In un’intervista presso la rivista Sette de Il Corriere della Sera, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis si è lasciato andare a delle dichiarazioni alquanto stuzzicanti, rivelando alcune sliding doors che sarebbero potute accadere qualora qualcosa fosse andato in maniera differente. Una su tutte sicuramente quella relativa alla mancata cessione di Osimhen, al tempo della invece riuscita di Kvaratskhelia, che a detta del presidente avrebbe potuto portare in casa Napoli l’attaccante passato ora all’Arsenal per 73.5 milioni di euro, Viktor Gyokeres .
«Alla fine del secondo anno contrattuale di Kvara c’è stato l’Europeo in Germania. Io, Manna e Chiavelli siamo volati a Düsseldorf per risolvere la situazione, ma Mamuka Jugeli (agente dell’esterno georgiano) ha continuato a prendere tempo, sostenendo che Giuntoli gli avesse promesso dei soldi mai corrisposti, una bugia facile da verificare. Avrei potuto venderlo in quel momento: il PSG aveva offerto oltre 200 milioni per il pacchetto Kvara-Osimhen. Tuttavia, avevo promesso a Conte di trattenerlo e non me la sono sentita. Con quei fondi, l’idea era di acquistare Gyokeres».
ADL ha poi proseguito: «Ho dovuto cederlo perché il suo procuratore minacciava di ricorrere all’articolo 17. Dopo la prima straordinaria stagione di Kvaratskhelia ci siamo mossi per negoziare un rinnovo, aumentando il suo stipendio e proponendogli una cifra molto significativa, consapevoli che un compenso troppo basso avrebbe attirato l’interesse di molti club pronti a offrirgli contratti faraonici. Tuttavia, il suo agente aveva altri piani sia per sé sia per il giocatore».
Sempre il presidente poi ci ha tenuto a rivolgere due parole anche in direzione di Antonio Conte, elogiandolo per lo splendido lavoro svolto e per la sua ammirabile dedizione al lavoro.
«Molti anni fa lo incontrai alle Maldive – racconta De Laurentiis –. Sul lavoro è instancabile, proprio come me. È chiaro che entrambi amiamo profondamente ciò che facciamo, e per me questo è fondamentale. Polemico? Io preferisco dire visionario. A 34 anni mi sentivo pronto per pronunciare la frase decisiva: “da ora si fa come dico io'” E, tutto sommato, è andata piuttosto bene».







