Milan, il nome di Antonio Conte resta nella lista dei dirigenti rossoneri. Una scelta di questo tipo sarebbe una scelta coraggiosa, anche per questioni economiche. Vediamo nel dettaglio per quali motivi.
Da gennaio sono passati ormai tre mesi. Oltre novanta giorni da quando,
Antonio Conte e il
Milan, hanno trovato un accordo di massima.
Un si lontano, ma che regge al passare delle settimane. A cambiare, nel frattempo, sono state le priorità di Via Aldo Rossi.
La dirigenza, si sa, non e' mai stata unita sotto un solo nome per la panchina, e
il tecnico salentino e' forse il candidato più divisivo.

All'economicità di
Giorgio Furlani, infatti, si contrappone l'ambizione di
Zlatan Ibrahimovic. Non a caso, lo svedese e' sempre stato il primo sponsor di
Conte, e tutt'oggi sta tenendo il punto su di lui con
Gerry Cardinale.
La scelta del successore di
Stefano Pioli non e' semplice, così come la strada per liberarsi di lui a un anno dalla scadenza.
Il tecnico parmigiano, infatti, ha un contratto in essere fino a giugno
2025, e percepisce
4 milioni di euro netti a stagione che, al lordo, sfiorano gli 8.
Con le prospettive attuali, ingaggiare
Antonio Conte, peserebbe sulle casse di Via Aldo Rossi circa il doppio, ovvero
8 milioni di euro che, senza Decreto Crescita, diventerebbero poco meno di 16.
Considerando che gli altri candidati, da
Julian Lopetegui a
Sergio Conceicao, si accontenterebbero di un ingaggio simile a quello di Pioli, si può capire come il casting panchina sia
fortemente condizionato dal fattore economico.
Ponderare l'ambizione con la sostenibilità imposta dalla proprietà di RedBird e' una strada che, fino adesso, si e' rivelata un campo minato.
A spostare l'ago della bilancia ci sta pensando, in questi giorni, anche il
tifo rossonero organizzato, che chiede a gran voce un tecnico capace di
valorizzare una squadra che potrebbe tranquillamente puntare allo scudetto.
Tra l'incudine e il martello,
Gerry Cardinale non potrà trascurare anche la voce di San Siro, che da tempo ha il mal di pancia, oltre alla
paura di dover accontentarsi solo dello scudetto del bilancio.