Il Napoli vince il campionato di Serie A per la quarta volta nella sua storia, il secondo negli ultimi tre anni. McTominay e Lukaku fanno esultare Conte.
Doveva essere vittoria, e vittoria è stata. Senza aspettare il verdetto di Como, che pure ha sorriso all'Inter. Forse, in una certa misura, Inzaghi se lo aspettava pure. Undici imbottito di riserve. Fresh legs, come direbbero oltremanica, che pure il loro lo hanno fatto. 2-0 netto a Fabregas, ma non basta: perché sempre dall'Inghilterra sono arrivati i mattatori del Napoli.
Serie A, il Napoli lo ha rifatto: battuto lo strapotere del Nord
E' lo scudetto di Conte. Non solo perché il Napoli (decimo lo scorso anno, dopo una triplice gestione tecnica disastrosa) è la squadra più migliorata in termini aritmetici. E' lo scudetto di Conte perché la squadra gli assomiglia, è stata plasmata a sua immagine e somiglianza. Proprio gli uomini fortemente voluti dal tecnico leccese, ovvero McTominay e Lukaku, mandano in estasi il popolo azzurro per la seconda volta negli ultimi tre anni. Le intuizioni di Conte - il belga da pivot offensivo, meno sublimatore di azioni e più catalizzatore di gioco e palloni, lo scozzese da "centravanti ombra" - sono decisive nella serata topica.
La rovesciata dell'uomo di Scozia, che ricalca misticamente l'acrobazia di Higuain in un'altra deadline di campionato qualche anno fa, e lo strapotere fisico di Big Rom esemplificano la bontà del lavoro svolto dallo staff tecnico. I due ex fanno tanto male all'Inter, che rimpiange l'ingenuità di Bisseck contro la Lazio e il clamoroso gol fallito a porta vuota da Arnautovic (proprio contro i biancocelesti) nei minuti di recupero. A Inzaghi rimane il sogno di una proibitiva finale di Champions League per rendere storica una stagione (comunque vada) memorabile, ma avrà anche il prossimo anno. Conte, probabilmente, no.
Il sergente di ferro arriva, disfa, vince, fa la storia e va via. Fa sempre così, ma lo amano anche per quello. Conte non costruisce quasi mai, ma cava quanto più sangue possibile dalle rape finché può. Pregi e difetti del suo lavoro, probabilmente lo sa anche lui e per questo le sue esperienze in panchina raramente superano il biennio. La Juventus, agli albori della sua carriera, è l'eccezione che conferma la regala. E proprio a (Ma)dama potrebbe ritornare, per chiudere laddove tutto è cominciato.
L’URLO DI ANTONIO CONTE E L’URLO DI SIMONE INZAGHI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
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