Errori, sanzioni e la proposta del Var a chiamata. Secondo le ultime indiscrezioni, la FIGC e IFAB stanno studiando nuove soluzioni.
Il weekend appena trascorso ha acceso numerose polemiche nel mondo arbitrale, con decisioni contestate che hanno scatenato dibattiti tra tifosi ed esperti. L’analisi di Open Var ha assolto completamente Abisso per il tocco di mano di Gatti in Como-Juventus e parzialmente Pairetto per la mancata espulsione di Cacace in Empoli-Milan. Tuttavia, la valutazione più severa è arrivata per Feliciani e il suo Var Di Paolo, colpevoli di non aver sanzionato la trattenuta di Sabelli su Sanabria nel finale di Torino-Genoa.
Le spiegazioni fornite a Dazn da Elenito Di Liberatore non hanno spento le polemiche, in particolare per l’espulsione di Tomori, un caso che ha sollevato dubbi sul protocollo del Var. In risposta a questi episodi, La Gazzetta dello Sport riferisce che Pairetto e Feliciani saranno probabilmente fermati per un turno e non dirigeranno nella 25ª giornata di Serie A.
Arriva il Var a chiamata?
Nel frattempo, ai vertici arbitrali e federali si discute con sempre maggiore intensità di possibili innovazioni che possano migliorare l’efficienza e la trasparenza del sistema di direzione di gara. Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha recentemente aperto alla possibilità di introdurre il Var a chiamata, una soluzione ispirata a modelli già sperimentati con successo in altri sport come il tennis o il volley, dove le squadre possono richiedere la revisione di un’azione dubbia.
L’obiettivo di questa proposta è duplice: da un lato, garantire alle squadre un margine di controllo più diretto sulle decisioni potenzialmente decisive, dall’altro, rafforzare la fiducia dei tifosi e degli addetti ai lavori nella correttezza del sistema arbitrale.
IL PRESIDENTE DELLA FIGC GABRIELE GRAVINA PERPLESSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Il meccanismo, al momento oggetto di valutazione da parte dell’IFAB, prevede un numero limitato di chiamate per ogni squadra, probabilmente una o due per tempo, per evitare un eccessivo spezzettamento del gioco e preservarne la continuità. Il Var a chiamata verrebbe applicato solo a episodi chiave — gol, calci di rigore, espulsioni dirette e scambi di identità — ovvero a quelle circostanze in cui un errore può realmente influire sull’esito della partita.
Restano tuttavia da chiarire diversi aspetti pratici: chi avrebbe il potere di effettuare la chiamata, il capitano o l’allenatore? Come verrebbero gestiti i tempi e le modalità di revisione? E, soprattutto, in che misura un simile sistema riuscirebbe a coniugare precisione decisionale e spettacolarità?
Tutti questi interrogativi alimentano un dibattito sempre più acceso, in cui si confrontano posizioni favorevoli all’innovazione e voci più scettiche, timorose che il calcio perda parte della sua spontaneità e del suo ritmo. Quel che è certo è che il confronto è ormai avviato e il mondo del pallone appare disposto a sperimentare nuove strade pur di migliorare un sistema arbitrale spesso al centro di polemiche, con l’obiettivo di rendere il gioco più equo, moderno e credibile agli occhi di tutti.
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