La nuova direttiva FIFA vieta sponsor legati a scommesse, alcol, tabacco e contenuti sensibili su arbitri e VAR per garantire neutralità e imparzialità.
FIFA: la nuova direttiva
Una nuova direttiva della FIFA arriva a riaffermare un principio importante. Gli arbitri devono restare fuori da ogni possibile influenza commerciale o visiva che possa minare la loro neutralità. Il massimo organo del calcio mondiale ha inviato nei giorni scorsi una circolare a tutte le federazioni affiliate per ribadire un concetto fondamentale, già presente nei regolamenti ma ora oggetto di un ulteriore giro di vite. Niente pubblicità di scommesse, alcol, tabacco, droghe o contenuti politici, religiosi o discriminatori sugli arbitri e all’interno delle sale VAR.
La decisione, riportata anche dal quotidiano spagnolo Marca, ha un obiettivo preciso: garantire un'immagine imparziale e "pulita" della classe arbitrale. Che sia in campo o che sia fuori. Nel concreto, questo significa che non ci potranno essere loghi di sponsor, specialmente se legati a settori sensibili come le scommesse sportive, sulle divise degli arbitri, nelle aree dedicate alla VAR o accanto ai monitor a bordocampo.
Non solo. La FIFA impone anche la rimozione di qualsiasi logo potenzialmente in conflitto con gli sponsor delle squadre in campo. Se, ad esempio, un arbitro o la tecnologia VAR dovessero esporre un marchio condiviso con uno dei club coinvolti nella partita, quel logo dovrà sparire prima del fischio d’inizio.

Ma quindi? Nel pratico?
Dal punto di vista pratico, la maglia dell’arbitro dovrà rimanere “pulita”. Nessuno sponsor sul petto. Ma solo gli stemmi ufficiali e, in formato ridotto, il logo dello sponsor tecnico, ovvero il produttore dell’abbigliamento sportivo. Stesso discorso per pantaloncini, calzettoni e scarpe: niente pubblicità.
Queste misure si applicano a livello globale, coinvolgendo tutte le federazioni membri della FIFA. Inoltre, confermano la linea dell’organizzazione. Ossia? Tutelare l’autonomia e la neutralità degli arbitri in un sistema calcistico sempre più interconnesso con interessi commerciali.
Ormai, anche le aree più “neutre” del campo rischiano di diventare veicolo pubblicitario e per questo la FIFA sceglie di mettere un punto fermo. Un arbitro non è (e non deve sembrare) un testimonial. Ogni partita deve poter essere vissuta con la certezza che chi dirige il gioco sia, almeno visivamente, lontano da qualsiasi influenza esterna. Poi che non lo sia in cuor suo, non lo possiamo sapere..







