforza la posizione del Campidoglio. Ebbene, l’autodemolitore situato nell’area destinata all’impianto dovrà traslocare.
Il ricorso presentato dai gestori è stato infatti respinto, confermando la legittimità dell’operato comunale. E, soprattutto, aprendo la strada alla prosecuzione dei lavori preliminari. Ora però arriva anche il timbro giuridico. Quest'ultimo chiarisce come «nel bilanciamento dei contrapposti interessi prevale l’interesse pubblico alla riacquisizione dell’area». Forse c'è da rivedere il concetto di interesse pubblico.
Detto in parole povere, l’interesse collettivo alla realizzazione del nuovo stadio e alla riqualificazione urbana ha avuto la meglio sulle ragioni del singolo esercente. Una vittoria dell’interesse pubblico, certo. Ma anche l’ennesima dimostrazione di quanto, in nome dei “grandi progetti”, sia facile sacrificare piccole realtà economiche, soprattutto se prive del peso politico o mediatico necessario a farsi ascoltare. E a questo punto si pone un quesito: a che tipo di riqualificazione stiamo andando incontro? Quella che lascia indietro gli ultimi come se non fossero anch'essi parte della società? Uno stadio, per la sopravvivenza dei cittadini.
Interesse economico o collettivo?
Il sindaco Roberto Gualtieri aveva già anticipato l’importanza strategica dell’intervento, sottolineando come l’impianto sportivo sarà solo l’inizio di una trasformazione urbana più ampia. “Lo stadio della Roma si farà e sarà un'occasione importantissima non solo per dotare la città di un grande impianto sportivo ma anche per riqualificare e rigenerare il quadrante di Pietralata”. Aveva detto parlando di un progetto che porterà con sé 800 nuovi alberi, 9 ettari di verde e un pezzo di città restituito alla fruizione pubblica.
Ma a forza di ripeterlo, lo slogan rischia di suonare più come una promessa da campagna elettorale che come una visione urbanistica compiuta. L’idea che un’infrastruttura privata, per quanto iconica, possa farsi motore unico della rigenerazione di un intero quartiere, è una narrazione già sentita. E raramente, se non mai, confermata dai fatti. Pietralata ha bisogno di scuole, servizi, trasporti efficienti, non solo di alberi e marciapiedi nuovi intorno a un’arena calcistica. Altrimenti il rischio è che la “riqualificazione” serva più agli investitori che ai residenti. E questo rischio è tangibile.







