Questa è una storia a lieto fine: dopo aver passato gli ultimi giorni asserragliato in hotel a Kiev con la sua squadra, oggi De Zerbi è rientrato in Italia.
Un viaggio di 24 ore
Alla fine, dopo un viaggio durato complessivamente 24 ore e terminato su un volo partito da
Budapest e atterrato a
Orio al Serio nel primo pomeriggio di oggi, è riuscito a rientrare in Italia l'allenatore dello Shahktar
Roberto De Zerbi. Insieme a lui, i
nove componenti italiani del suo staff.
Il suo ritorno è stato salutato con grande affetto dal presidente della
Figc Gabriele Gravina: "E' la notizia che tutti aspettavamo e che ci riempie di gioia. Dallo scoppio della guerra in Ucraina sono stato in
costante contatto con De Zerbi e gli altri italiani dello Shakhtar Donetsk per rassicurarli e coordinare la loro evacuazione".
Il rientro non sarebbe stato possibile senza la collaborazione del
presidente della Uefa: "si è trattato di un'operazione complessa che non si sarebbe potuta realizzare senza il supporto fondamentale della Uefa, nella persona del suo presidente
Alexander Ceferin, che in queste ore si è speso incondizionatamente per garantire sicurezza ai componenti della famiglia calcistica internazionale in grave pericolo a causa della guerra".
Le parole di De Zerbi
Prima di imbarcarsi sul volo per l'Italia, l'allenatore aveva condiviso attraverso i
canali social della sua squadra un importante
messaggio di pace: "Siamo quasi tornati a casa. Siamo contenti perché torniamo nel nostro paese ad abbracciare le nostre famiglie.
Non saremo mai felici finché i nostri giocatori e amici ucraini, come
tutto il popolo, saranno
liberi come noi.
Stop alla guerra. Subito".
Intervistato dal
Corriere della Sera, De Zerbi ha raccontato il
sollievo del ritorno e la
paura della guerra: "Siamo contenti di essere a casa e siamo sereni. È chiaro che dispiace per quello che si siamo lasciati alle spalle".
Ai microfoni di
Sky Sport ha ringraziato sia Ceferin che Gravina ma le parole più accorate le ha riservate al
popolo ucraino: "Stanno dimostrando un
orgoglio e una
dignità incredibile. Il popolo ucraino ci sta dando una grande
lezione".
Una lezione che ci dovrebbe dare lo sport, più che la guerra.