La Serie A si gioca sempre più a lungo senza interruzioni: nelle prime cinque giornate del campionato 2026/27 i falli fischiati sono diminuiti di circa il 12,5%, mentre il tempo effettivo è aumentato di quasi sei minuti. È il primo effetto concreto della nuova linea arbitrale di Daniele Orsato.
Il responsabile della CAN di Serie A e Serie B vuole distinguere con maggiore attenzione i normali contatti fisici dalle infrazioni. Un orientamento che sta modificando il ritmo delle partite, ma che richiede anche decisioni più precise nei momenti decisivi.
Meno falli e quasi sei minuti di gioco in più
I dati presentati dalla commissione arbitrale dopo le prime cinque giornate mostrano un cambiamento netto. La media dei falli è scesa da circa 26 a 22,74 per partita, mentre il tempo effettivo ha raggiunto 59 minuti e 24 secondi, con un incremento di 5 minuti e 53 secondi rispetto allo stesso periodo della scorsa stagione.
Sono diminuite anche le sanzioni disciplinari: le ammonizioni sono passate da 3,63 a 3,22 per incontro, mentre la media delle espulsioni è scesa da 0,18 a 0,04.
Nelle prime cinque giornate sono stati assegnati soltanto cinque rigori. Si tratta di un altro dato che accompagna il nuovo orientamento, senza però dimostrare da solo che tutte le decisioni siano state corrette.
La filosofia di Orsato è chiara: lasciare proseguire il gioco quando il contatto fisico non costituisce un fallo. Non significa modificare il regolamento o tollerare interventi irregolari, ma applicare un metro che eviti interruzioni per ogni minimo contatto.
Come cambia il ritmo della Serie A
Un maggiore tempo effettivo significa più minuti di calcio realmente giocato. Le squadre possono sviluppare azioni più lunghe, mantenere la pressione dopo una perdita del pallone e affrontare contrasti senza che il gioco venga automaticamente fermato.
Per le formazioni che puntano sul pressing e sul recupero immediato questa continuità può diventare un elemento importante. Allo stesso tempo, chi costruisce dal basso deve essere pronto a gestire duelli fisici senza contare necessariamente su un fischio arbitrale.
Il cambiamento riguarda anche gli spettatori: meno pause possono rendere le partite più scorrevoli e mantenere più a lungo l'attenzione sull'azione.
Più tempo effettivo non equivale però automaticamente a maggiore qualità del gioco. I numeri misurano la continuità delle partite, non la loro intensità atletica o il livello tecnico delle occasioni create.
Il rischio: lasciare giocare non deve significare ignorare i falli
Il punto più delicato della nuova linea riguarda gli episodi controversi. Ridurre le interruzioni è un obiettivo, ma un contatto irregolare deve comunque essere sanzionato, soprattutto quando può determinare il risultato.
Il 29 settembre, durante un incontro con i media a Lissone, Orsato ha riconosciuto sette errori arbitrali nelle prime cinque giornate e nelle gare di Coppa Italia: cinque in campionato e due nella coppa nazionale.
Tra questi figura la trattenuta di Pierre Kalulu su Rowe durante Juventus-Atalanta, episodio per il quale sarebbe dovuto essere assegnato un calcio di rigore. Il responsabile arbitrale è tornato sul caso anche il 3 ottobre, al Festival dello Sport di Trento, ribadendo che il VAR avrebbe potuto correggere la decisione.
Il direttore tecnico dell'AIA, Domenico Messina, ha inoltre chiarito che il nuovo orientamento non comporta l'eliminazione del VAR né un cambiamento delle regole. La tecnologia deve continuare a intervenire nei casi previsti, senza trasformare ogni contatto interpretabile in una lunga revisione.
È questo l'equilibrio che gli arbitri dovranno trovare: favorire la continuità senza perdere il controllo degli episodi decisivi.
Dopo cinque giornate i numeri indicano una Serie A con meno falli fischiati e più tempo di gioco. Per capire se la svolta di Orsato funzionerà davvero, però, non basterà misurare i minuti recuperati: sarà altrettanto importante verificare la qualità delle decisioni arbitrali nel corso della stagione.







