Comunicazione e calcio: com’eravamo
Ci siamo abituati al cambiamento climatico, ma non al cambiamento della comunicazione. Eppure, dovrebbero preoccuparci di più i 45 gradi a luglio che non l’assenza di accesso agli spogliatoi. Incredibile, ma un tempo succedeva davvero.
Ai tempi di Roberto Pruzzo, i giornalisti entravano negli spogliatoi subito dopo il fischio finale. Parlavano con i calciatori tra shampoo e asciugamani. Oggi, nel 2023, non esistono più né quei 90 minuti né la possibilità di avvicinare i giocatori. Con un’unica eccezione: il calciomercato. In quei giorni, telefoni che restano muti per mesi tornano a squillare. Tutti, per interesse o visibilità, si fanno vivi con i giornalisti. Sempre che questi mantengano il segreto.
Quella che era la norma è cambiata con l’arrivo dei social. Prima hanno stravolto il modo di comunicare, poi anche il modo di raccontare il calcio. Molti giornalisti e personaggi pubblici hanno dovuto adattarsi. I calciatori, con più tempo libero, hanno iniziato a parlare direttamente ai tifosi. I club hanno seguito a ruota. La mediazione è saltata.
Come è cambiato oggi
Oggi si può seguire un approfondimento ovunque: in treno, in spiaggia o in montagna. I social uniscono informazione e intrattenimento. Chi è nostalgico, però, sogna ancora rapporti più umani. Una volta si entrava e usciva dagli spogliatoi, si accompagnavano i calciatori a casa, si ottenevano vere esclusive. Oggi sarebbe impensabile.
Un tempo c’erano tre testate e pochi inviati. Oggi ci sono centinaia di radio, giornali online, TV nazionali e private. Le conferenze stampa sono affollate come l'autostrada a Ferragosto. Intanto, i diritti di immagine e cronaca sono nelle mani dei club.
Ma non tutto è negativo. L’assenza di accesso ha spinto a cambiare prospettiva. Anche senza Mourinho che parla o con comunicati freddi e scritti da altri, il giornalismo ha trovato nuovi modi per raccontare. Oggi, in piena "dieta mediatica", siamo più liberi. Non dobbiamo seguire palinsesti o comunicati preconfezionati. Possiamo scegliere come, quando e cosa scrivere. E prima o poi, chi sta nel calcio, tornerà ad avere bisogno di chi lo sa raccontare.







