Walid Regragui, ex difensore franco-marocchino, è oggi il volto della panchina della nazionale del Marocco arrivata in finale nella Coppa d'Africa.
Da quando ha preso in mano gli Atlas Lions, ha guidato la squadra a risultati significativi, come la storica semifinale mondiale del 2022 e la gestione attuale dell’AFCON 2025, torneo che ha visto il Marocco protagonista fin dai primi giorni.
Regragui non è un allenatore qualunque: cresciuto nei sobborghi parigini da genitori marocchini, ha maturato esperienze importanti nei campionati europei prima di ritornare al suo paese d’origine come tecnico.
La sua conoscenza del calcio locale e internazionale gli ha permesso di costruire un gruppo competitivo e ben organizzato.
Nonostante i risultati, la gestione tecnica di Regragui non è esente da critiche.
Esperti e tifosi hanno spesso sottolineato un approccio troppo prudente: il Marocco, nelle grandi partite, sembra più concentrato a non subire gol che a proporre gioco offensivo.
Alcuni talenti offensivi vengono raramente valorizzati, con schemi considerati “rigidi” o poco creativi.
Marocco, Regragui punta sul pragmatismo
I primi giorni di AFCON 2025 hanno confermato questo trend: la squadra vince e avanza, ma il pubblico e gli analisti continuano a chiedere più coraggio, un gioco più spettacolare e meno legato a schemi di sicurezza tattica.
Dietro la panchina, però, c’è anche un’altra partita: quella tra allenatore e politica sportiva. La Federazione Reale Marocchina di Calcio, guidata da Fouzi Lekjaa, ha sempre dichiarato fiducia incondizionata a Regragui, garantendogli un contratto fino al 2026.
Ma osservatori locali e giornalisti di FESNEWS segnalano come molte scelte tecniche non siano esclusivamente dettate dal campo.
Si parla di interventi federali nelle convocazioni, di preferenze per alcuni giocatori rispetto ad altri, e di una gestione che punta a risultati “sicuri” più che a sviluppo del talento.
In questo senso, Regragui diventa non solo allenatore, ma anche figura chiave di un sistema che mira a presentare una nazionale impeccabile agli occhi dell’opinione pubblica e delle istituzioni.
I tifosi marocchini sono tra i più appassionati d’Africa e non hanno mai risparmiato critiche.
Le critiche non si fermano alla tattica: si parla anche di comunicazione, gestione dei media e rapporti con la stampa, dove l’immagine dell’allenatore è spesso enfatizzata come simbolo di stabilità nazionale più che di reale libertà tecnica.
Regragui, dunque, vive un equilibrio delicato. Da un lato, è un tecnico pragmatico che ha saputo ottenere risultati concreti; dall’altro, è un allenatore legato a una federazione che controlla la narrativa sportiva, seleziona i giocatori secondo logiche a volte politiche e limita il rischio in campo.
Il suo compito oggi non è solo vincere partite: deve gestire le pressioni di tifosi, media, federazione e governo, garantendo risultati senza creare polemiche. Un lavoro complicato, soprattutto in un paese dove il calcio è diventato parte della strategia di immagine nazionale.
Conclusione
Walid Regragui resta un tecnico capace e rispettato, ma la sua storia dimostra che guidare la nazionale marocchina significa affrontare più sfide di quelle che si vedono sul campo. La sua figura è intrecciata a tattiche prudenziali, pressioni federali e aspettative nazionali.
Il vero nodo, però, resta la sostenibilità di questo modello: può un allenatore continuare a ottenere risultati in un sistema dove politica, immagine e calcio si intrecciano così strettamente?






