Nikola Vlašić non si ferma più. C’è un momento, nella stagione di un calciatore, in cui tutto sembra tornare al posto giusto. Per il croato, quel momento è arrivato proprio sotto Natale, quando dopo i gol contro Milan e Cremonese ha deciso di concedere un altro regalo ai suoi tifosi, trovando la rete anche contro il Cagliari.
È lui ad aprire la partita, a dare il primo scossone emotivo al match, prima del pareggio firmato da Matteo Prati e del sorpasso di Kılıçsoy. Ma al di là del risultato, resta la sensazione sempre più evidente: Vlašić è tornato centrale, protagonista, determinante.
Il gol contro i sardi è il terzo consecutivo, il quarto in campionato, a cui si aggiungono due assist che raccontano molto più di una semplice statistica.
Sono numeri che parlano di crescita, di continuità, di una parabola finalmente in risalita iniziata già nella seconda parte della scorsa stagione. Numeri che sembrano riavvolgere il nastro, riportando alla mente il talento cristallino che emergeva ai tempi dell’Hajduk Spalato, quando il suo nome iniziava a circolare con insistenza negli ambienti della Premier League, fino al trasferimento al West Ham per 30 milioni di euro.
Negli anni, il legame tra Serie A e Inghilterra è stato spesso un ponte affascinante ma insidioso. Molti talenti hanno scelto quella strada, come Sasa Lukić senza allontanarsi troppo dalla Mole, capace di farsi valere in Italia prima di cedere al richiamo della Premier. Vlašić, invece, ha vissuto il percorso inverso, portandosi dietro aspettative, pressioni e qualche ferita aperta.
Dopo aver brillato in Croazia e soprattutto poi con la maglia del CSKA Mosca, dove conquistò anche il premio di MVP del campionato pur senza vincere il titolo nazionale. L’impatto con il calcio inglese si è rivelato più complesso del previsto. L’esperienza all’Everton non ha avuto seguito, e nemmeno quella al West Ham, dove nonostante l’investimento importante, velocemente East London si è poi rivelato essere un luogo non ideale per lui, in cui non gli è stato concesso il tempo necessario per esprimersi davvero.
Torino, la rinascita di Vlašić
In Italia, però, Nikola Vlašić sembra aver trovato davvero ciò di cui aveva bisogno.
Un contesto giusto, fiducia e soprattutto un allenatore capace di leggerne le caratteristiche. Dopo le prime dodici giornate di campionato, Marco Baroni ha preso una decisione destinata a cambiare il volto della stagione del croato, modificandone la posizione in campo.
Una scelta che inizialmente poteva sembrare un semplice "Mea Culpa", sancendo cosi un ritorno al passato che ha avuto un impatto immediato e quasi devastante, come raccontano i numeri: da quel momento in poi Vlašić ha messo insieme tutti i gol e gli assist stagionali.
Nel primo terzo di campionato, infatti, il numero 10 granata era stato impiegato abitualmente da esterno largo a sinistra, un ruolo che ne limitava l’incisività e dal quale faticava a lasciare il segno. Oggi, invece, il cambio di prospettiva è evidente.
Baroni, ex tecnico della Lazio, ha scelto di restituirgli centralità, affidandogli nuovamente il ruolo alle spalle delle punte, lo stesso che aveva già ricoperto nella scorsa stagione, quando sulla panchina granata sedeva Vanoli.
È lì, nel cuore del gioco, che Vlašić tocca più palloni, decide, rifinisce e incide. È lì che il suo talento riesce finalmente a emergere con continuità.
Va detto che una parte consistente delle reti del croato è arrivata dal dischetto, un dato che potrebbe sembrare ridimensionante ma che, in realtà, non intacca minimamente il peso del suo contributo. Perché oltre ai gol, Vlašić ha garantito leadership, personalità e continuità, diventando uno dei punti di riferimento di una squadra che oggi appare solida e ben posizionata.
Il risultato è una classifica che racconta di una salvezza tranquilla, costruita anche grazie alla rinascita del suo numero 10, finalmente tornato a essere il centro del progetto granata.








