Serie A
Como, Fabregas: “È solo l’inizio, sta facendo bene, ma il Parma è la squadra più difficile da analizzare.”
Il Como di Cesc Fàbregas sfida il Parma al Tardini per l’ottava giornata di Serie A: il tecnico spagnolo parla in conferenza stampa a due giorni dal match.
Sabato alle ore 15:00, sul campo del Tardini, il Como di Cesc Fàbregas affronterà il Parma, in quello che sarà il prossimo scontro valido per l’ottava giornata della Serie A 2025/2026.
Il tecnico spagnolo, direttamente dalla sala stampa del centro sportivo di Mozzate, si è presentato alla consueta conferenza stampa pre-partita, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Ecco le sue parole:
Il punto sugli infortunati. Dossena e Sergi Roberto.
“Tutti e due fuori, Jesus Rodriguez ultima partita fuori, poi ci saremo tutti. Addai penso lo lascerò a casa per la partita… ci penserò su, visti gli impegni ravvicinati. Voglio tutti pronti e disponibili. Dobbiamo fare attenzione, alcuni giocatori per la prima volta giocano da professionisti e dobbiamo fare attenzione. Diao e Kuhn possono già giocare dopo vediamo. Kempf e Ramon stanno bene, Carlos si è ripreso. Si era fatto male due giorni prima della Juve con Butez ma stanno tutti bene”.
Miglioramento difensivo. Numeri migliori, solo 5 gol presi. Quanto ti piace questo aspetto?
“Prima ogni volta che ti calciavano in porta era gol. lo però lavoro tanto sulla fase difensiva, per concetti, atteggiamento, concetto e attitudine. Mi piace molto lavorare, dal minuto uno con la Primavera fino ad oggi. Poi abbiamo migliorato, adesso abbiamo uno stile di difesa diverso, siamo più alti, dopo lo spazio è dall’altra parte. Lavoriamo molto tatticamente, individualmente, siamo cresciuti. Sono arrivati giocatori come Diego Carlos e Ramon che ti danno livello difensivo superiore, Kempf sta in un momento di forma molto molto buono. Alex Valle porta fisicità, Smolcic e Posch stanno crescendo”.
Squadra costruita molto sugli esterni, il modulo non è cambiato. A un certo punto hai pensato di cambiarlo con la Juve o se pensi che la squadra anche senza può essere efficace?
“L’obiettivo è la seconda opzione. Però quando giochi con Addai e Jesus Rodriguez c’è tanto uno contro uno, altrimenti c’è più combinazione, cross, movimento, giocare con i piedi e con la profondità. Poi dall’altra parte costruisci le giocate per fare male all’altra squadra. Con la Juve giocando in quel modo potevamo farle male, arrivavamo con Vojvoda e Moreno con dei cross per far loro male. Ci sono momenti dove non c’è scelta. Però poi di là c’è anche l’avversario e bisogna saper vedere dov’è il punto debole”.
Dall’alto come si vedono le partite? O meglio il bordo campo?
“Ci sono due pensieri: si vede molto meglio e si analizza molto meglio. Si può comunicare subito certe dinamiche, come ti stanno saltando, se ti pressano o meno così le puoi gestire.
Mi è piaciuto. Però sento che siamo molto giovani e serve molta energia. Dani (Guindos, ndr) ha fatto un lavoro incredibile a livello energetico, i ragazzi hanno rispettato quello che diceva.
La squadra ha bisogno di me, molto attaccato a loro. L’ho vissuto comunque in modo positivo.
Cuesta lo conosci? Cosa pensi del Parma, che sta cambiando tanti moduli?
“Carlos l’ho conosciuto quando due anni fa ho fatto il UEFA A a Londra. La prima sosta di quest’anno abbiamo parlato due ore, lui voleva sapere la mia opinione sul calcio italiano, mi è piaciuto conoscerlo. Mi è piaciuta l’esperienza dell’anno scorso, quanto vissuto. È un ragazzo molto giovane, con tanta esperienza, ha fatto una semifinale di Champions League, con Arteta che è uno degli allenatori migliori del mondo. Molto curioso lui. È solo l’inizio, sta facendo bene, ma il Parma è la squadra più difficile da analizzare. Con Torino e Lecce han fatto cose diverse, anche in fase difensiva. Però con coraggio”.
Smolcic e Moreno hanno impressionato con la Juve?
“La squadra è competitiva, sta crescendo. Smolcic per me è importante, non esistono tanti giocatori così. Sono piccoli soldati, se va contro il muro e non lo rompe, ci riprova la seconda volta. È un piacere lavorare con questi ragazzi. Ha preso il giallo al minuto 22 contro il giocatore più forte della Juve, ma abbiamo finito molto bene il primo tempo e lo abbiamo lasciato 15 minuti nel secondo tempo, lo ha gestito con esperienza. Alcune volte quando giochi con le grandi, che fanno tanto uno contro uno… tutti sono cresciuti comunque. E stiamo crescendo ancora. Aggiungendo 3-4 piccole cose sono convinto che questa squadra sarà molto molto forte. Deve essere la nostra visione”.
Si sente il leader carismatico della squadra? Perché quando si trova in panchina si vede chiaramente come i giocatori lo seguono.
“Il mio obiettivo sarebbe quello. lo sono il massimo responsabile, provo sempre ad essere sempre molto vicino alla squadra. Quando devo preparare la squadra, faccio vedere solo due azioni del Parma per preparare la sfida. Quando siamo arrivati qua in Serie B il Como non vinceva con Koné, così come senza Diao. I giocatori sono di mente aperta, ascoltano, giocano con testa libera. Se sbagliano no problem. C’è fiducia. Siamo dentro questa bolla.
Sappiamo tutti quello che dobbiamo fare, loro devono sentirsi liberi. Però mi incazzo se non facciamo per primi gol e non facciamo le cose bene. Se fanno le cose giuste per vincere si crea quell’impatto. Chi gioca se lo deve guadagnare, me lo devono dimostrare in campo quando giocano nei minuti che hanno. Cos’è essere vincente? Non mi piace il vincente fake.
Se va male, voglio vedere il tuo atteggiamento, cosa mi dimostri e che tu provi ad essere meglio del tuo compagno. Tutto questo è studio del calcio, io voglio che siano giocatori-
allenatori. Voglio che tutti si sentano di poter entrare”.
Avevi detto che portare in panchina Diao era stato un errore.
“Può giocare perché si è allenato tutta la settimana. È stata una cosa forzata. Con la Juve non c’era Addai, ho pensato di avere qualcosa in più, anche solo 5-8 minuti Diao. Ho parlato con lui e il medico, non erano molto contenti. Però ci sono alcuni momenti in cui dover rischiare. Giocare dall’inizio? Ci stiamo pensando. È un giocatore forte. Se sta bene? Non
dico di no”.
E Kuhn?
“Sta meglio. A livello fisico si è allenato di più. Però penso al Parma. Vediamo fisicamente come sta la squadra. Addai tornerà mercoledi”.
Parliamo di Perth per Milan-Como. C’è stato un cortocircuito tra il suo pensiero e quello del ds Ludi?
“Non è confermato ancora. È possibile che non si faccia. lo ho detto 3 settimane fa quello che ho detto, lo confermo personalmente. Poi però sono un lavoratore di una società, non vado contro i nostri tifosi e la mia società, però ho la mia opinione personale. Vero che la gente è la cosa più importante. Chi non dorme per andare a Lecce, usano il loro stipendio per andare in trasferta. Poi quello che hanno fatto in Spagna, tutti i capitano hanno mandato un messaggio forte. Non è la prima volta che succedono cose così. Si manda un messaggio forte e chiaro. Poi la società ha fatto un comunicato”.
Dentro in squadra hai giocatori di varia nazionalità. In che lingua parla?
“Con loro da 2-3 mesi parlo in inglese, ho parlato sempre in italiano. È un po’ speciale questo, collettivamente parlo in inglese ma poi alle volte parlo in italiano o in francese. lo sono dinamico, parlo come mi sento e loro capiscono tutto l’italiano. Anche lo spagnolo lo parlano. Normalmente qua tutti parlano in inglese. lo devo avere la forma più veloce per per farmi capire dai giocatori. Dopo sento Conte che dice, non si lamenta… ma 9 testa nuove in spogliatoio. È vero. La Lazio non ha potuto prendere i giocatori invece. Non è bello. Tutti questi cambiamenti sono difficili, e questo non viene valorizzato. Addai è la prima volta che esce di casa. Tutte dinamiche molto difficili. Non è facile, però devi gestirlo al meglio possibile”
Nel discorso fatto a fine partita con la Juve in campo… quando dici di correre 10-20-30 minuti.
“La gente che è entrata dalla panchina. Se uno entra incazzato può farti perdere la partita, oppure fartela vincere”
Pronto psicologicamente al fatto che sabato potrebbe arrivare un gol da Cutrone?
“Proviamo a non prenderlo. Patrick è forte. Sta giocando sempre, lo vedo, lo seguo. Poi lo sappiamo, ci sono giocatori che vanno in contropiede, lui in area è molto intuitivo, come mette il corpo per attaccare palla. Sta giocando un po’ esterno, lo ha fatto anche qui prima di andare via e si incazzava (ride, ndr). lo lo sento ancora come mio giocatore, in bocca al lupo ma non per sabato. Lo conosciamo e proveremo a non fargli fare la partita”.

NICO PAZ SORRIDENTE PUNTA IL DITO IN ALTO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Serie A
Bologna, da Tedesco in bilico a Palladino: scelto il nuovo corso
Un punto in quattro giornate ha portato al cambio in panchina. Il nuovo tecnico firmerà fino al 2028, ma il suo nome era nei piani di Sartori già da tempo.

DOMENICO TEDESCO, ALLENATORE DEL BOLOGNA FC, DELUSO DOPO UN CARTELLINO ROSSO (FOTO DI FABIO PATAMIA/GETTY IMAGES)
Le ore di riflessione a Casteldebole hanno portato alla svolta: dopo un punto raccolto nelle prime quattro giornate, il Bologna ha deciso di cambiare guida tecnica e ripartire da Raffaele Palladino al posto di Domenico Tedesco. Una scelta maturata rapidamente nelle ultime ore, ma non improvvisata, perché Palladino era da tempo uno dei principali obiettivi di Giovanni Sartori.
Il quadro è cambiato nel giro di ventiquattro ore. Il 15 settembre Tedesco aveva incontrato i vertici rossoblù per analizzare l’avvio senza vittorie; oggi il club ha scelto una nuova direzione affidandosi a un allenatore già seguito in passato dalla propria area tecnica.
Un punto in quattro giornate cambia lo scenario
I numeri spiegano la svolta. Dopo quattro turni il Bologna è 16° con un punto, senza vittorie e con appena due gol segnati.
I rossoblù hanno perso 1-0 contro Lazio, Atalanta e Napoli, raccogliendo l’unico punto nel 2-2 con il Sassuolo. Proprio contro i neroverdi sono arrivate le sole reti stagionali, firmate da Roberto Piccoli e Artem Dovbyk.
Il cambio arriva inoltre appena dodici giorni dopo le parole dell’amministratore delegato Claudio Fenucci. Il 4 settembre, parlando del nuovo corso, aveva spiegato: «Abbiamo un allenatore nuovo che dovrà avere il tempo di lavorare, come lo ebbero Thiago Motta e Italiano: e lo avrà».
Tedesco era arrivato soltanto il 2 giugno 2026, firmando fino al 2028 con opzione per un’altra stagione. L’avvio da un punto in quattro partite ha però cambiato rapidamente lo scenario costruito durante l’estate.
Palladino, la scelta del Bologna non nasce oggi
Se la decisione su Tedesco è maturata nelle ultime ore, il nome di Palladino ha radici molto più lontane.
Sartori aveva già individuato nell’ex tecnico di Monza e Fiorentina un profilo adatto al Bologna due anni fa, nel momento della ricerca del successore di Thiago Motta. Il suo nome è tornato poi nelle valutazioni della dirigenza anche durante l’ultima estate.
Il club ha quindi cambiato allenatore in poche ore, ma non ha scelto il sostituto in poche ore. Palladino era un obiettivo già conosciuto e studiato da Sartori, circostanza che ha permesso ai rossoblù di accelerare una volta presa la decisione di interrompere il percorso con Tedesco.
Nelle valutazioni per la panchina c’era anche Igor Tudor, considerato il piano alternativo. La priorità di Sartori è rimasta però Palladino, fino all’intesa raggiunta per aprire il nuovo ciclo.
Bologna-Palladino, 2 milioni a stagione e contratto fino al 2028
Anche la struttura dell’accordo chiarisce la prospettiva scelta dal club. Palladino guadagnerà 2 milioni di euro a stagione e firmerà un contratto fino al 2028, con un’opzione per prolungare il rapporto fino al 2029.
La clausola è legata ai risultati: l’opzione per il 2029 scatterà in caso di qualificazione del Bologna alle competizioni europee.
Non si tratta quindi di una soluzione pensata soltanto per gestire l’attuale momento di difficoltà. La durata dell’accordo lega il tecnico a un progetto pluriennale, con l’Europa inserita direttamente tra le condizioni che possono prolungare il rapporto.
Prima di iniziare la nuova esperienza, Palladino ha definito anche la separazione dal precedente contratto con l’Atalanta.
Dal progetto Tedesco al primo esame di Palladino
Il calendario non concede molto tempo al nuovo allenatore. Il prossimo appuntamento è Bologna-Torino, in programma sabato 19 settembre alle 15 al Dall’Ara.
Palladino prende una squadra ancora senza vittorie, con un punto e due reti segnate dopo quattro giornate. Il suo primo compito sarà quindi interrompere subito un avvio che ha convinto il club a cambiare una scelta compiuta appena tre mesi fa.
Ieri a Casteldebole il futuro di Tedesco era ancora al centro delle valutazioni. Oggi la risposta è arrivata: il Bologna riparte da Palladino, il tecnico che Sartori aveva già cercato in passato e sul quale ha deciso di costruire il nuovo corso.
Serie A
Bologna, Tedesco in bilico: le ore che cambiano lo scenario a Casteldebole
Il futuro di Domenico Tedesco sulla panchina del Bologna si è complicato nel giro di poche ore: alla fiducia filtrata in mattinata è seguita, nel pomeriggio, una serie di valutazioni interne sulla sua posizione. Nessun esonero, però, è stato ufficializzato.

DOMENICO TEDESCO, CT DEL BELGIO, DURANTE LA PARTITA DI UEFA NATIONS LEAGUE TRA ITALIA E BELGIO (FOTO DI EMMANUELE CIANCAGLINI/GETTY IMAGES)
Bologna-Tedesco, cosa cambia nel giro di poche ore
La mattinata del 15 settembre si è aperta con il confronto previsto a Casteldebole tra il tecnico e i vertici rossoblù. Sul tavolo l’avvio negativo in campionato e, soprattutto, la prestazione offerta nella sconfitta contro il Napoli.
Le prime indiscrezioni descrivevano ancora una società intenzionata ad analizzare la crisi insieme al proprio allenatore, senza mettere subito in discussione la panchina. Nel corso del pomeriggio, tuttavia, lo scenario è diventato più delicato: sarebbero emerse valutazioni sulla posizione di Tedesco all’interno del club.
Il condizionale resta d’obbligo su questo punto. Il tecnico non è stato esonerato e, al momento della pubblicazione, non esiste un comunicato ufficiale del Bologna che annunci una separazione.
Un punto in quattro giornate: i numeri della crisi rossoblù
A spiegare l’aumento della pressione è soprattutto la classifica. Dopo quattro giornate di Serie A 2026/27, il Bologna occupa il 16° posto con un punto, senza vittorie e con appena 2 gol segnati.
Il percorso è netto: 0-1 contro la Lazio, 0-1 con l’Atalanta, 2-2 contro il Sassuolo e 0-1 a Napoli. Tre sconfitte di misura, ma anche tre gare chiuse senza segnare.
Il dato offensivo resta il più evidente. Le uniche reti rossoblù sono arrivate nel pareggio con il Sassuolo, firmate da Roberto Piccoli e Artem Dovbyk.
Dopo il ko del Maradona, anche il vice allenatore Andrea Tarozzi ha riconosciuto il problema: «Abbiamo creato troppo poco, anche rispetto alle nostre ultime partite».
Le parole di Fenucci, undici giorni prima
Il possibile cambio di scenario pesa ancora di più alla luce di quanto dichiarato dal club a inizio settembre. Il 4 settembre l’amministratore delegato Claudio Fenucci aveva definito la stagione un anno di ricostruzione, indicando la top 10 come possibile traguardo e chiedendo pazienza per il nuovo corso.
Sul tecnico, in particolare, era stato chiaro: «Abbiamo un allenatore nuovo che dovrà avere il tempo di lavorare, come lo ebbero Thiago Motta e Italiano: e lo avrà». Tedesco, del resto, è arrivato a Bologna soltanto il 2 giugno 2026, con un contratto fino al 30 giugno 2028 e opzione per un’ulteriore stagione.
Un eventuale cambio dopo quattro giornate rappresenterebbe quindi una svolta molto anticipata rispetto al progetto impostato appena tre mesi fa.
Il Torino sullo sfondo, ma prima la scelta su Tedesco
Il prossimo impegno di campionato sarà Bologna-Torino, sabato 19 settembre alle 15 al Dall’Ara. Tedesco, sulla carta, deve ancora scontare la seconda delle due giornate di squalifica ricevute dopo l’espulsione contro il Sassuolo, sanzione accompagnata da un’ammenda di 5.000 euro.
Dopo quanto emerso il 15 settembre, però, il primo interrogativo non riguarda più soltanto la sua presenza fisica in panchina contro i granata. Il Bologna deve prima decidere se proseguire con l’allenatore a cui, undici giorni fa, aveva pubblicamente promesso tempo, oppure cambiare strada dopo un avvio da un punto in quattro giornate.
La posizione di Tedesco è ormai un tema concreto in casa rossoblù. L’esonero, invece, resta al momento un’ipotesi e non un fatto ufficiale.
Serie A
Como-Parma, le probabili: Kean dal 1′ dopo la Champions
Le probabili formazioni di Como-Parma. Fabregas applica il turnover con Kean e Rodriguez, Cuesta conferma la difesa a tre.

LA GRINTA DI CARLOS CUESTA CHE PUNTA IL DITO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Turnover Como, Fabregas ruota gli uomini dopo l’Europa
Archiviata la storiche e dispendiosa serata di Champions League, il Como si rituffa nel campionato con la necessità di gestire le energie psicofisiche dell’organico. Cesc Fabregas ha predisposto una serie di avvicendamenti in tutti i reparti per affrontare il Parma. In difesa, davanti all’estremo difensore Butez, Kempf si candida a far rifiatare Chalobah al fianco di Ramon, mentre le corsie esterne vedranno il probabile debutto dal primo minuto del giovane Kaiki a sinistra e l’impiego di Smolcic a destra.
In mediana si ricompone la cerniera composta da Perrone e Da Cunha per garantire equilibrio. Sulla trequarti, a supporto della punta centrale Moise Kean, agira il tridente formato da Jesus Rodriguez al posto di Diao, Nico Paz al centro e la conferma dell’ispirato Baturina sulla fascia sinistra.
Le scelte del Parma, Cuesta insiste sulla difesa a tre
Sul fronte opposto, il tecnico del Parma Carlos Cuesta appare orientato a proseguire con il modulo tattico a tre difensori. A protezione del portiere Corvi agirà la linea composta da Troilo al centro, affiancato da Delprato sul centro-destra e da Diego Carlos sul centro-sinistra, con quest’ultimo in vantaggio nel ballottaggio con Valenti.
La linea di centrocampo vedrà Britschgi e Valeri presidiare le corsie esterne, mentre la regia sarà affidata all’alternanza tra Keita e Ordonez, con Fabbian a garantire gli inserimenti offensivi. In attacco restano aperti i dubbi principali. Lo staff emiliano valuta l’impiego del tandem formato da Romero e Toure, pur mantenendo viva l’ipotesi di confermare dal primo minuto l’ottimo stato di forma di Lontani.
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