Il capitano dell'Inter Lautaro Martinez ha parlato in un'intervista del suo momento e di quello della squadra: "Vivo per il gol, ma gioco più lontano dall'area"
Il bomber dell'
Inter sta attraversando un momento di digiuno che dura dalla sfida contro il
Venezia dello scorso 3 novembre. All'interno di un'intervista rilasciata ai microfoni del
Corriere della Sera, ha spiegato la sua motivazione per la quale in questo periodo sta segnando di meno. Inoltre, ha messo in mostra tutta la sua fame e la sua voglia di vincere, che si porta dietro da una dura e turbolenta infanzia.
L'infanzia del Toro
Lautaro Martinez ha aperto la sua intervista partendo dagli albori della sua infanzia, dove ha formato il suo carattere forte e coraggioso: "Da piccolo io non avevo niente a volte non sapevo dove avrei dormito la sera. Sono cose che mi hanno marcato come uomo e tutto quello che ho passato cerco di trasmetterlo in campo. Fuori dal calcio, cerco sempre di dare una mano e sono felice di andare a trovare i bambini che non stanno bene: capisco quello che vivono, le loro difficoltà".
Il digiuno dal gol con la maglia dell'Inter
Successivamente, ha spiegato una sua teoria puramente tattica sul perché in questo periodo sta segnando di meno: "Sono un attaccante e vivo per il gol. Però si deve anche analizzare la partita che uno fa. E io in questi mesi sto giocando più lontano dall’area, perché mi piace far salire la squadra: è una cosa che sto aggiungendo al mio gioco e mi sento bene così.
Sì,
Marcus sta più centrale e più avanzato, ma non è una cosa studiata: nasce dalla nostra intesa in campo. L’anno scorso spesso era lui che arretrava un po’ o si allargava, adesso tocca a lui fare più gol. A volte mi sento sottovalutato".
L'ambizione del capitano
Infine, ha parlato delle sue ambizioni e della sua fame agonistica nel voler vincere i trofei: "io voglio tutto. Quando inizi a vincere, non ti vuoi fermare perché sai quanto è bello essere ripagati del lavoro fatto. E questa mentalità voglio trasmetterla anche nelle partitelle. Ho avuto la fortuna di vincere il
Mondiale e pensavo che non ci fosse più niente dopo: ma c’è tanto altro".
