Bologna, la sfuriata di Italiano: "Il claciomercato deve finire"

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Bologna, la sfuriata di Italiano: "Il claciomercato deve finire"
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Italiano denuncia l’assurdità del mercato aperto a campionato iniziato, accusando tutti. Ma rischia di trasformare un problema reale in un alibi.

Italiano critica il calciomercato

Si sa, durante le conferenze stampa se ne dicono di ogni. Ma le parole di Vincenzo Italiano, ct del Bologna, meritano più di una riflessione. Questo quanto ha dichiarato: "Non so chi è che vuole il mercato aperto dopo l’inizio del campionato, è follia pura. Ci sono ragazzi che la mattina della partita stanno al telefono coi procuratori, gente che vuole andare via. Che non ha voglia di giocare. Non esiste, non esiste. Questo mercato va chiuso prima, ci sono mesi e mesi per farlo, è assurdo. E credo che quasi tutti la pensino così. E non è giusto in primis per gli allenatori: mi metterei anche in prima linea a battagliare per questa cosa". La sua sfuriata contro il calciomercato aperto a campionato già iniziato riflette un disagio che non riguarda solo i rossoblù. Ma tutto il sistema. Lamenta calciatori distratti, procuratori onnipresenti, partite preparate con uomini che a poche ore dal fischio d’inizio non sanno nemmeno se vestiranno quella maglia la settimana successiva. E qui Italiano ha ragione: per un allenatore, costruire identità di squadra e chiedere concentrazione totale diventa quasi un paradosso. Eppure, è necessario perchè una squadra giochi all'unisono, impari conoscersi e trovi complicità. Italiano

Un'alibi? O solo una faccia della medaglia?

Al tempo stesso, però, il suo sfogo nasconde una contraddizione. Il mercato è parte integrante del calcio moderno, ed è proprio l’abilità di gestire l’incertezza (tecnica, psicologica e ambientale) che distingue un allenatore di alto livello. Se da un lato è comprensibile chiedere regole più chiare, dall’altro non si può scaricare tutto sul sistema. Fa parte del mestiere trovare soluzioni, responsabilizzare i giocatori e impedire che la frenesia dei procuratori invada lo spogliatoio.

La denuncia di Italiano ha quindi il pregio di alzare il velo su una stortura che tutti vedono ma per cui pochi prendono realmente posizione. Ovvero, il campionato falsato da un mercato che prosegue oltre la prima giornata. Ma c’è anche il rischio che diventi un alibi, soprattutto quando il gioco del Bologna appare ancora acerbo, poco fluido, con difficoltà nell’imporre la propria qualità. Se i rossoblù "non riuscivano a trovare linee di passaggio” contro la Roma di Gasperini, non è solo colpa dei telefoni che squillano. Ma anche di un’identità tattica da costruire e di un gruppo da cementare. O forse della possibilità che l'interesse dei giocatori verta sempre più verso il "vile denaro" che verso la passione dello sport.

In sostanza, Italiano centra un bersaglio quando invoca una riforma delle regole: il mercato va chiuso prima dell’inizio della stagione. Sia per il bene del campionato e che della credibilità stessa della Serie A. Ma allo stesso tempo non li centra tutti. I ct e ds, ma le società tutte, devono poter trasformare le difficoltà esterne in stimolo, e non in alibi. E i giocatori devono mettere passione in quello che fanno, ricordando che è quella che porta avanti una squadra e aiuta a perseguire il risultato. Solo così il suo Bologna potrà crescere davvero. Ma anche tutte le altre sqadre.

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