Ai microfoni del sito di Gianluca Di Marzio, l'allenatore Andrea Bonatti ha ricordato i retroscena della carriera di alcuni giovani che ha allenato.
Di giovani giocatori lui se ne intende: complice la sua esperienza in Primavera alla
Lazio e alla
Juventus, dove ha allenato diversi nomi oggi famosi. Tra i "suoi" giocatori nomi come
Savona,
Mbangula,
Soulé e anche
Pedro Neto, oggi in forza al
Chelsea.
L'intervista ad Andrea Bonatti
Partendo da Savona, Bonatti chiosa: "Oggi vederlo in Nazionale è una gioia". Poi ricorda il percorso alla Juventus: "Giocava poco: al suo posto c’era
Mulazzi, stessa età e stesso ruolo. Nella stagione 2020-21 il direttore
Scaglia ha scelto per lui il percorso giusto: è andato in prestito alla
SPAL perché non avrebbe trovato minuti in Primavera alla Juve, ma fino a marzo 2021 non ha giocato neanche lì".
Da allora, molto è cambiato: "A fine prestito la Juve voleva riportarlo a casa e tenerlo, ma lui aveva ancora paura di non giocare e voleva andare via. Dove? Al Torino, che lo aveva chiamato”. Sliding door a un passo: “Poi lo abbiamo convinto a restare. Gli ho garantito che avrei puntato su di lui perché ci credevo: ho alzato Mulazzi a esterno offensivo per farli giocare entrambi.
Poi la bravura è stata tutta sua nel conquistarsi il posto ogni settimana e crescere tanto da arrivare in Nazionale".
Sempre dalla Juventus arriva il retroscena su Mbangula: "Nel periodo Covid, Samu era andato a casa in Belgio e non voleva più tornare a Torino. A lui sono molto legato, è sempre stato smart: intelligente e furbo. Quella volta siamo stati duri: ‘Tu domani vieni qui, punto: in aereo, in macchina, in bici, non ci interessa’. Eravamo lì per aiutarlo e sapevo che lui poteva aiutare noi. È tornato e si è conquistato il posto da titolare, sotto-età, in partite importanti: ad
Alkmaar contro l’AZ in un ottavo di
Youth League e poi con l’
Atalanta in semifinale scudetto”.
Pedro Neto, invece, è un caso a sé stante: semplicemente di passaggio in Serie A, ha fatto fortuna in Inghilterra. Così Bonatti, sull'arrivo del giocatore alla
Lazio Primavera: "Neto era un ragazzo con grande gamba, sveglio e voglioso di imparare, ma non mi dava la magia che più tardi mi avrebbe dato uno come Soulé. Non sembrava così pronto per giocare alla Lazio, invece ha avuto una grande carriera: i percorsi sono così, c’è chi vien fuori prima, chi più tardi e chi alla fine non riesce”.