Il direttore sportivo del Milan Igli Tare è intervenuto al Social Football Summit in svolgimento a Torino. Il dirigente rossonero parla degli obiettivi del club.
Con la sosta delle Nazionali ormai agli sgoccioli è tempo di tornare a pensare al campionato. Il Milan avrà di fronte l'Inter nel prossimo turno di Serie A. Il derby milanese che può dire molto sulle ambizioni delle due squadre in classifica, dove i rossoneri sono a 2 punti dalla vetta occupata dai nerazzurri e dalla Roma.
A pochi giorni da un'appuntamento così atteso parla il dirigente del Milan Igli Tare. Il direttore sportivo rossonero è intervenuto al Social Football Summit, in programma in questi giorni a Torino. Tare è tornato a parlare del mercato condotto in estate, che ha visto il Milan una delle squadre più coinvolta in uscita e in entrata. Una vera e propria rivoluzione, che grazie al lavoro di Allegri sta dando i suoi frutti. Il dirigente albanese ha anche parlato dei suoi obiettivi come direttore sportivo del club. Di seguito le sue parole.
Milan, le parole di Tare
MASSIMILIANO ALLEGRI PREOCCUPATO E ADRIEN RABIOT RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Direttore sportivo.Sono stato curioso anche da giocatore di capire come funzionavano le società. Ho sempre voluto entrare in profondità.All’epoca ero anche il capitano della nazionale e albanese, prendere una decisione così in fretta aiuta. Così ho deciso e sono andato dai miei ex compagni, presentarmi nella veste di direttore sportivo è stato il discorso più difficile da fare ai compagni”.Walter Sabatini.“Una persona e una mente straordinaria, ho imparato tanto da lui, è stato un punto d’aiuto".Direttore da campo o da costruzione?
"Tutti e due: per costruire una squadra vincente serve il rapporto quotidiano, io sono presente a quasi tutti gli allenamenti per capire le sfumature e sentire l’umore di tutti. Se dovessi scegliere? Devi conoscere tutte le problematiche che porta questo lavoro, quando devi gestire squadre con dei grandi campioni che devono trovare il loro spazio.“.
Lavoro."L’esperienza ti insegna tanto, soprattutto di avere la pazienza di creare. A volte si ha fretta, nel calcio di oggi senza risultati non hai tempo di lavorare, ma dalle grandi sconfitte nascono grandi vittorie, per questo il percorso mi aiuta tanto. I ragazzi di oggi sono molto più sensibili, bisogna entrare in profondità, guadagnano come un’azienda”.
Scouting.
“Non sono un grande fan dei dati e dell’intelligenza artificiale, per me sono cose che aiutano ad avere una visione ancora più ampia, però là sensibilità nel capire caratteristiche e personalità dei giocatori non te la danno. Vanno usate nel modo giusto, alla lunga serve anche tanto altro: l’esperienza è fondamentale, serve una profonda conoscenza dei valori umani delle persone. Intuizione? Combacia con l’idea di creare un progetto, come il Milan, in cui abbiamo deciso di portare dei giocatori “anziani” come Modric che in realtà è il più giovane di tutti in campo”.Obiettivo per far tornare il Milan al successo? "Sarei un bugiardo a dire “non voglio vincere lo scudetto”. Per vincerlo penso che il percorso più corto sia attraverso tante sfumature, e il progetto tanto radicale, abbiamo portato 19 giocatori e ne abbiamo mandati via 23. Siamo sulla buona strada, ho questo desiderio di vincere qualche trofeo importante con questo club glorioso. Siamo in linea? Dobbiamo essere umili. A stare con Ibrahimovic ti diverti sempre”.
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