Fiorentina, Palladino: "Via perché non c'erano le condizioni per proseguire. Con la squadra creato qualcosa di speciale"

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Fiorentina, Palladino: "Via perché non c'erano le condizioni per proseguire. Con la squadra creato qualcosa di speciale"
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Raffaele Palladino torna a parlare dopo il suo brusco addio con la Fiorentina. L'ex tecnico della Viola racconta alcuni retroscena della stagione passata a La Gazzetta dello Sport. La Fiorentina non sta vivendo l'inizio di stagione sperato. Al momento le scelte di Stefano Pioli non stanno dando i frutti sperati, e a Firenze ci si inizia ad interrogare sulle scelte prese dalla società. Inoltre questa mattina è tornato a parlare l'ex tecnico dei Viola Raffaele Palladino. L'allenatore ha svelato molti retroscena ai microfoni de La Gazzetta dello Sport sui motivi che hanno portato alle sue dimissioni. Tra divergenze sul mercato, e poca sintonia con la dirigenza, Palladino parla a ruota libera. Di seguito le sue dichiarazioni.

Fiorentina, Palladino ritorna sulle dimissioni

Dimissioni.

“Io intendo il calcio come un puzzle, tutti i pezzi si devono incastrare per funzionare. Sono orgoglioso del lavoro fatto a Firenze, ma non c’erano più le condizioni per andare avanti insieme. Idee e visioni troppo differenti”. 

Eppure il club aveva attivato la clausola per il prolungamento di contratto. 

“Me lo ricordo bene quel giorno. Sul momento mi aveva fatto piacere, ma ragionando poi a mente fredda, sentivo che restare non era più possibile. E questa sensazione me la portavo dentro da un po’”.

Siamo sinceri: il sospetto di molti è che ci fosse un altro club sotto. 

“Non sono mai stato nella mia carriera legato a soldi e contratti. Non avevo nulla quando ho deciso di lasciare la Fiorentina e il tempo lo ha dimostrato. Anzi, per una settimana non ho nemmeno risposto ai messaggi”. 

Le hanno scritto pure i suoi giocatori? 

“Tutti. Non se l’aspettavano, avevo parlato solo con il mio staff e poi direttamente con la società. Devo dirlo: le videochiamate e i messaggi dei ragazzi mi hanno fatto piangere. Con loro ho vissuto momenti belli e altri molto difficili, per questo si è creato qualcosa di speciale. Infatti ci sentiamo ancora oggi”. 

Momenti più belli.

“Ne dico tre: le vittorie in casa contro Milan, Inter e Juventus. Serate indimenticabili per la città. E sì che abbiamo sempre giocato con quasi mezzo stadio chiuso per i lavori...”.

Edoardo Bove.

Fiorentina, Edoardo Bove

“Uno choc. Rischiare di perdere per sempre un pezzo di noi è stato tremendo e in spogliatoio c’era chi non voleva manco più allenarsi. Per fortuna un miracolo ha salvato Edo, poi ci è voluto un lavoro psicologico delicato per ricominciare tutti insieme. E qui Bove è stato semplicemente fantastico: veniva al Viola Park, ci dava la carica, era sempre con noi. Per me è diventato come un fratellino”. 

Tornerà a giocare a calcio? 

“Lo spero davvero. Edo vive per il pallone e deve mettercela tutta per rientrare. Ma anche se non dovesse accadere, lui sa che un domani avrà un posto sicuro nel mio staff”. 

Trasformazione di Kean.

“Avevamo una scommessa fissata a quota 15: l’ha vinta lui. Con Moise è scoccata una scintilla, lo volevo già a Monza ed è stato il primo nome che ho fatto, insieme al dt Goretti, quando sono arrivato a Firenze”. 

Più difficile fare 65 punti alla Fiorentina o 52 al Monza? 

“Resto legato al mio primo anno a Monza, ma dico i 65 a Firenze. Non avevo mai allenato in Europa e in mezzo c’è stata una rivoluzione, con 19 calciatori cambiati in due sessioni di mercato”.

Adriano Galliani lo sente ancora? 

“Devo molto a lui e a Berlusconi. Mi hanno permesso di allenare in Serie A. La fortuna di un tecnico è avere un grande direttore alle spalle e viceversa. Io con Galliani mi trovavo su tutto: dal lavoro quotidiano al mercato. Altrove non funzionava così...”. 

Chi le piace dell'attuale Serie A?

“Giovane del Verona. Lo volevo alla Fiorentina a gennaio, ma il club ha fatto altre scelte”.

   
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