La Juventus evita lo shampoo grazie a Gatti e Di Gregorio. Al Real Madrid basta un tap-in di Bellingham per centrare la terza vittoria consecutiva in Champions League.
Tutto considerato, poteva andare molto peggio. Date le premesse (differenza abissale di valore tecnico fra le due squadre e momento di forma diametralmente opposto), ci si aspettava un passivo molto più ampio fra
Real Madrid e
Juventus.
Real Madrid-Juventus 1-0, il recap del match
Passivo che, beninteso, se si fosse effettivamente verificato nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo. La squadra di
Xabi Alonso le occasioni per infliggere a quella di
Tudor un punteggio tennistico le ha avute, ma l'imprecisione dei
Blancos e la serata di grazia della coppia
Di Gregorio-Gatti hanno evitato a
Madama uno shampoo da tramandare alle future generazioni.
Qualcuno potrebbe addirittura abbozzare un giudizio parzialmente positivo sulla prestazione della Signora. Il ché sarebbe paradossale, da un punto di vista statistico. Il Real ha fatto registrare un xG di 2,81 contro i soli 0,59 dei bianconeri, ha tirato 28 volte in porta (contro i 13 tentativi della Juve) di cui 10 in porta (contro 4). Le reazioni, quasi soddisfatte,
al fischio finale per il passivo minimo sono l'esemplificazione del momento che sta vivendo la squadra piemontese.
Uscire dal
Santiago Bernabeu con una sola rete al passivo, peraltro dopo aver tenuto anche discretamente bene il campo per i primi sessanta minuti,
è quasi una vittoria, date le recenti prestazioni. Al momento del gol del vantaggio di
Bellingham (59', tap-in sotto misura dopo che
Vinicius aveva centrato la base del palo con uno strepitoso assolo in mezzo a tre difensori bianconeri), gli xG dei padroni recitavano già 1,42 e i tentativi verso lo specchio del portiere ex
Monza erano già 20.
Nonostante l'indiscutibile superiorità territoriale dei madrileni e la sensazione che, prima o poi, gli spagnoli avrebbero trovato il modo di sbloccarla, la Juventus (per quello che le era concesso fare) non stava neppure sfigurando. Una grande occasione per parte: nel primo tempo (40') uno strepitoso Di Gregorio riesce a chiudere lo specchio della porta a
Mbappe, splendidamente liberato al tiro dall'ex
Milan Brahim Diaz. Nel secondo tempo la replica bianconera, affidata alla verticalizzazione di
Kelly (pallone recuperato nella propria area di rigore, dopo un banale errore in disimpegno degli iberici) per
Vlahovic.
La difesa spagnola è messa malissimo, l'attaccante serbo (che parte dalla propria metà campo) stravince il duello fisico con un
Militao ancora lungi dalla forma migliore: serve un super
Courtois per alzare sopra la traversa il
coast-to-coast del nativo di Belgrado. La squadra ospite parte bene nella prima frazione e tiene botta sino al sessantesimo, ma si sgretola subito dopo il vantaggio dei padroni di casa. Soltanto un Di Gregorio in stato di grazia (doppio intervento strepitoso, prima su un tentativo a botta sicura di Mbappe e poi sulla ribattuta finita sui piedi di Brahim) e uno stoico Gatti (due salvataggi sulla linea sugli sviluppi di calcio d'angolo, il primo su
Valverde e il secondo sempre su Brahim Diaz) tengono in piedi la Juventus.
Alla Juve il merito (si fa per dire) di restare in partita fino alla fine, provando addirittura il terzo colpo di passamontagna di fila dopo quelli contro
Borussia Dortmund e
Villareal. Il demerito del Real è di non averla chiusa, permettendo ai propri avversari di tirare fuori la testa dall'acqua nel finale e arrivare persino a spaventare il dragone belga. Nel quinto e ultimo minuto di recupero, con un contropiede 4 vs 2 sugli sviluppi di un calcio d'angolo a favore della
Juventus, la squadra di Xabi Alonso avrebbe anche la chance di arrotondare il risultato, avvicinandolo leggermente al reale sviluppo della partita, ma Valverde (stremato dall'ennesima partita di sacrificio) sbaglia
in primis la scelta e
in secundis l'esecuzione dell'appoggio.
Perdere a Madrid era quasi scontato, ma farlo potendosi illudere di averlo fatto "a testa alta" era l'unico placebo possibile dopo la figuraccia di
Como. Certo, se il benchmark è la gara del Sinigaglia (asticella comunque molto bassa) allora di certo la Juventus non ha fatto peggio. Ora però bisogna rialzare la testa a Roma contro la
Lazio, nel posticipo serale della domenica, per evitare di alimentare ulteriori pensieri. A fronte di un ennesimo risultato negativo contro una compagine in crisi mistica come quella biancoceleste, nascondersi dietro un dito (calendario, infortuni
et similia) sarebbe ancor più complicato.
