Lautaro-Carboni, l'Inter esce dal baratro: con il River decisiva per il primato

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Lautaro-Carboni, l'Inter esce dal baratro: con il River decisiva per il primato
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L'Inter, quando era con un piede e mezzo fuori dal Mondiale per Club, ribalta l'Urawa Red Diamonds con le reti di Lautaro Martinez e Valentin Carboni. Il tango argentino della squadra di Chivu è da pazza Inter. Sotto praticamente subito (rete di Watanabe all'11esimo) con l'Urawa Red Diamonds, l'Inter gioca quasi un'intera partita in assedio (sterile) alla porta di Nishikawa. Eppure, quando l'eliminazione sembrava ad un passo, ha trovato la forza di ribaltare il risultato.

Il tango argentino dell'Inter: quasi fuori con l'Urawa, poi forse prima

Le attenuanti per la benamata ci sono tutte. La stanchezza accumulata al termine di una stagione usurante, che ha sfibrato i big nerazzurri nelle gambe ma soprattutto nella testa. Le scorie della batosta di Monaco contro il PSG, nella finale di Champions League, e le tante indisponibilità. Tanti giocatori non al meglio e alcuni non a disposizione, come Thuram-Bisseck per infortunio e Taremi. Rimasto bloccato in Iran a causa della vile aggressione del regime sionista alla Repubblica Islamica, per la quale si attende ancora una presa di posizione pubblica del club lombardo: che sta soprassedendo al fatto che il paese in cui sta giocando il Mondiale per Club finanzi attivamente i bombardamenti israeliani che stanno mettendo a rischio la vita di un proprio tesserato e della sua famiglia. Chivu, per l'occasione, schiera tanti giovani, che fisiologicamente non possono ancora avere lo spessore e l'attitudine per certi palcoscenici. Ma dopotutto, è anche (e direi soprattutto) per questo che l'Inter ha scelto il giovane rumeno come allenatore: che nelle giovanili nerazzurre ha allenato molti dei ragazzi in campo e in panchina oggi. Con umiltà, Chivu non si sta discostando dalle orme del suo predecessore. Inizia la partita con il 3-4-2-1 che Inzaghi aveva provato nel finale di stagione, con Zalewski da sottopunta (come ai tempi della primavera della Roma, prima che Mourinho lo reinventasse esterno a tutta fascia) e Sebastiano Esposito dietro al totem Lautaro Martinez. Principalmente per l'assenza di altri attaccanti di ruolo in organico, se si eccettua l'altro Esposito. Francesco Pio, non al meglio, che entrerà solo nella ripresa. Una scelta quasi disperata alla fine del primo tempo, quando l'Inter è sotto nel punteggio contro la miglior squadra giapponese e rischia di dire prematuramente addio al torneo. L'ex Spezia entra (assieme a Mkhitaryan) per dare maggiore fisicità ai meneghini in avanti, ricomponendo un 3-5-2 classico, ma dimostra di non avere (ancora) il livello per giocare a certi latitudini. L'Inter crea tanto, ma non crea chance clamorose. Ad onor del vero, la migliore occasione per chiudere la partita ce l'hanno proprio i giapponesi: che sprecano una incredibile situazione di 5 vs 2 che avrebbe potuto stendere un cavallo. I nipponici, però, sprecano tutto e meno di dieci minuti dopo l'Inter pareggia i conti (78') con il suo capitano: che corregge in rete, con una perla in acrobazia, un corner dalla sinistra di Barella. Il pari sarebbe un risultato amaro, ma permetterebbe ai nerazzurri di non giocarsi la vita all'ultima con il River Plate: atteso in campo stanotte contro il Monterrey. L'Urawa sembra accontentarsi di uno storico pareggio, ma il forcing, più d'inerzia che di idee, dell'Inter paga nel finale. Valentin Carboni, rientrato in campo per la prima volta dopo il terribile infortunio al ginocchio maturato ad Ottobre contro l'Angers, approfitta di una carambola in area di rigore e in pieno recupero (92') regala tre punti pesantissimi ai suoi. Chivu respira, ma è importante che l'Inter gli conceda il tempo necessario e che ad Appiano Gentile si rendano conto il prima possibile che questo potrebbe essere un anno di transizione. La sensazione è che nell'ambiente nerazzurro si sia drammaticamente sottovalutata l'importanza di Inzaghi nella costruzione di questo progetto. Il piacentino è un fuoriclasse della panchina, ha preso una squadra "normale" e l'ha portata a competere quasi alla pari con le più grandi squadre del mondo. A Milano devono capirlo quanto prima, ma se invece si auto-convinceranno di avere uno squadrone in grado di andare con il pilota automatico a prescindere dal manico rischiano un dolorosissimo fallimento. Inter
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