Luciano Spalletti, nella sua nuova veste di Ct della Nazionale italiana, è stato presente all'incontro Atreiu, dove ha parlato dei prossimi Europei, a Giugno 2024.
"Intanto siamo i campioni in carica..."
Cosa ci faccia Luciano
Spalletti ad
Atreiu - l'incontro promosso da Fratelli d'Italia -, sinceramente, non lo capisco,
Potendo esprimere un piccolo pensiero personale, ho scelto di occuparmi di calcio, per non occuparmi di politica.
Le mie opinioni in materia sarebbero così avversate, forse, che sfocerebbero in una lunga discussione. Ma non è questo lo spazio ne il luogo.
Spalletti ad Atreiu, dunque. Parlando dei prossimi
Europei, imminenti, in fondo, dove partiamo con un piccolo vantaggio:
"Intanto siamo i campioni in carica e non è poco. Non ci deve interessare se qualcuno crede o no in noi. I calciatori devono credere in se stessi".
In fondo, il calcio, come insegna lo stesso Spalletti, è fatto di tre sole componenti. Fisico, tecnico e relazionale. L'ultimo è decisivo per i primi due.
Il calcio relazionale è l'essere squadra. E l'
Italia dovrà essere squadra, come lo è stato il suo Napoli, lo scorso anno:
"A Napoli mi sono sentito parte di una comunità, felice di vedere napoletani felici e la città esplodere di gioia.
La felicità non è quella che abita in noi stessi, ma quella di riflesso, quella che doni agli altri".
Donare felicità e consapevolezza: insegnare. Questo è il ruolo di un tecnico, oggi, in un mondo sempre più complesso (e 'compresso'), e veloce:
"C'è l'insidia del mondo virtuale a quello corporeo fatto di abbracci veri. Ad alcuni giocatori piace più il fantacalcio che il calcio, bisogna capire prima le differenze e noi stiamo lavorando in questo senso".