Chelsea, l'isola infelice degli allenatori

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Chelsea, l'isola infelice degli allenatori
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Il 2026 del Chelsea si apre con l’ennesimo scossone: addio a Maresca. A Stamford Bridge il problema sembra non essere mai solo il campo. Il 2026 è iniziato da poche ore, ma ha già regalato una notizia clamorosa: la separazione tra il Chelsea ed Enzo Maresca. Una decisione che, almeno fino a poco tempo fa, sembrava impronosticabile. L’ex allenatore del Leicester era stato scelto per guidare un progetto giovane e ambizioso, supportato da un contratto lungo, valido ancora per tre anni e mezzo. Tutto lasciava pensare a un matrimonio destinato a durare. E invece no. La rottura, secondo quanto filtra dall’Inghilterra, non sarebbe legata soltanto ai risultati, ma soprattutto a divergenze interne con una parte della dirigenza. Un copione che, ormai, sembra tristemente familiare a Stamford Bridge.  Da quando Roman Abramovič ha ceduto il club e al suo posto è arrivato Todd Boehly, il Chelsea si è trasformato in una vera e propria isola infelice per gli allenatori.
Chelsea
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Chelsea, una panchina che scotta sempre

I numeri parlano chiaro. In tre anni e mezzo di nuova gestione, i Blues hanno cambiato cinque allenatori, sei considerando anche l’esperienza ad interim di Bruno Saltor. Tutto è iniziato con l’addio a Thomas Tuchel, sostituito da Graham Potter, tecnico in rampa di lancio che però è durato meno di un anno, perdendo oltre un terzo delle partite disputate. Poi il ritorno romantico, ma fallimentare, di Frank Lampard, seguito dalla parentesi Mauricio Pochettino, con cui sembrava potesse finalmente nascere un nuovo ciclo. Anche in quel caso, però, la separazione è arrivata dopo una sola stagione. Con Maresca, la sensazione era diversa. Contratto lungo, fiducia pubblica, un progetto costruito sui giovani e risultati che, tutto sommato, sono arrivati: in un anno e mezzo il tecnico italiano ha portato a casa la Conference League e il Mondiale per Club, trofei che avrebbero potuto rappresentare le fondamenta di un percorso stabile. E invece, ancora una volta, il Chelsea ha deciso di ricominciare. Ora i Blues saranno costretti a cercare l’ennesimo allenatore, l’ennesimo “uomo giusto” chiamato a rimettere ordine in un club che continua a spendere tanto ma a cambiare troppo. La sensazione, però, è sempre la stessa: a Stamford Bridge il problema non è chi siede in panchina.  E finché la linea societaria resterà questa, nessun tecnico potrà mai sentirsi davvero al sicuro.
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