Nonostante il calendario strapieno ee le proteste dei club, la Premier League rifiuta di ridurre le squadre e difende il suo format a 20.
Premier League: calendario fitto? Chi se ne frega
Nonostante l'intasamento del calendario calcistico internazionale, la Premier League non ha alcuna intenzione di ridurre il numero di squadre partecipanti. Parola di Richard Masters. L'amministratore delegato del massimo campionato inglese, ha chiarito come il format a 20 squadre (così dal 1994) non sia in discussione. Una presa di posizione abbastanza netta, in un momento in cui molte grandi leghe europee stanno riflettendo su come adattarsi all’evoluzione del calcio globale.
Il punto di partenza è semplice: si gioca troppo. L’espansione delle competizioni europee, il nuovo Mondiale per Club e l’allargamento della Coppa del Mondo FIFA a 48 squadre a partire dal 2026 hanno moltiplicato gli impegni stagionali delle squadre di vertice. Il calendario, già fitto, è diventato quasi ingestibile, mettendo sotto pressione calciatori, club e leghe nazionali. E mettendo a rischio il rendimento fisico.
Un esempio concreto? Il Chelsea, vincitore della nuova edizione del Mondiale per Club (lo scorso 13 luglio), tornerà in campo per la prima di Premier League il 15 agosto. Appena un mese di pausa, considerando che la stagione precedente è terminata ben oltre il 30 giugno. C'è un problema, quindi.
Eppure, Masters frena ogni tentativo di ridurre il numero di squadre per “fare spazio”. «Non penso che dovremmo essere costretti a prendere quella decisione. Sì alla crescita del calcio e alle competizioni entusiasmanti, ma non a scapito del calcio nazionale». Come se le vite dei calciatori e i loro bisogni non avessero alcun peso.
Non solo inghilterra e una lamentela
La riflessione sulla struttura dei campionati non riguarda solo l’Inghilterra. In Germania, per esempio, si è discusso se aumentare da 18 a 20 squadre il numero di partecipanti in Bundesliga. L’amministratore delegato Steffen Merkel ha chiuso la porta a ogni modifica. Al contrario, in Italia si parla da tempo della possibilità opposta: ridurre la Serie A da 20 a 18 squadre. Un'ipotesi tornata papabile proprio dopo la riforma delle coppe europee e l’introduzione del nuovo format del Mondiale per Club.
Masters non è contrario alle competizioni internazionali in sé, ma critica l’approccio della FIFA. A suo dire, la federazione non ha mai coinvolto le leghe nazionali nei processi decisionali. «È mancato un dialogo vero. Le decisioni prese da altri organi calcistici al di fuori della nostra influenza ricadono direttamente sulle leghe nazionali», ha spiegato il CEO della Premier League.
Una lamentela riguarda proprio la richiesta, respinta dalla lega inglese, di posticipare l’inizio del campionato per Chelsea e Manchester City, impegnate nel Mondiale per Club. Una decisione che ha sollevato polemiche tra i club e rischia di alterare l’equilibrio della competizione, coinvolgendo anche squadre non interessate direttamente.
A rendere ancora più complicata la situazione inglese è la presenza di due coppe nazionali: la FA Cup e la Carabao Cup (ex Coppa di Lega). Quest’ultima ha già subito modifiche (l’abolizione dei replay in caso di pareggio) nel tentativo di alleggerire il calendario. Ma non basta. La domanda che circola sempre più insistentemente è: quanto può ancora reggere questo sistema?
Masters, da parte sua, cerca equilibrio: «Dal 1994, la Premier League è composta da 20 club e 380 partite. Non abbiamo mai cambiato formula. Ora però dobbiamo ripensare il nostro calendario per far fronte all’espansione europea e globale. Ma lo faremo salvaguardando il nostro campionato».
FIFA e UEFA? Due approcci diversi
Infine, il dirigente britannico sottolinea una differenza importante tra FIFA e UEFA. Se da un lato l’organismo guidato da Infantino ha imposto nuove competizioni senza consultare le leghe, dall’altro la UEFA ha mantenuto un canale di dialogo con i campionati nazionali prima di allargare a 36 squadre Champions League, Europa League e Conference.
Una distinzione che, secondo Masters, fa tutta la differenza. «Il mio lavoro non è valutare il successo o meno del Mondiale per Club, ma capire se questi tornei abbiano un impatto sul calendario nazionale. E la risposta, oggi, è sì». Quindi, niente tagli, almeno per ora. Ma il problema resta: si gioca troppo. E a pagarne il prezzo rischiano di essere i calciatori e la qualità stessa delle competizioni. Non si può ignorare questo aspetto.







