Contro la Lazio il Toro ha sfiorato l’impresa, ma la certezza resta una: Simeone è diventato il simbolo di una squadra che non vuole smettere di lottare.
Il Torino è uscito dall'Olimpico con un pareggio che sa di beffa, maturato solo all'ultimo secondo per una disattenzione di Coco. Eppure, la prestazione dei granata contro la Lazio è stata una delle migliori della gestione Baroni: intensa, organizzata e piena di coraggio. Un segnale forte, che potrebbe aver salvato la panchina dell’allenatore dopo un avvio di stagione non esaltante.
A trascinare il gruppo, come ormai spesso accade contro le squadre romane, è stato ancora una volta Giovanni Simeone. Il "Cholito", arrivato in estate dal Napoli per circa 8 milioni complessivi tra prestito e riscatto, ha trovato a Torino la dimensione ideale per rinascere.
Una storia d'amore che sembrava destinata a non sbocciare mai, dopo anni di accostamenti mai concretizzati, ma che ora sta fiorendo con tutta la passione e la grinta che da sempre lo contraddistinguono.
GIOVANNI SIMEONE OK ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Simeone, spirito e qualità da leader
Dubbi sul suo impegno non ce ne sono mai stati: anche a Napoli, dove giocava poco, Simeone ha sempre dato tutto. Ma in granata sta mostrando molto di più, quelle qualità tecniche e quell'istinto da centravanti che sembravano offuscati dopo tre stagioni da gregario.
Dopo il gol decisivo contro la Roma, che ha regalato al Toro la prima vittoria in campionato, ieri il Cholito ha colpito ancora, firmando la sua seconda rete stagionale. È il simbolo di una squadra che non vuole mollare mai, un punto di riferimento in campo e nello spogliatoio.
Con il ritorno di Zapata, Baroni potrebbe anche valutare un nuovo assetto per non rinunciare al suo spirito: un 3-5-2 con doppia punta o un 3-4-1-2 con Ngonge o Vlašić sulla trequarti, per sfruttare al meglio l'energia e la determinazione del Cholito.
D'altronde, in un Toro che cerca certezze, il suo cuore argentino è diventato il motore che può accendere tutto.
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