Michele Paolucci si racconta

DiFrancesco Tripodi·Pubblicato
Michele Paolucci si racconta
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Ha fatto sognare migliaia di tifosi catanesi. L'immagine della sua grinta, della sua tenacia e soprattutto i suoi goal, hanno caratterizzato la sua carriera specialmente in Serie A e B. Oggi, in forza al Valour, nel Campionato Canadese, continua a far innamorare i tifosi, stiamo parlando di Michele Paolucci, ex attaccante del Catania. Abbiamo raccolto la sua intervista in esclusiva per la Redazione FT,

Ciao Michele, come é nata la scelta di giocare in Canadian Premier League? Quali sono le tue sensazioni?

Sicuramente ha inciso tantissimo la voglia di fare un'esperienza con il calcio extraeuropeo, ho visto accrescere il mio bagaglio calcistico ed anche umano. Sono rimasto piacevolmente sorpreso da tutto l'ambiente, si può lavorare e crescere molto serenamente e sono convinto che il calcio canadese abbia grandi prospettive e potenzialità.

Ti manca giocare in Italia?

Conservo tanti ricordi stupendi, tra i miei 8 anni in Serie A e le 12 stagioni tra i Professionisti, ma se devo essere sincero non mi manca, avendo trovato qui la mia dimensione perfetta.

Tra le squadre in cui hai militato c'è il Catania, ancora oggi i tifosi ti ricordano con affetto. Cosa ti hanno trasmesso i tifosi e la città di Catania?

Sin dal mio primo giorno in Sicilia nel 2008, c'é stato un imprinting, non ero neanche tanto convinto di fare questa esperienza a Catania, invece si é rivelata una scelta azzeccatissima, fin dal primo giorno c'è stata un'alchimia speciale con i tifosi, con quella gente, con quella terra.

Una città che mi ha trasmesso tutto dal punto di vista umano, professionale e privato che ha creato un legame indissolubile con la mia persona. Una città unica così come lo é quella terra, quella squadra e quei tifosi.

Qual é l'allenatore che ti ha lasciato di più a livello umano e sportivo?

A livello umano sicuramente Walter Zenga é stato quello che ho apprezzato di più, un allenatore preparato, ma anche un uomo che ha una sua visione d'insieme delle cose che ho sempre ammirato e che mi ha trasmesso qualcosa.

A livello calcistico Nedo Sonetti ha segnato in maniera importante la mia carriera. Ha creduto in me quando ero ancora un ragazzino, ad Ascoli, mi ha dato una chance e mi ha permesso di esprimermi ad ottimi livelli nel mio primo anno in Serie A.

Quale é stato il momento top e momento flop della tua carriera?

I momenti migliori della mia carriera li ho vissuti sicuramente nella mia stagione a Catania con Walter Zenga allenatore, sia a livello individuale che di squadra, ma anche la prima stagione in Canada non lo é da meno.

Vissuta a 33 anni, con una maturità diversa, in un campionato organizzatissimo e divertente, mi ha permesso di assaporare in pieno questa esperienza. La stagione più difficile è stata sicuramente nel 2010/11 quando mi trasferii al Palermo.

Non appena arrivato dopo aver esordito in casa nella vittoria contro la Juventus, la settimana dopo in allenamento mi ruppi il piede, saltai tutta la seconda parte di stagione, rientrando solo nella finale di Coppa Italia. Una stagione difficile, se potessi tornare indietro non rifarei questa scelta, senza nulla togliere al Palermo ed alla sua città, ma fu veramente un'annata complicata complice anche il mio infortunio.

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Autore

Francesco Tripodi
Francesco Tripodi

Direttore Editoriale

Fondatore e Direttore Editoriale della testata giornalistica Calciostyle.it. Nato a Roma, classe 1981.

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