Milan-Rangnick, la trattativa rallenta ma non sfuma
La panchina e il futuro societario del Milan restano un rebus tutto da decifrare. Nelle ultime ore, la trattativa per portare Ralf Rangnick in rossonero ha subìto un lieve ma significativo rallentamento, pur non essendosi interrotta del tutto. Non si tratta di una mancanza di entusiasmo da parte del tecnico tedesco. L'attuale commissario tecnico della Nazionale austriaca ha infatti ribadito a più riprese il suo forte gradimento e la felicità all'idea di iniziare una nuova e stimolante avventura nel calcio italiano alla guida del Diavolo.
A bloccare momentaneamente l'affare sono subentrate alcune frizioni strategiche e strutturali che stanno costringendo le parti a una profonda fase di riflessione, allontanando lo spettro di una chiusura lampo che sembrava ormai a un passo.
La richiesta di pieni poteri e il fattore tempo
Il primo grande elemento di perplessità per Rangnick è legato alle tempistiche burocratiche e operative della dirigenza di via Aldo Rossi. L'incontro conoscitivo avvenuto nei giorni scorsi con il numero uno di RedBird, Gerry Cardinale, era andato molto bene e aveva gettato basi solide, ma il tecnico tedesco ha avanzato richieste rigidissime per quanto riguarda la governance sportiva.
Rangnick, fedele alla sua filosofia manageriale, esige ampie garanzie e soprattutto il totale margine d'azione con pieni poteri,sul modello dei manager inglesi, unendo la gestione di campo a quella dello scouting e del mercato. Questa pretesa di controllo assoluto ha fatto frenare il patron statunitense, non del tutto convinto, almeno in questa fase iniziale del progetto, di stravolgere l'attuale organigramma societario per consegnare le chiavi del club a un unico uomo.
L'ostacolo Ibrahimovic e la solidità del progetto RedBird
A rendere ancora più tesi i dialoghi ci sono valutazioni di natura ambientale e interna. Rangnick guarda con forte sospetto e perplessità alla figura di Zlatan Ibrahimovic. Il totem svedese, oggi consigliere strategico della proprietà, ha storicamente manifestato una forte ostilità filosofica verso i metodi e l'idea di calcio del "Professore" tedesco, e la convivenza forzata tra due personalità così ingombranti rischia di trasformarsi in una polveriera.
Sullo sfondo, infine, rimangono i dubbi dello stesso allenatore sulla reale solidità del progetto tecnico ed economico della società. Da quanto filtrato dall'entourage di Rangnick, la struttura del Milan vista dall'interno non sembrerebbe così granitica e definita come appare all'esterno. Le prossime ore saranno fondamentali per capire se Cardinale deciderà di assecondare le richieste del tedesco o se la trattativa sarà destinata a un definitivo naufragio.







