Italia, quanta ipocrisia da Gattuso e Gravina su Israele

DiRedazione·Pubblicato
Italia, quanta ipocrisia da Gattuso e Gravina su Israele
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La partita Italia-Israele si giocherà. Non senza polemiche. Non senza timori per l'ordine pubblico. E non senza indignazione per la mancata presa di posizione. "Ci rifiutiamo di organizzare i Mondiali del 2030 assieme all'Arabia Saudita. Lo abbiamo fatto per problemi internazionali e per la non condivisione di alcuni valori: non si può sempre far finta di niente". Questo era Gabriele Gravina, presidente della FIGC, il 23 Novembre del 2023. Quasi si "vantava", mostrando tronfio il petto, di aver rifiutato di organizzare i campionati del mondo assieme ai sauditi. Dimenticandosi che l'Italia aveva già organizzato (e organizza tutt'ora) edizioni della Supercoppa Italiana in Arabia Saudita. E questo è sempre Gabriele Gravina, il 6 Ottobre del 2025: "Su questo sono stato molto chiaro. Noi riteniamo che la partita con Israele si debba giocare e la giocheremo. C'è una netta distinzione tra il mio ruolo di cittadino, di uomo del mondo che è fortemente indignato per tutto quello che noi stiamo vedendo. Poi c'è una responsabilità politica che non mi compete e c'è una responsabilità sportiva. Io ritengo che lo sport abbia una grande funzione: quella di unire, di aggregare, di rendere tutto condiviso".

Il calcio si schiera con Gaza, manca solo l'Italia

Nel 2023 ci mancava poco che tirasse fuori la famosa "questione morale" (che tutti citano ma senza aver mai letto la leggendaria intervista a Scalfari) di Berlinguer, mentre oggi, evidentemente, il presidente federale ritiene che "si possa far finta niente". Gli ha fatto eco anche il commissario tecnico degli azzurri Gennaro Gattuso, che quantomeno è stato più pragmatico e non ha cercato di trincerarsi una maschera di pirandelliana ipocrisia: "Sicuramente dispiace vedere cosa succede, gente innocente e bambini che muoiono, ma sappiamo anche di dover giocare, altrimenti perderemmo 3-0 a tavolino". Bastava così poco. Intendiamoci, qui nessuno pensava che gli azzurri avrebbero disertato il match. Proprio sulle pagine di questa testata (26 Settembre 2025) scrivevo: "l'Italia non si rifiuterà di scendere in campo contro Israele" poiché "il rischio di non partecipare ai campionati del mondo per il terzo anno di fila per l'opinione pubblica nostrana è molto più pressante di un genocidio". E, beninteso, da un lato è comprensibile, ma almeno una presa di posizione pubblica da parte dei vertici della federazione o dai calciatori stessi sarebbe stato doveroso. Almeno Gattuso qualcosa ha detto. Un banale "dispiace per i bambini e per i civili innocenti" che non condanna le azioni terroristiche del regime di Tel Aviv, ma almeno è qualcosa. Il resto dell'Italia calcistica, invece, è imbalsamata da due anni in un silenzio complice. Esponenti di spicco del mondo del calcio (da Guardiola a Salah, passando per Ziyech ed El Ghazi) hanno fatto sentire la propria voce, nel tentativo di scuotere l'opinione pubblica. Chiedo agli azzurri più rappresentativi di fare altrettanto. Un post sui social; una dichiarazione pubblica; una maglia con un messaggio esplicito o un'esultanza dopo un gol. L'Italia calcistica ve lo chiede, parafrasando i versi di Fabrizio De André comparsi sulle gradinate di Genova: "E se la paura di guardare Gaza vi ha fatto chinare il mento, sarà sempre complicità il vostro infame silenzio". Italia
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