Le parole di Tiberio Timperi
Com’è nata la sua passione per la Lazio?“Sono diventato laziale per spirito di contraddizione: ero circondato da bandiere giallorosse e, forse per questo, ho scelto di tifare biancoceleste. Sono cresciuto con la Lazio di Maestrelli, una squadra che mi è rimasta nel cuore per quella magia irripetibile che la contraddistingueva, ma non si può dimenticare anche quella dell'era Cragnotti, che ci ha regalato uno Scudetto. Mi piace tifare con il cuore, senza farmi troppo condizionare da tattiche o strategie. Purtroppo per via del mio lavoro non riesco a seguire tutte le partite; quindi, mi limito spesso a controllare il risultato: o gioisco, o vado avanti.”
Si aspettava un inizio così complicato per gli uomini di Sarri?
“Sinceramente no. L’anno scorso le cose non erano andate male nel complesso, quindi non mi aspettavo un avvio così difficile. Resto comunque ottimista: la stagione è ancora lunga.”
Secondo lei, perché la squadra non sta rendendo come dovrebbe?
“L’organico è più o meno lo stesso dello scorso anno, quindi le basi ci sono. Evidentemente qualcosa non funziona come dovrebbe: magari lo spogliatoio, forse la sintonia con l’allenatore...non saprei.”
La Lazio può ancora puntare all’Europa o è già tutto compromesso?
“Come dicevo, la stagione è lunga e non credo sia già tutto scritto. C’è tempo per rimettersi in carreggiata e risalire la classifica.”
Le prossime due partite, contro Atalanta e Juventus, saranno due banchi di prova importanti. Quanti punti pensa possano arrivare? “Sono molto scaramantico, quindi preferisco non rispondere. Mi appello al quinto emendamento!”
Per lo Scudetto invece chi vede più avanti? “Il Napoli, secondo me, ha ancora qualcosa in più rispetto alle altre: quella marcia, quella “cazzimma” che può fare la differenza. Se continuerà così, credo possa mettere una seria ipoteca sullo Scudetto.” Domani affrontiamo Israele in una sorta di match point per i playoff Mondiali. Quanto è importante qualificarsi? “Ce lo auguriamo tutti, è da troppo tempo che mancano le vere soddisfazioni. Per ora navighiamo a vista e incrociamo le dita. Bisogna onorare una tradizione storica, quella di andare al Mondiale a ogni costo. Evidentemente, però, c’è un problema strutturale, un po’ come succede in Ferrari. Occorre ripartire dalla base, dalla formazione nelle scuole calcio.”






