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Maximo Perrone, la bussola del Como di Fabregas

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perrone

Alla scoperta di Maximo Perrone, mediano argentino e una delle gemme del campionato italiano. Dalla sua crescita dentro e fuori dal campo al rapporto con il suo tecnico Fabregas.

C’è una presenza silenziosa e costante che guida il Como come un orologio svizzero, e il suo nome è Maximo Perrone. Arrivato in prestito dal Manchester City, il centrocampista argentino si è imposto rapidamente come un punto di riferimento per compagni e allenatore. Non solo per la qualità tecnica, ma anche per il modo in cui interpreta il gioco, unendo istinto, intelligenza tattica e capacità di gestione del pallone. “Molto di quello che faccio nasce dall’istinto. Mi piace seguire come si sviluppa la partita, ma ci sono momenti in cui serve ragionare e avere maggiore attenzione. L’istinto è fondamentale, ma va sempre combinato con il controllo”, racconta Perrone.

Il suo ruolo nel centrocampo del Como va oltre il semplice dettare il ritmo. È il giocatore che crea connessioni, apre linee di passaggio e permette alla squadra di esprimere un calcio propositivo senza perdere equilibrio. In un sistema complesso, in cui l’occupazione degli spazi e la lucidità nelle decisioni sono imprescindibili, Perrone sembra modellato su misura per l’idea di gioco di Cesc Fabregas, il suo allenatore. “Mi piace aiutare la squadra a muoversi e creare opportunità. Cerco di essere al posto giusto nel momento giusto, offrendo sempre una linea di passaggio comoda per i compagni”, spiega.

Ciò che distingue Perrone è la combinazione di intensità e qualità: dinamismo, capacità di trasmissione della sfera e lucidità mentale. La sua visione del gioco gli permette di gestire situazioni complesse, leggere gli avversari e prendere decisioni rapide.

Non è un centrocampista che si limita a seguire schemi: anticipa gli sviluppi, si propone come riferimento e si rende disponibile in entrambe le metà campo. La sua leadership è silenziosa ma concreta, fatta di presenza, scelte intelligenti e capacità di guidare la manovra senza imporsi con autorità, ma con naturalezza.

Perrone, dai primi passi al Velez al rapporto con Fabregas

Arrivato giovanissimo in Europa, Perrone ha saputo adattarsi rapidamente a un contesto completamente diverso da quello argentino, mantenendo la stessa curiosità e determinazione che lo hanno caratterizzato sin da bambino.

A Buenos Aires, tra le giovanili del Velez Sarsfield, imparava a guidare i compagni fin da piccolo, un ruolo che oggi replica in maniera più consapevole e strutturata. Il suo approccio è fatto di disciplina, rispetto dei compiti e voglia di migliorare costantemente: qualità che lo hanno reso un giocatore chiave per Fabregas e per l’intero progetto del Como.

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Milan-Como, Perrone

CESC FABREGAS ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Il rapporto con l’allenatore Fabregas è stretto, basato sulla fiducia e sullo scambio continuo. “Fabregas ci dà spazio, ci incoraggia a crescere e ci permette di sbagliare, perché è così che si impara. Ogni settimana inserisce qualcosa di nuovo, non ci fermiamo mai”. Perrone risponde con la stessa mentalità, e in campo interpreta alla perfezione i dettami richiesti dall’allenatore, rappresentando un punto di riferimento naturale per la squadra.

Oltre all’aspetto tecnico, Perrone dimostra maturità e equilibrio anche nella gestione della vita quotidiana. Mantiene un forte legame con le radici argentine e con la famiglia, un supporto che gli permette di affrontare con serenità le sfide europee. Ama osservare e apprendere dai grandi centrocampisti, riconoscendo i modelli di riferimento e ispirandosi a chi coniuga qualità tecnica e intelligenza tattica.

Allo stesso tempo, rimane umile e consapevole dei propri limiti, senza lasciarsi intimidire dai paragoni con grandi giocatori come Busquets. “Ho grande rispetto per chi è davanti a me, ma so che devo costruire la mia strada e migliorare ogni giorno”, racconta.

La sua leadership è anche sociale e relazionale. Con i compagni sviluppa rapporti solidi, basati sulla fiducia e sul supporto reciproco. Ritrova volti conosciuti dai tempi delle nazionali giovanili e costruisce nuovi legami, creando un ambiente positivo che favorisce crescita e coesione. “Il mister ci permette di sbagliare e di imparare dagli errori, e io cerco di fare lo stesso con chi mi sta accanto”, spiega, evidenziando come la sua influenza vada oltre le competenze tecniche.

Maximo Perrone rappresenta quindi un esempio di come talento e personalità possano fondersi per diventare una risorsa fondamentale. Non è solo un centrocampista di qualità, ma un punto di riferimento per il gruppo, capace di guidare, ascoltare e motivare. La sua storia è quella di un giovane che ha saputo unire capacità tecniche, intelligenza emotiva e una leadership silenziosa ma efficace.

Il futuro di Perrone non è solo legato ai risultati sul campo: è il percorso di un ragazzo che costruisce il suo successo giorno dopo giorno, in campo e fuori, con la stessa passione e determinazione con cui ha mosso i primi passi a Buenos Aires.

In un mondo in cui il calcio è sempre più frammentato e veloce, Perrone emerge come figura di equilibrio e maturità. La sua presenza nel Como non è solo tattica, ma anche morale: un giocatore che ispira fiducia, stimola crescita e trasmette valori positivi.

La capacità di leggere la partita, di muoversi nello spazio giusto e di prendere decisioni lucide è ciò che rende il centrocampo del Como una delle zone più solide e produttive della squadra. E mentre molti giovani si perdono nel percorso europeo, Perrone resta centrato, concentrato e motivato, pronto a guidare i compagni e a migliorarsi continuamente.

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Maximo Perrone è quindi molto più di un giovane centrocampista: è un modello di crescita personale, un esempio di leadership consapevole e una figura che fonde talento, istinto e intelligenza tattica. Con il suo approccio equilibrato e la sua capacità di influenzare l’ambiente, ha già lasciato il segno al Como, mostrando che il futuro appartiene a chi sa unire qualità tecnica, visione di gioco e solidità caratteriale.

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Atalanta, Ahanor finalmente azzurrabile: Perchè non prima

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Nazionale Italiana

Honest Ahanor compie 18 anni e avvia l’iter per la cittadinanza italiana: ius sanguinis, Nazionale e futuro azzurro dopo Atalanta-Napoli.

Oggi, 23 febbraio, è una data particolarmente significativa per Honest Ahanor. Il giovane talento, reduce dalla vittoria ottenuta ieri contro il Napoli, risultato che ha riportato l’Atalanta al centro della corsa per un posto in Europa, festeggia il compimento dei 18 anni. Un traguardo non solo anagrafico, ma anche fondamentale dal punto di vista burocratico e sportivo anche in ottica nazionale.

Con la maggiore età, Ahanor acquisisce formalmente i requisiti necessari per avviare l’iter di ottenimento della cittadinanza italiana. In Italia, infatti, vige il principio dello ius sanguinis, ovvero il diritto di acquisire la cittadinanza per discendenza, e non quello dello ius soli, secondo cui sarebbe sufficiente nascere sul territorio nazionale. Nonostante sia nato ad Aversa, in Campania, Ahanor non è ancora cittadino italiano, e lo status rimane invariato anche dopo il compimento dei 18 anni, poiché la procedura non si risolve nell’immediatezza del compimento della maggior età. Questo aspetto ha avuto ripercussioni dirette anche sul piano sportivo, escludendolo finora dalla lista dei giocatori convocabili dalla Nazionale italiana.

Al netto di ciò, nel corso degli anni, Ahanor ha sempre ribadito con fermezza la volontà di vestire la maglia azzurra, e solamente quella, rifiutando a più riprese la possibilità di rappresentare la Nigeria, senza mai accettare convocazioni nemmeno nelle selezioni giovanili. Una scelta di attesa e coerenza, motivata dal legame con l’Italia, Paese che gli ha dato effettivamnte i natali.

Il caso Ahanor, tra Ius Soli e Ius Sanguinis

Il principio dello ius sanguinis, su cui si fonda la normativa italiana, stabilisce che è cittadino italiano chi nasce da almeno un genitore italiano, indipendentemente dal luogo di nascita. La cittadinanza può quindi trasmettersi di generazione in generazione, purché la linea di discendenza non sia mai stata interrotta. Per questo motivo, molti atleti nati all’estero ma con origini italiane hanno ottenuto la cittadinanza anche in età adulta. In ambito calcistico basti pensare a Camoranesi, Éder o Jorginho, fino al più recente caso di Nicolò Tresoldi – che nei giorni ha dichiarato a gran voce il suo beneplacito nei confronti di una possibile chiamata da parte di Gattusonato a Cagliari ma proveniente da una famiglia italiana, come suggerito in maniera inequivocabile  anche dal cognome.

Esempi simili emergono anche in altri sport, con Donte DiVincenzo, cestista NBA attualmente in forza ai Minnesota Timberwolves, pur essendo nato nel Delaware presenta chiare origini italiane e ha completato l’iter per rendere burocraticamente lecita una possibile una futura convocazione, ancor prima dell’ultima edizione degli Europei di Basket.

Esistono tuttavia limitazioni storiche e normative. Per i nati prima del 1948, ad esempio, la cittadinanza non si trasmetteva per linea materna, anche se oggi è possibile ricorrere per via giudiziaria. A ciò si aggiunge una recente restrizione interpretativa, secondo cui non è più sufficiente dimostrare l’esistenza di un avo italiano lontano, ma il legame deve limitarsi a genitore o nonno italiano, riducendo sensibilmente la platea dei potenziali richiedenti.

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Diverso è il principio dello ius soli, basato sul luogo di nascita. In Italia non esiste uno ius soli automatico: nascere sul territorio italiano da genitori stranieri non comporta l’acquisizione immediata della cittadinanza. In questi casi, il minore mantiene la cittadinanza dei genitori, esattamente come accaduto ad Ahanor, considerato fino a ieri esclusivamente cittadino nigeriano, pur essendo nato in Italia. L’unica possibilità prevista è che la persona, nata in Italia e residente legalmente e senza interruzioni fino ai 18 anni, presenti domanda entro un anno dal compimento della maggiore età. Questo è l’iter che potrebbe finalmente permettere a Honest Ahanor di vestire la maglia della Nazionale, entrando così nel gruppo degli “azzurrabili” citati recentemente da Leonardo Bonucci.

Ahanor

Atalanta’s Berat Djimsiti portrait in action during Italian soccer Serie A match Udinese Calcio vs Atalanta BC at the Friuli – Dacia Arena stadium in Udine, Italy, November 12, 2023 – Credit: Ettore Griffoni

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Napoli, accadde oggi: finale folle al Sant’Elia

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Marek Hamsik

Oggi, 18 anni fa, il Napoli faceva visita al Cagliari per la 20a giornata della Serie A 2007/08. Una partita ricordata per i folli minuti di recupero.

La prima stagione in Serie A del Napoli dell’era De Laurentiis é senza dubbio positiva. Nonostante qualche risultato negativo nell’inizio della seconda metà della stagione, Lavezzi e compagni chiudono con un ottimo ottavo posto.

Il 27 gennaio 2008, il girone di ritorno del Napoli si apre al Sant’Elia contro il Cagliari fanalino di coda. Entrambe le squadre sono alla ricerca della vittoria che manca da diverso tempo. I Partenopei non vincono dal 9 dicembre 2007 (Napoli-Parma 1-0), i sardi dal 30 settembre 2007 (Cagliari-Siena 1-0).

Cagliari-Napoli, 27 gennaio 2008

Cagliari, Napoli

Reja é costretto a rinunciare a Iezzo per infortunio, al suo posto gioca Gianello. Convocati anche i giovani Biagio Del Giudice e Mario D’Urso. In attacco c’è la solita coppia Zalayeta-Lavezzi.

I primi 45 minuti vedono gli ospiti creare più occasioni, senza però rischiare di sbloccare il risultato tranne in un’occasione. I tentativi di Lavezzi, Gargano e Zalayeta non creano particolari problemi a Storari che blocca tranquillamente il tiro dell’uruguaiano ex Juventus. La migliore occasione dei Partenopei capita ad Hamsik: lo slovacco la passa a Lavezzi che entra in area prima di restituirla ad Hamsik che si trova davanti alla porta, ma Storari riesce a respingere il suo tiro.

Nel secondo tempo gli uomini di Reja riescono a passare in vantaggio. Cross dalla sinistra di Bogliacino, Hamsik é il primo ad arrivare sul pallone e a segnare di piatto, 0-1 (58′). Il Cagliari, però, non ci sta e prova in tutti i modi a pareggiare l’incontro. Prima chiede un rigore per un tocco di braccio di Zalayeta, poi Foggia (entrato dalla panchina) sfiora un gran gol in semi rovesciata, tentativo bloccato da Gianello.

Nei minuti finali é un vero e proprio assedio da parte del Cagliari che colpisce ben due volte la traversa, prima con Fini poi con Foggia. Gianello compie anche una grandissima parata su un altro tentativo dell’attaccante classe 83. Vengono assegnati 4 minuti di recupero, e ad 1 minuto e mezzo dallo scadere del recupero arriva il gol del pareggio: tiro da fuori di Jeda, Gianello non trattiene, Matri é il primo ad arrivare sul pallone e a mettere il pallone in rete, 1-1. Il Sant’Elia é una bolgia, ma non é finita.

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I padroni di casa ottengono un calcio di punizione poco prima del fischio finale. Cross di Foggia, Conti riesce a colpire il pallone di testa, battere Gianello, e completare una rimonta a dir poco assurda del Cagliari che può ancora sperare nella salvezza. Beffato invece il Napoli che paga l’essersi chiuso troppo in difesa sul vantaggio.

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Napoli, con il Chelsea uno snodo chiave: in gioco anche il mercato

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Dopo la deludente sconfitta contro la Juventus, per il Napoli è già tempo di guardare alla sfida con il Chelsea: una vittoria può cambiare la stagione.

In casa Napoli c’è tanta amarezza dopo la sconfitta contro la Juventus, che ha fatto scivolare gli azzurri a -9 dalla vetta e ha certificato un momento complicato, aggravato da un’emergenza infortuni che sembra non finire mai. 

Non c’è però tempo per leccarsi le ferite, perché all’orizzonte c’è una sfida che può cambiare tutto. Contro il Chelsea, in Champions League, i partenopei si giocano l’accesso agli spareggi, diventati ora fondamentali per dare un senso a una campagna europea fin qui estremamente deludente.

Passare il turno permetterebbe di rendere meno pesanti i risultati negativi dell’ultimo periodo e di ritrovare fiducia in un momento delicatissimo della stagione.

Napoli

SCOTT MCTOMINAY RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Napoli, Champions e mercato si intrecciano

La partita con i Blues pesa però anche fuori dal campo. La qualificazione agli spareggi darebbe al club azzurro margine per guardare al mercato con un filo di ottimismo in più, pur restando l’obbligo di operare a saldo zero. 

Con il passaggio del turno, il Napoli potrebbe provare a muoversi per un colpo importante in attacco, anche se le difficoltà restano enormi visti i tempi stretti. In cima alla lista c’è sempre Lookman, ma l’Atalanta difficilmente aprirà a una formula simile a quella vista per Giovane con l’Hellas. 

Intanto si monitorano anche profili per la fascia destra come Juanlu Sanchez e Niccolò Fortini, e nelle ultime ore c’è stato anche un ritorno di fiamma per Radu Drăgușin per rinforzare la difesa. 

La sensazione, però, è chiara: fino a mercoledì difficilmente si muoverà qualcosa. Molto della stagione del Napoli passa dalla notte contro il Chelsea, in cui gli uomini di Conte dovranno davvero gettare il cuore oltre l’ostacolo.

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