Le ultimissime ripartono da San Siro: la tripletta di Samuel Mbangula nel 2-4 al Milan di mercoledì 28 ottobre porta sul tavolo il riscatto dal Werder Brema.
L'esterno belga è arrivato il 1° settembre in prestito oneroso da 2 milioni fino al 30 giugno 2027, con diritto di riscatto fissato a 12,5 milioni. Prima di Milano aveva giocato appena 14 minuti in tre ingressi dalla panchina.
Alla prima da titolare, invece, ha segnato tre gol con quattro tiri. Da qui si aprono tre strade per la dirigenza rossoblù.
14,5 milioni contro i 40 di Rowe
L'operazione vale in tutto 14,5 milioni, poco più dei 10 milioni più 2 di bonus versati dal Werder alla Juventus nell'estate 2025.
Il paragone più diretto è con Jonathan Rowe, di cui Mbangula ha preso il posto. L'inglese è passato all'Atalanta con un prestito oneroso da 5 milioni, obbligo di riscatto condizionato a 30 e 5 di bonus: 40 milioni complessivi, l'acquisto più caro della storia del club bergamasco.
Il prezzo del belga è in linea con il mercato degli esterni. Albert Gudmundsson, accostato al Bologna in agosto, è andato alla Lazio con 1 milione di prestito e riscatto a 12, ma è nato nel 1997, sette anni prima di Mbangula.
Riscatto, la strada aperta da San Siro
Il primo scenario è esercitare il diritto. La notte di Milano ha un peso specifico: il Bologna non vinceva in casa del Milan dalla stagione 2015/16.
In Serie A, inoltre, nell'era dei tre punti una tripletta da ospite a San Siro contro i rossoneri era riuscita solo a Gabriel Batistuta, con la Fiorentina nel 1998/99.
L'opzione conviene anche al Werder, che ha il giocatore sotto contratto fino al 2030. Con il riscatto, il club tedesco incasserebbe in tutto più di quanto aveva speso per prelevarlo dalla Juventus.
Il nodo, tuttavia, è la cassa. Dalla cessione di Rowe sono attesi circa 35 milioni entro fine anno, ma tra Dovbyk (20,5 milioni), Theate (15) e lo stesso belga i diritti di riscatto in sospeso superano i 45 milioni.
A questa cifra si aggiunge l'obbligo condizionato da 18 milioni più 2 di bonus per Piccoli.

Giudizio rinviato a giugno, con un tecnico diverso
Il secondo scenario è lo spirito stesso della formula: rinviare la decisione a fine stagione.
Il Bologna aveva puntato su Mbangula anche per il legame con Domenico Tedesco, che lo aveva convocato nel Belgio. Il tecnico, però, è stato esonerato il 16 settembre dopo un punto in quattro giornate.
Con Raffaele Palladino la squadra ha raccolto 10 punti in cinque partite e sale a quota 11, con tre vittorie tutte in trasferta e consecutive.
Il posto da titolare resta comunque da conquistare. A Milano Mbangula è partito dall'inizio anche per le assenze di Orsolini e Piccoli e per un problema al polpaccio di Cambiaghi.
Dalla panchina alla tripletta: il nodo della continuità
Il terzo scenario nasce dall'intermittenza. Palladino ha ricordato che Mbangula «non giocava da tanto tempo», e anche il digiuno sotto porta era lungo.
Prima di San Siro, infatti, il belga non segnava dal 7 novembre 2025, quando decise nel recupero Werder-Wolfsburg 2-1. In Bundesliga ha chiuso la scorsa stagione con 26 presenze e 3 gol, senza un posto fisso.
Con il rientro degli infortunati la concorrenza tornerà piena. Se la tripletta resterà un episodio, il Bologna potrà lasciar cadere l'opzione perdendo solo i 2 milioni del prestito.
Monza, la prossima verifica
Per ora il tecnico apprezza «l'attitudine e lo spirito» di un giocatore che nel finale ha difeso da quinto di destra.
La prossima verifica è sabato 31 ottobre al Dall'Ara contro il Monza, con la prima vittoria casalinga ancora da trovare. I tifosi rossoblù vogliono capire se San Siro è stato un inizio o un lampo.







