Il centrocampista della Roma Lorenzo Pellegrini ha parlato in un'intervista esclusiva rilasciata per Il Romanista, raccontando il suo rapporto con la piazza e con gli ultimi tecnici."Io non sarò mai Totti, non sarò mai De Rossi. Sono Pellegrini: non darò mai anche solo l’1% in meno fino a quando sarò qui". Lorenzo Pellegrini parla e si sente ancora il capitano della Roma, nonostante la fascia non sia più sul suo braccio. Il numero 7 giallorosso vuole dimostrare ancora di essere leader, e di poter aiutare la squadra di Gasperini a raggiungere gli obiettivi stagionali, nonostante un futuro in bilico, e una scadenza del contratto sempre più imminente.
Dopo aver vissuto un'estate da partente, messo alla porta dal direttore sportivo Massara, Pellegrini si è ripreso pian piano la Roma, a partire dal decisivo gol nel derby, il 4° per lui contro la Lazio. Esprime questo e molto altro il centrocampista giallorosso nell'intervista rilasciata a Il Romanista. Pellegrini sottolinea la bravura di Gasperini, e di come la squadra si stia abituando alle idee del gioco del tecnico; arrivano parole di stima anche per i precedenti tecnici della Roma, da De Rossi a Mourinho. Di seguito le dichiarazioni complete.
Roma, le parole di Pellegrini
Ultima gara contro il Milan."È successo quello che è successo. Però ci sono tanti spunti positivi da prendere nella partita di Milano. Io sto qua da dieci anni, poche volte ho visto la Roma giocare così a San Siro e secondo me siamo sulla strada giusta. Poi è normale, bisogna dare il tempo giusto alle cose, per poter apprendere ciò che ci chiede il mister. Io sono convinto che questa sia la strada giusta".
State assimilato il gioco di Gasperini? Vi ci state trovando?
"Secondo me sì. Le difficoltà tattiche dipendono anche dagli altri. Come col Lille: abbiamo perso e fatto fatica, inizialmente, dato che loro avevano uno dei giocatori tra le linee e bisognava andare a prenderlo diversamente da come avevamo preparato. Poi si lavora su quella che è la preparazione della partita. Per quanto ci riguarda, sempre in corrispondenza degli avversari. A volte, non accade ciò che ci si aspetta e serve qualche minuto per capire bene che cosa sta accadendo. Ma siamo sempre riusciti a rimettere la partita sui binari giusti. Anche a Milano, contro un Milan che si chiude bene, riparte e ha una squadra di livello, ci siamo messi lì e abbiamo giocato".La Roma può giocarsela con le big? Vedi una favorita in Serie A."Secondo me c’è distanza tra il Napoli e le altre. Gli azzurri vengono da un anno in cui hanno vinto, in cui si sono fatte determinate cose che stanno continuando a fare. Poi viene l’Inter, semplicemente per i giocatori, per la loro qualità e la loro esperienza. E da quello che si nota, si vede che il gruppo segue tanto Chivu, lo rispetta e ci crede. I giocatori sono importanti. Dopo arriva il Milan, che ha una squadra forte. Noi, più che guardare quanto siamo o non siamo distanti da loro, dobbiamo guardare noi stessi e basta. Ci sono cose in cui possiamo migliorare e se si migliorano quei punti, ci si può divertire. Fare le cose giuste. In questo inizio, tante volte abbiamo vinto con un però. “Però qui, però lì, però 1-0...”. Quando aggiusteremo questi però, sarà un po’ più chiaro il tutto".
Su Gasperini.
GIAN PIERO GASPERINI PENSIEROSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
"Ci fa lavorare, cerca di farci entrare anche a livello mentale nel suo modo di vedere il calcio. Per questo dico che siamo sulla strada giusta: è passato poco tempo, ma già si notano tante cose diverse da quelle di prima. Anche le richieste lo sono. Personalmente, penso che il mister sia un allenatore da campo, che si concentra su quello e che vuole far migliorare i giocatori lì. Alla fine, tutto il resto non che sia superfluo, ma ciò che c’è fuori è una conseguenza di quello che si fa sul campo. Quindi è giusto concentrarsi su quello. Gasperini però richiede un certo tipo di pressing, che vuole recuperare palla in fretta, dominare la partita. E recuperare la palla alta. Finalmente vediamo i nostri difensori venire a recuperare la palla alta. Ci abbiamo fatto anche tanti gol. L’anno scorso non succedeva. È un modo di giocare diverso, che se si comprende e lo si fa proprio, diventa bello".
Rapporto con Gasperini dopo che ti ha tolto la fascia?
"Ho sempre detto che la fascia è di chi la porta tutti i giorni. Di chi non viene mai un minuto in ritardo a Trigoria, perché è una questione di rispetto verso se stessi e verso tutti i professionisti che sono qui. Chi ha sempre un atteggiamento propositivo coi compagni. Di chi non si preoccupa solo di se stesso, ma del bene del gruppo. Questo per me è essere un capitano e quello che ho provato sempre a essere. Non solo quando avevo la fascia al braccio, è uguale oggi che non ce l’ho. Secondo me il mister è una persona molto schietta, lo apprezzo tanto per questo. Ci siamo confrontati quando ero ancora infortunato e lavoravo a parte. Una volta rientrato in squadra, mi ha sempre trattato come uno degli altri, senza problemi. Io non so che voci gli fossero arrivate... Né lui, né io siamo persone che hanno bisogno di parlare un’ora tutti i giorni. Però, quando ci si parla, si dicono le cose come stanno".Possibile addio in estate."Ci ho pensato, ovviamente. E più che offerte, ci sono stati interessamenti. Ma comunque quell’infortunio è stato troppo determinante in quel momento. Ancora non mi allenavo con la squadra; ho fatto la prima panchina simbolica a Pisa, dopo essermi allenato una volta con gli altri. In più, sono uno a cui non piacciono le cose fatte all’ultimo: se devo fare una cosa, devo pensarci bene, essere convinto di ciò che faccio. Ora c’è da giocare. Poi, quel che sarà, sarà".
Rapporto con la tifoseria della Roma.
LA CURVA SUD OSANNA CLAUDIO RANIERI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
"Io nella Sud mi riconosco tanto. Se ti devono dimostrare il loro dissenso, te lo mostrano a fine partita. Per una sconfitta o per una prestazione non all’altezza della maglia che indossi. Non per partito preso o per sentito dire. Cose non vere, tra l’altro. Quindi mi riconosco nel loro modo di ragionare, anche nel fatto che se c’è un momento difficile è quello il momento di non disunirsi e restare insieme. Mio padre mi dice sempre che tifava la Roma quando arrivavamo 17esimi o 16esimi... la Roma si tifa a prescindere. Non si discute, si ama".Fischi."È il nostro lavoro. È brutto dire che ci si abitua, ma ci si abitua a essere giudicati, questo sì. Il problema di quei fischi, come un po’ dell’anno scorso, è che io ero più incazzato di loro per quello che era successo. E dopo un po’, essere fischiato per ogni cosa che va male, anche quando non ci si entra nulla... Io non ho problemi a dirlo".Che tipo di leader sei?"Sicuramente non sono uno “stupidino”. Per me la romanità non è essere stupidini o frivoli. Ma venire qui tutti i giorni, dare il 100%. Io non sarò mai Totti, non sarò mai De Rossi. Sono Pellegrini. Non darò mai anche solo l’1% in meno fino a quando sarò qui. Ma non parlo della domenica. Parlo di ciò che accade tutti i giorni qui, a Trigoria".
De Rossi.
"Per me Daniele è e sarà un grande allenatore. Spero che a breve possa tornare in panchina, perché quello che ho visto in lui sul campo - e non parlo di lui fuori dal campo, dato che tutti conoscono il nostro rapporto - lo fa apparire ai miei occhi come un allenatore importante. Forte, preparato. Che studia bene l’avversario e che mette il giocatore nelle condizioni di entrare, la domenica, e sapere tutto ciò che succede. Era facile giocare con lui allenatore".
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