Contro la Moldavia arriva una vittoria che non basta a placare la crisi: l’Italia resta senza identità e il futuro azzurro è tutto da ricostruire.
Sulla carta era una partita senza storia, e il 2-0 finale contro la Moldavia potrebbe far pensare a una gara tranquilla. In realtà, la prestazione dell’Italia ha confermato tutte le difficoltà di una squadra confusa, fragile e priva di orgoglio.
I gol di Raspadori e Cambiaso non bastano a mascherare la sterilità offensiva e la mancanza di gioco viste in campo. Dopo la bruttissima sconfitta contro la Norvegia, ci si aspettava una reazione forte e convincente.
Invece, nonostante i cinque cambi di formazione decisi da Spalletti, si è vista la solita Italia spenta e prevedibile. La Moldavia ha creato più di quanto ci si potesse aspettare e avrebbe meritato almeno un gol, mancato solo per limiti tecnici e imprecisione.
L’ESULTANZA DI GIACOMO RASPADORI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Italia, finisce l’era Spalletti: ora serve ritrovare identità e orgoglio
Il successo contro la Moldavia, per quanto utile a muovere la classifica, è troppo stretto per una Nazionale che aveva bisogno di migliorare anche la differenza reti rispetto alla Norvegia. Le facce scure dei giocatori in panchina a fine gara dicono tutto: una vittoria senza entusiasmo, che chiude un ciclo deludente.
Con l’Europeo fallito, una Nations League deludente e un girone di qualificazione ai Mondiali che sembra già compromesso, l’esperienza di Spalletti si chiude come una delle più opache della storia recente della Nazionale.
Ora serve voltare pagina. Il prossimo ct dovrà ripartire dalle basi, ricostruire carattere, spirito e identità. Perché mancare il terzo Mondiale consecutivo non sarebbe solo una sconfitta sportiva, ma la disfatta più grave della storia azzurra.
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