Edoardo Bove ha rilasciato un'intervista al Corriere dello Sport in cui ha parlato del rapporto con Firenze, del suo trauma e di un possibile ritorno in campo.
Il classe 2002 è tornato a parlare dopo svariato tempo ed ha affrontato temi delicati. Dopo essersi ripreso dall'accaduto, il giovane ex Fiorentina non ha mai smesso di credere in un possibile ritorno in campo e ancora oggi non è esclusa questa opzione. Vedremo se i medici daranno il via libera e soprattutto se la lega serie A consentirà a Bove di tornare a disputare il campionato italiano, ovviamente con la maglia della Roma, con la quale è ancora sotto contratto fino al 2028.
L'intervista a Edoardo Bove
Il rapporto con Firenze
«Sono sotto trasloco, adesso tanto stanco. Da Firenze, dove avevo una casa grande, a Roma dove la mia l’ho scoperta fin troppo piccola. Sto buttando un sacco di roba. Sbuca di tutto, ovunque. Alcune cose finiscono nel cassonetto, altre le distribuisco. Mi devo liberare. Ho magliette della Roma d’ogni tipo, una ventina con l’8 che non ho mai indossato. Trasloco anche i pensieri dallo spirituale al materiale. Ho scoperto che la casa ti lega a un posto. Devo fare ordine. Non riesco a star fermo, devo muovermi, gioco a padel, ho la palestra in casa.
A un minuto dal Duomo, ci sono stato solo dieci mesi eppure mi sento legatissimo a un posto in cui ho vissuto più emozioni negative che positive. Firenze, la città, è stata importante. Quando non avevo cose da fare andavo in giro, il Lungarno, le strade del centro, vedevo solo cose belle, incontravo gente che mi copriva d’affetto. Alla fine le cose più dolorose sono anche le più potenti. La sofferenza, se condivisa con gli altri, enfatizza i rapporti, oltre che i ricordi».
UNO STRISCIONE PER EDOARDO BOVE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Il superamento del trauma e lo stato di salute
«Mi fa sentire vivo, lo riconosco e non mi spaventa, lo accolgo. Tanto è inutile respingerlo. Il dolore mi ha fatto pensare a una vita normale. Ho tanti amici che studiano o lavorano e ci sono stati momenti, in questi mesi, in cui ho temuto di dover smettere di giocare. Se non avessi avuto quell’incidente, questa parte di vita non l’avrei conosciuta. Mi sono ritrovato a riflettere su cosa avrei fatto da grande. Situazioni come la mia sono piene di step. Il prossimo? Il ritorno in campo.
Bisogna fissare il come, il dove e quando. Le visite saranno state una decina, molte di semplice controllo, elettrocardiogramma, prove sotto sforzo, holter pressorio, oltre a aritmologiche e a studi elettrofisiologici. Sono preparato. I medici hanno giustamente tutte le cautele... Ci vuole ancora un po’ di tempo, ma sento che si sta chiudendo il cerchio».
Ritorno in campo
«Stiamo parlando con la Roma. Sono sotto contratto fino a giugno 2028, è ancora lunga. Non escludo niente. I medici non sono ancora giunti a una conclusione, potrei anche essere a posto. Ho la piena consapevolezza della situazione, sto da Dio e ho una gran voglia di tornare alla mia passione. Non ho potuto controllare ciò che mi è successo, e quindi, sotto sotto, sulle prime ero arrabbiato proprio per quello. Ora non sono più incazzato con me stesso, sono semplicemente proiettato verso quello che sarà, che dovrà essere».
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