Il Lecce cade ancora e i numeri preoccupano. Di Francesco paga scelte azzardate e un vizio che lo accompagna da anni: dire sempre sì a missioni disperate.
Il campionato continua a non sorridere al Lecce. La quarta giornata ha visto i giallorossi cadere in casa contro il Cagliari nonostante il vantaggio iniziale. Un ko che vale la terza sconfitta consecutiva dopo quelle con Milan e Atalanta. L'unico risultato positivo resta il pari con il Genoa alla prima giornata.
Ma i numeri sono impietosi: solo 2 gol fatti e già 8 subiti. Certo, pochi pensavano che contro Atalanta e Milan ci fosse davvero margine per fare punti, ma con Genoa e Cagliari, squadre che lotteranno per la stessa salvezza, ci si aspettava molto di più.
Di Francesco, nel post partita con i sardi, si è detto preoccupato. Nel frattempo, però, è già partita la campagna di difesa nei suoi confronti: la rosa del Lecce, soprattutto dopo gli addii estivi, sembra obiettivamente più debole di quella dello scorso anno.
Ma la domanda è inevitabile: possibile che sia sempre e solo colpa della squadra che ha a disposizione? Perché, allora, Di Francesco continua a buttarsi in queste situazioni disperate?
LA FORMAZIONE DEL LECCE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Di Francesco, tra alibi e scelte sbagliate
La sua carriera dopo l'addio alla Roma parla chiaro. Sampdoria, Cagliari, Verona: tutte esperienze finite male e tutte con squadre in piena difficoltà.
Poi una pausa e ancora due scelte rischiose: prima il Frosinone, con tanto talento ma pieno di giocatori in prestito e senza garanzie per il futuro, poi il Venezia, partito con un organico da Serie B e rinforzatosi solo a gennaio. In entrambi i casi è arrivato vicino al miracolo, mancando la salvezza all’ultima giornata. Ma nel calcio, si sa, il "quasi" conta poco o nulla.
Ora con il Lecce il copione sembra ripetersi. È presto per le sentenze, ma la sensazione è che il tecnico si sia infilato ancora una volta in una missione impossibile.
E allora la domanda rimane: Di Francesco è vittima o artefice dei propri fallimenti? Forse, invece di accettare sfide disperate in Serie A, avrebbe più senso ripartire dalla B con un progetto serio e a lungo termine.
Perché se dovesse continuare così, non basterebbero più gli alibi a giustificarlo.
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