L'ex portiere di Milan e Roma - e attualmente mister del Sondrio in Serie C - Marco Amelia ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport.
A seguire un
estratto dell'intervista
Le parole di Amelia
STAGIONE 24-25 AL SONDRIO
"Lo scorso anno ho preso la squadra a dicembre ed eravamo penultimi in classifica. Ci davano per spacciati ma abbiamo raggiunto l’obiettivo. Quest’anno siamo partiti male ma resto fiducioso: il nostro campionato inizierà tra 3-4 partite".
PRIMO GOL, POI LA PAURA
"Se penso al gol col Livorno in Coppa Uefa contro il Partizan mi esalto ancora, anche se faccio fatica a ricordare tutto. Sul momento non me la sono goduta però è stato fantastico anche per come ha cementato il rapporto coi tifosi. La cosa divertente è che ho temuto di non poterlo raccontare, perché sul volo di ritorno ce la siamo vista brutta: era un aereo da 30 posti, a un certo punto si sono spente le luci, i rulli erano bloccati e non potevamo atterrare. Dentro di me dicevo: “Sono stato il primo portiere italiano a segnare in Europa e non lo potrò dire a nessuno, non è possibile...”. Quando abbiamo toccato terra ho tirato un sospiro di sollievo".
GRANDE RIMPIANTO
"Non essere tornato alla Roma. Non me lo perdonerò mai. Non si sono mai incastrati gli astri, ogni tanto ci penso e ancora mi dà noia. Anche perché in quegli anni non avevamo grandi portieri"
MILAN, SCUDETTO SVANITO
"Colpa di un battibecco tra Allegri e Ibrahimovic in Champions. Negli ottavi avevamo vinto 4-0 all’andata e al ritorno Allegri portò due portieri in panchina (all’epoca si andava ancora in 7), che per Zlatan significava avere una mentalità perdente. Perdemmo 3-0 con miracolo di Abbiati nel finale ma passammo in turno, Max tornò dalle interviste ridendo, Zlatan non la prese bene e glielo fece notare in modo ruvido. Per me quel giorno si è rotto qualcosa: avevamo 10 punti sulla Juventus e buttammo via il campionato. In quella stagione ci fu anche il famoso gol di Muntari, l’ingiustizia più grande subita in carriera".
MOURINHO E IL CHELSEA
"Sapeva tutto di me. Mi chiamò e mi disse: “Mi serve un secondo, devi solo far vedere che stai bene”. Io ero disgustato dal calcio, tornai a casa mia, al Rocca Priora, ma a Mou non si può dire di no: è empatico e trascinatore. Anche se il mio idolo resta Mazzone"