Cesena, Berti: "Sono stato vicino al Milan, ma..."

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Cesena, Berti: "Sono stato vicino al Milan, ma..."
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Il giovane centrocampista del Cesena si è raccontato in una lunga intervista, soffermandosi sulle esperienze nelle giovanili in A. Leggi con noi le parole di Berti. Tommaso Berti ha rilasciato una lunga intervista, ripercorrendo le tappe della sua carriera e svelando una trattativa sfumata. Oggi, però, il giovane centrocampista è concentrato solo sul Cesena e sul sogno di portarlo in Serie A. Milan, Tommaso Berti, Foto Facebook

Le parole di Berti

La promozione in B. "Per me è un orgoglio giocare con questa maglia, da tifoso l'ho seguito in ogni categoria. Non so quante volte da piccolo l'ho sognato e immaginato. Probabilmente non ho realizzato bene cosa ho fatto. Quando giro per strada e vedo tanti tifosi che mi ringraziano mi riempie d'orgoglio". Prima volta allo stadio? "Avevo 5 anni, ero con mio padre. Ma poco dopo mi riportò subito a casa perché si era spaventato per lo scoppio di un petardo. Da più grande sono sempre andato a vedere la squadra e non ho mai smesso, abbonato ogni anno". "Romagna mia" allo stadio. "Quando l'abbiamo cantata dopo la promozione avevo i brividi, la pelle d'oca. Io la conosco da quando sono bambino, nello spogliatoio la insegno ai nuovi". Il fallo di Caldara. "Me l'hanno detto tutti, la mia famiglia si è spaventata. Ma io avevo capito subito di non avere nulla di rotto, è stata più la paura che il dolore: in due settimane ho recuperato e ora mi sento al 100%". Le scuse di Caldara. "Sì, mi ha mandato un messaggio spiegandomi che non l'aveva fatto apposta; ma l'avevo capito subito. Si è scusato, era dispiaciuto; lui ha giocato qui, e chi l'ha conosciuto mi ha parlato di un bravo ragazzo". Chi è il compagno che ti impressiona di più? "Simone Bastoni ha una marcia in più, tecnicamente è tanta roba; avendo molta esperienza aiuta noi giovani. Poi c'è Cristian Shpendi, lo conosco da quando eravamo insieme nelle giovanili ma ogni anno mi sorprende sempre di più: è un attaccante fortissimo, può crescere ancora tanto. E in allenamento fa sempre gol".

Chi è Berti?

Un giovane atipico. "Penso di essere un ragazzo tranquillo, magari mi vedono così perché non posto molto sui social, ascolto musica un po' più alternativa e mi piace molto il ciclismo. I miei compagni, scherzando, mi dicono che sembro un 40/50enne". La musica. "Principalmente italiana e indie. Mi piacciono Calcutta e Ultimo". La passione per il ciclismo. "Nasce grazie a mio nonno, col quale guardavo sempre il Tour de France in tv. Sette anni fa ho preso una mountain bike e giravo per le colline romagnole, ora d'estate ogni tanto mi faccio qualche giro con una bici da corsa. E quando posso vado in montagna a vedere il Tour de France. Quando racconto ai miei compagni che in estate esco in bicicletta mi prendono per pazzo". L'andare in bici. "No, cerco di non bruciare troppo perché devo mettere su un po' di chili; ma quando riesco mi piace staccare un po' dal calcio e farmi qualche giro con la mia bici".

Le tappe della sua carriera

Il trasferimento al Milan saltato all'ultimo. "Mancavano pochi giorni alla fine del mercato, sapevo di quest'interesse del Milan ma avevo qualche dubbio perché ero molto giovane. Lì per lì non avevo realizzato bene che a 17 anni mi aveva cercato una squadra così importante, anche se per la Primavera. Io ero poco convinto perché avevo fatto solo una decina di partite in Serie C, ma comunque il trasferimento non si è concretizzato perché non c'era più tempo". L'esperienza a Firenze. "Credo abbia funzionato quasi tutto: ho segnato nella finale di Supercoppa vinta, in campionato ho fatto 7 gol come mai successo in carriera, siamo andati in finale di Coppa Italia e abbiamo perso lo scudetto contro il Lecce al 121'. Io penso di aver fatto una buona stagione, poi chiaramente le scelte le fanno altri". Sull'esperienza con Aquilani. "E' stato bravo a farmi capire che lui aveva uno schema di gioco che io non avevo mai visto: si ispirava molto a De Zerbi, e questo mi ha aiutato a migliorare sia tecnicamente che tatticamente". Su Italiano. "Mi sono allenato molte volte in prima squadra, ogni tanto faceva qualche battutina. Io sapevo che sarei andato in Primavera e non avevo grandi aspettative, anche se conoscendo la realtà Fiorentina non sarebbe stato così assurdo debuttare in Serie A".
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