Leandro Castan racconta la sua battaglia contro il tumore cerebrale. Dalla scoperta della malattia all'intervento, fino alla difficile rinascita.
I TIFOSI DELLA ROMA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Roma, le parole di Castan
Il dramma di Leandro Castan
13 settembre 2014. Empoli-Roma. Quel giorno finì la carriera di Leandro Castan, difensore della Roma, che durante il riscaldamento iniziò a sentire un fastidio al flessore. Ma il vero dramma iniziò quando, dopo una visita medica, gli fu diagnosticato un cavernoma cerebrale.
Nel raccontare la sua storia, Castan ricorda come i primi giorni dopo la diagnosi furono terribili: non stava in piedi, vomitava molto, perse 20 kg. Ero senza forze. Nessuno gli aveva spiegato cosa stava succedendo. "Ho fatto di tutto per tornare al mio livello. Tutto. Non è stato possibile. Ma sono ancora qui."
La rinascita dopo l'operazione
Anche se la sua vita calcistica era cambiata, Castan non voleva arrendersi. Decise di sottoporsi a un intervento molto rischioso per cercare di tornare a giocare. "Non posso smettere", disse alla moglie. Dopo l'intervento, Castan dovette imparare a vivere di nuovo, a combattere con un malessere che nasceva in lui.
Ricorda il primo allenamento dopo l'operazione: "Tornai a casa piangendo. I preparatori mi passarono la palla. Io guardai il mio piede e il pallone. Volevo stopparlo con la suola, come piaceva a me. Mi passò tra le gambe, il piede rimase fermo. Non riuscirò mai a tornare a giocare a calcio".
Nonostante tutto, Castan non ha mai smesso di lottare. Oggi sta facendo il corso da allenatore. "Mi piace stare in campo, sentire l'odore dell’erba, entrare in contatto con i ragazzi. Non è ancora finito il mio momento. C’è un’altra vita nel calcio per Leandro Castan."
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Fonte: Gianluca Di Marzio.
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