Inter, dopo la protesta dei tifosi del Milan, anche il tifo nerazzurro si ferma. Al centro dello scontro con i club il giro di vite su striscioni e abbonamenti nei settori caldi di San Siro.
Questa sera, nella gara d’esordio di Serie A tra Inter e Torino, il secondo anello verde di San Siro resterà deserto. Non per mancanza di passione, ma per scelta. Gli ultras nerazzurri hanno infatti deciso di abbandonare la Curva Nord in segno di protesta contro le nuove misure restrittive adottate dal club.
La decisione arriva a pochi giorni di distanza dal silenzio della Curva Sud milanista, che aveva già manifestato il proprio dissenso in occasione della prima partita casalinga dei rossoneri. Un segnale forte e simbolico: per la prima volta da anni, entrambe le tifoserie organizzate di Milano si ritrovano compatte su un tema che le accomuna, ossia la gestione più rigida dei gruppi ultras da parte delle società.
Inter, il motivo della protesta degli ultras
Il nodo della contestazione riguarda il divieto di introdurre striscioni all’interno dello stadio, elemento identitario e tradizionale delle curve, oltre al respingimento di numerose richieste di abbonamento nei settori più caldi dell’impianto. Una stretta che, secondo i gruppi organizzati, mina la libertà di espressione del tifo e riduce drasticamente la possibilità di portare avanti quella che, per molti sostenitori, è una cultura radicata.
Se la Curva Sud aveva scelto la via del silenzio, limitandosi a cantare solo negli ultimi minuti della partita, la Nord nerazzurra ha deciso di alzare ulteriormente il livello della contestazione e questa sera non ci sarà nessuno sugli spalti del loro settore. Un’immagine destinata a fare rumore, soprattutto in un esordio stagionale che avrebbe dovuto rappresentare una festa per il ritorno del calcio a San Siro e per l'esordio di Chivu in panchina.
CRISTIAN CHIVU PUNTA IL DITO IN ALTO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
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