La Juventus è in caduta libera e tutti devono assumersi le proprie responsabilità. Il quarto posto non è solo un traguardo, ma un obbligo per evitare il peggio.
Il tracollo della Juventus è una realtà inconfutabile, il peggior incubo divenuto concreto. Il progetto bianconero è stato accantonato e ora ognuno, dai giocatori allo staff tecnico, deve guardarsi dentro senza alibi.
La Juventus affonda: serve un cambio di rotta immediato
Un confronto tra le parti avverrà nei prossimi giorni con chi resterà alla Continassa, ma la resa dei conti è già iniziata negli spogliatoi del Franchi, subito dopo il triplice fischio. Giuntoli non ha perso tempo: è sceso nello spogliatoio per lanciare un messaggio chiaro e inequivocabile. Non si molla, non si getta la spugna. Il quarto posto, ormai, non è più un semplice obiettivo stagionale, ma un obbligo per scongiurare scenari ben peggiori.
CRISTIANO GIUNTOLI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Un progetto fallito sul nascere
La scelta di non addossare tutte le colpe a Thiago Motta è un segnale forte: la crisi della Juventus non ha un solo responsabile, ma è il risultato di un’involuzione collettiva, per questo ieri Giuntoli ha parlato nel post partita. I giocatori non possono più nascondersi dietro le scelte del tecnico, perché il problema è più profondo. Giuntoli si aspettava un moto d’orgoglio, un segnale di reazione. Invece, ha trovato una squadra smarrita, preda di una pericolosa rassegnazione, che sembra aver perso il carattere che ha sempre contraddistinto la Vecchia Signora.
La Juventus, quest'estate, ha deciso di ripartire da zero con scelte audaci e controverse, sacrificando figure chiave dello spogliatoio. Ora, le conseguenze di quelle decisioni si stanno manifestando in tutta la loro gravità.
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