Serie A
Roma, Gasperini: “Mi hanno dato fastidio le parole di Dybala”
Roma, Gian Piero Gasperini ha parlato durante la conferenza stampa di presentazione della gara di domani, in programma al Mapei stadium alle ore 15
Roma, parla Gasperini
Di seguito, le parole di Gasperini sulla Roma e l’imminente match contro il Sassuolo

PAULO DYBALA IN AZIONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Ci può spiegare l’esame di coscienza che la squadra deve fare? L’ha detto dopo la sconfitta contro il Viktoria Plzen… “Si tratta di un esame di coscienza che deve fare, ecco, la squadra, che si devono fare i calciatori. Oppure, se vogliamo, è anche un invito… non so se ho usato la parola giusta, ‘coscienza’, comunque, al di là del termine, l’intendimento è quello di lavorare tecnicamente e tatticamente sulla squadra, sul gioco. Non è una questione di… se ho usato ‘coscienza’ ho usato una parola sbagliata, ma era riferito al fatto di lavorare sui movimenti, sugli smarcamenti, sull’andare a occupare gli spazi, sull’attaccare le profondità, sul giocare in zone più pericolose, che sono sicuramente dentro l’area. Non è fuori dall’area, non è quella zona centrale comoda per ricevere palla, ma per gli attaccanti la zona determinante è quando sei nella prossimità dell’area, vicino all’area, dentro l’area, sulla linea di fondo. Sono questi gli spazi e le zone dove poi vai a creare i presupposti per fare gol o far fare gol. Tutto il resto è preparazione. Quindi, era intesa in questo senso. Non ho mai usato la parola ‘moscio’”.
Come mai questa squadra non riesce a rimontare? “A volte ci sono dei periodi così, altre volte invece andavamo in vantaggio noi. Però, prendendo ad esempio la partita di Firenze, siamo riusciti a ribaltarla. Devo dire che, restando a queste ultime due gare, abbiamo preso davvero due brutti gol. Però, soprattutto con l’Inter, abbiamo avuto tutta la reazione che dovevamo avere. Non siamo stati molto fortunati. L’altra sera dovevamo probabilmente fare di più, anche se la reazione della squadra c’è stata e si è vista chiaramente. Come già con l’Inter, abbiamo disputato un secondo tempo sicuramente positivo, a dimostrazione del fatto che sul piano atletico stiamo meglio”.
Sull’attacco a con la punta di ruolo? Con Ferguson è successo qualcosa? “Lui ha giocato 7 partite in campionato e 3 in coppa, quindi 10 in totale, e ha partecipato a 9: l’unica che non ha giocato è stata quella di Firenze. Le cose di cui si parla non sono legate al campo, su tutto il resto si può dire o contare ciò che si vuole. Lui ha sempre dato dimostrazione in campo di voler dare delle risposte, anche se in questo momento le risposte non sono state positive, in modo abbastanza evidente. Se devo dire la verità, ieri per la prima volta in questa stagione ho visto da parte sua un allenamento giusto. È un ragazzo di 21 anni che non arriva da campionati straordinari, viene da un contesto in cui non ha quasi mai giocato, e in questo periodo ha giocato più che in tutta la scorsa stagione. Probabilmente, in un altro campionato, in un altro Paese, in un’altra dimensione, ragazzi così giovani possono attraversare periodi molto bassi di rendimento. Però bisogna sempre essere pronti a dargli fiducia e ad aspettare che abbiano una reazione. Se poi mi chiedete delle spiegazioni, non si può sempre spiegare tutto: si aspetta, si lavora, si fa, e le risposte devono arrivare dal campo, non da altro. Sul fatto di giocare con o senza un centravanti, io non interpreto il calcio pensando che il numero nove debba essere per forza alto o grosso: si può giocare in tanti modi. L’importante è trovare l’efficacia. Non è necessario avere sempre un centravanti di statura o di grande fisicità. Il calcio è pieno di esempi: quello che conta, secondo me, sono altre cose, altre situazioni — più tecniche, di velocità, di tiro, di abilità nel calciare, nel colpire, nello scambiare, nel triangolare. Ci sono tante variabili. Se hai un giocatore là davanti che ti risolve tanti problemi, la strada è molto più corta”.
Le ha dato fastidio quanto dichiarato da Dybala? Giocherà titolare domani? “Sì, anche perché non la ritenevo assolutamente vera, giusto? Poi dopo, insieme a tutti gli altri ragazzi, parlando nello spogliatoio, a volte — soprattutto a fine partita — le parole magari non sono quelle che vogliono realmente rappresentare ciò che si intende dire. Però era abbastanza chiaro il senso del discorso. La parola ‘mosci’ non esiste, la parola ‘sottovalutazione dell’avversario’ in questa squadra non esiste, perché questo gruppo non lo merita. E ci tengo a ribadirlo: non lo merita. Questo gruppo, sì, possiamo dire che a volte ha dei limiti, e possiamo accettarlo, perché capita di commettere degli errori e dobbiamo saperli accettare. Ma sotto il profilo comportamentale è un gruppo molto forte, molto sano, e da quel punto di vista non si giustificano mai le sconfitte. L’atteggiamento non sarà mai sbagliato, e non dovrà mai esserlo. Perché, se lo fosse, allora sì che sarebbe un problema. Dybala sta bene, può giocare. Per quello che vedo io, lui ha una buona resistenza, una buona tenuta, come tutti i giocatori di livello. L’unico problema è che stia bene, che non abbia problemi fisici. Quando sta bene, anche sul piano tecnico non ha difficoltà. Anche lui deve cominciare a presidiare l’area, a fare gol, a fare assist: queste sono le cose importanti, perché lui è un attaccante, non serve che giochi a centrocampo, come fanno i centrocampisti. È un giocatore che può partire anche da più lontano, magari nel disimpegno o nella fase di reazione, però è essenzialmente un attaccante. È un giocatore che vale tanto quando fa gol, quando serve assist, quando crea pericoli, quando attacca la porta, quando tira in porta. E adesso sta bene, sta molto bene, e questa è una cosa che mi fa ben pensare.
In queste ultime partite abbiamo visto tanti cambiamenti nel reparto difensivo, che era forse la certezza maggiore. Immagino per necessità, per ampliare le rotazioni e verificare i calciatori. Tuttavia, penso a destra a Ziolkowski, che era stato presentato come ricambio di Mancini ma è stato impiegato largo; a sinistra Wesley, che è arrivato nel secondo tempo ma a destra aveva dato risposte migliori. Vorrei capire che tipo di risposte ha avuto lei da questi cambiamenti e se, nei due approcci con Inter e Plzen, pensa che abbiano creato un po’ di confusione, perché alcuni errori individuali sono sembrati legati proprio a questi spostamenti di ruolo.
“Sono d’accordo, assolutamente. Ci sono stati tanti cambiamenti, ma bisogna considerare anche il numero di partite ravvicinate. Alla fine, Ziolkowski ha giocato mezz’ora l’altra sera e anche qualche minuto a Firenze, ma stiamo scendendo in campo ogni tre giorni: è normale dover fare qualche rotazione in difesa. Per il resto, ho sempre schierato Celik, Hermoso e Mancini, con qualche cambio. Wesley, ad esempio, ha giocato a sinistra con l’Inter molto bene, come Celik dall’altra parte. Tutti questi adattamenti di ruolo sono normali: Wesley è destro ma può giocare anche a sinistra, come spesso accade in tante squadre. Secondo me ha fatto due ottime partite, e questo è quello che conta davvero. Non li ho messi fuori ruolo, semplicemente ho adattato alle necessità del momento. È chiaro che, giocando ogni tre giorni, a volte serve inserire un attaccante in più o modificare l’assetto, adattando qualcuno a fare l’esterno, come è stato per esempio con Soulé. Questo è l’effetto dei cinque cambi: a seconda di come va la partita — se vinci, se perdi, se devi rimontare — non si può essere rigidi. Esce uno, entra un altro, e di conseguenza cambiano anche le posizioni. Bisogna essere flessibili, fa parte del calcio moderno.”
Lei molto spesso ha detto che determinate scelte di formazione sono dettate da situazioni d’emergenza. Secondo lei, in questo momento ci troviamo davvero in una situazione d’emergenza, al punto da far giocare con il falso nove e tenere in panchina dei titolari in quel ruolo? Oggi si sente di dire che la sua squadra è un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Si immaginava di trovarsi in questa posizione di classifica? È soddisfatto? “Sì. Beh, io ho tre figurine… Stiamo battagliando. Questo è un campionato tosto. Avete visto ieri? Il Pisa è andata a vincere con la prima in classifica. È un campionato dove bisogna mettersi lì, convinti. Non è facile avere grande continuità di risultati: ogni partita, in Italia, fa la differenza. Ci sono tante squadre molto vicine. Io non ho tempo di abbattermi per una partita persa: per quanto mi dispiaccia e mi dia fastidio, dobbiamo pensare subito a quella successiva, perché siamo lì. Tutto il resto va bene: si può dire tutto e il contrario di tutto, ma noi dobbiamo guardare dentro noi stessi, cercare di migliorare e fare dei passi avanti. In questo momento abbiamo una difficoltà principale — perché possono essercene tante — ma la più evidente è quella di fare gol, soprattutto in casa. Ed è la prima cosa che dobbiamo risolvere. Non c’entra il falso nove o il centravanti di ruolo: chi sta bene, chi sa calciare, chi sa stoppare, chi sa premere, chi ha fame e va a far gol, gioca. Gli esempi nel calcio sono infiniti: ci sono squadre che hanno fatto gol con o senza centravanti, con punte di movimento o di stazza. L’importante è trovare la strada giusta, perché se non si segna, il calcio perde la sua essenza.”
Lei ha detto che se uno ha un centravanti forte, la strada per migliorare in attacco è più corta. Ha anche ribadito, però, che la squadra è questa e che bisogna migliorare con i giocatori che ha a disposizione, senza disperarsi. Le chiedo allora: questo attaccante forte, nei prossimi mesi o a gennaio, lo sta cercando? È una volontà sua, della società o della dirigenza? “Non credo che a gennaio ci siano cose fantastiche, questa è la mia esperienza. L’importante è la caratteristica. In attacco contano le caratteristiche: gli attaccanti esterni, le punte centrali, dipende da cosa ti serve. Forse si può valutare qualcosa, ma non credo che a gennaio si presenti una grande opportunità. In questo momento, però, non sto nemmeno pensando al mercato: sto pensando a migliorare questa situazione che ci sta penalizzando e che, per certi versi, ci fa apparire anche peggio di quello che siamo. È chiaro che la sconfitta in Europa League dell’altra sera brucia, fa male. Già perdere con l’Inter ci aveva dato fastidio, ma perdere l’altra sera, contro una squadra che non avremmo dovuto perdere, pesa. Tuttavia, giocando ogni tre giorni, l’unico obiettivo è migliorare. Anche attraverso esperimenti, come diceva lei, e attraverso delle prove. Molti giocatori sono stati fuori: Dybala è mancato per due settimane, altri hanno avuto problemi. Bisogna provare, andare in campo e vedere cosa succede, più che in allenamento, perché non c’è il tempo. Si lavora sulle partite e da lì si costruisce. E poi ci sono gli attaccanti: ne abbiamo sei o sette, quindi l’unica cosa è alzare l’efficacia attraverso il lavoro quotidiano”.
I due giocatori in particolare, Ziolkowski e Dovbyk, non hanno disputato una partita così positiva. Come ha reagito Dovbyk in questi due giorni ai fischi ricevuti all’Olimpico? E come li ha visti entrambi? “I fischi, quando si perde in casa, ci stanno. Ci stanno per un giocatore, come per tutti quanti. La reazione deve essere quella di rifarsi subito, di andare in campo nella partita successiva e prendersi gli applausi. Finché un giocatore è nella Roma, da parte mia va sostenuto: i fischi fanno riferimento alla prestazione, ma da parte mia va spinto e portato avanti chiunque. Ognuno deve reagire dopo una partita non positiva, lavorare e migliorare. L’obiettivo resta sempre uno: crescere e migliorarsi. Siamo ancora in una fase iniziale, ma credo che rispetto alle altre squadre abbiamo buoni margini per fare meglio. Non è una cosa così difficile: possiamo solo migliorare”. Queste le parole di Gasp sulla Roma
Serie A
Bologna, Tedesco in bilico: le ore che cambiano lo scenario a Casteldebole
Il futuro di Domenico Tedesco sulla panchina del Bologna si è complicato nel giro di poche ore: alla fiducia filtrata in mattinata è seguita, nel pomeriggio, una serie di valutazioni interne sulla sua posizione. Nessun esonero, però, è stato ufficializzato.

DOMENICO TEDESCO, CT DEL BELGIO, DURANTE LA PARTITA DI UEFA NATIONS LEAGUE TRA ITALIA E BELGIO (FOTO DI EMMANUELE CIANCAGLINI/GETTY IMAGES)
Bologna-Tedesco, cosa cambia nel giro di poche ore
La mattinata del 15 settembre si è aperta con il confronto previsto a Casteldebole tra il tecnico e i vertici rossoblù. Sul tavolo l’avvio negativo in campionato e, soprattutto, la prestazione offerta nella sconfitta contro il Napoli.
Le prime indiscrezioni descrivevano ancora una società intenzionata ad analizzare la crisi insieme al proprio allenatore, senza mettere subito in discussione la panchina. Nel corso del pomeriggio, tuttavia, lo scenario è diventato più delicato: sarebbero emerse valutazioni sulla posizione di Tedesco all’interno del club.
Il condizionale resta d’obbligo su questo punto. Il tecnico non è stato esonerato e, al momento della pubblicazione, non esiste un comunicato ufficiale del Bologna che annunci una separazione.
Un punto in quattro giornate: i numeri della crisi rossoblù
A spiegare l’aumento della pressione è soprattutto la classifica. Dopo quattro giornate di Serie A 2026/27, il Bologna occupa il 16° posto con un punto, senza vittorie e con appena 2 gol segnati.
Il percorso è netto: 0-1 contro la Lazio, 0-1 con l’Atalanta, 2-2 contro il Sassuolo e 0-1 a Napoli. Tre sconfitte di misura, ma anche tre gare chiuse senza segnare.
Il dato offensivo resta il più evidente. Le uniche reti rossoblù sono arrivate nel pareggio con il Sassuolo, firmate da Roberto Piccoli e Artem Dovbyk.
Dopo il ko del Maradona, anche il vice allenatore Andrea Tarozzi ha riconosciuto il problema: «Abbiamo creato troppo poco, anche rispetto alle nostre ultime partite».
Le parole di Fenucci, undici giorni prima
Il possibile cambio di scenario pesa ancora di più alla luce di quanto dichiarato dal club a inizio settembre. Il 4 settembre l’amministratore delegato Claudio Fenucci aveva definito la stagione un anno di ricostruzione, indicando la top 10 come possibile traguardo e chiedendo pazienza per il nuovo corso.
Sul tecnico, in particolare, era stato chiaro: «Abbiamo un allenatore nuovo che dovrà avere il tempo di lavorare, come lo ebbero Thiago Motta e Italiano: e lo avrà». Tedesco, del resto, è arrivato a Bologna soltanto il 2 giugno 2026, con un contratto fino al 30 giugno 2028 e opzione per un’ulteriore stagione.
Un eventuale cambio dopo quattro giornate rappresenterebbe quindi una svolta molto anticipata rispetto al progetto impostato appena tre mesi fa.
Il Torino sullo sfondo, ma prima la scelta su Tedesco
Il prossimo impegno di campionato sarà Bologna-Torino, sabato 19 settembre alle 15 al Dall’Ara. Tedesco, sulla carta, deve ancora scontare la seconda delle due giornate di squalifica ricevute dopo l’espulsione contro il Sassuolo, sanzione accompagnata da un’ammenda di 5.000 euro.
Dopo quanto emerso il 15 settembre, però, il primo interrogativo non riguarda più soltanto la sua presenza fisica in panchina contro i granata. Il Bologna deve prima decidere se proseguire con l’allenatore a cui, undici giorni fa, aveva pubblicamente promesso tempo, oppure cambiare strada dopo un avvio da un punto in quattro giornate.
La posizione di Tedesco è ormai un tema concreto in casa rossoblù. L’esonero, invece, resta al momento un’ipotesi e non un fatto ufficiale.
Serie A
Como-Parma, le probabili: Kean dal 1′ dopo la Champions
Le probabili formazioni di Como-Parma. Fabregas applica il turnover con Kean e Rodriguez, Cuesta conferma la difesa a tre.

LA GRINTA DI CARLOS CUESTA CHE PUNTA IL DITO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Turnover Como, Fabregas ruota gli uomini dopo l’Europa
Archiviata la storiche e dispendiosa serata di Champions League, il Como si rituffa nel campionato con la necessità di gestire le energie psicofisiche dell’organico. Cesc Fabregas ha predisposto una serie di avvicendamenti in tutti i reparti per affrontare il Parma. In difesa, davanti all’estremo difensore Butez, Kempf si candida a far rifiatare Chalobah al fianco di Ramon, mentre le corsie esterne vedranno il probabile debutto dal primo minuto del giovane Kaiki a sinistra e l’impiego di Smolcic a destra.
In mediana si ricompone la cerniera composta da Perrone e Da Cunha per garantire equilibrio. Sulla trequarti, a supporto della punta centrale Moise Kean, agira il tridente formato da Jesus Rodriguez al posto di Diao, Nico Paz al centro e la conferma dell’ispirato Baturina sulla fascia sinistra.
Le scelte del Parma, Cuesta insiste sulla difesa a tre
Sul fronte opposto, il tecnico del Parma Carlos Cuesta appare orientato a proseguire con il modulo tattico a tre difensori. A protezione del portiere Corvi agirà la linea composta da Troilo al centro, affiancato da Delprato sul centro-destra e da Diego Carlos sul centro-sinistra, con quest’ultimo in vantaggio nel ballottaggio con Valenti.
La linea di centrocampo vedrà Britschgi e Valeri presidiare le corsie esterne, mentre la regia sarà affidata all’alternanza tra Keita e Ordonez, con Fabbian a garantire gli inserimenti offensivi. In attacco restano aperti i dubbi principali. Lo staff emiliano valuta l’impiego del tandem formato da Romero e Toure, pur mantenendo viva l’ipotesi di confermare dal primo minuto l’ottimo stato di forma di Lontani.
Serie A
Bondo dice no all’estero e sceglie il Milan: ora chiede spazio ad Amorim
Il francese ha rifiutato alcune opportunità all’estero e ha chiesto formalmente di tornare ad allenarsi con la prima squadra. Il club deve rispondere entro cinque giorni.

WARREN BONDO DELL’US CREMONESE CONTROLLA IL PALLONE (FOTO DI SPORTINFOTO/DEFODI IMAGES/DEFODI VIA GETTY IMAGES)
Warren Bondo ha scelto di restare al Milan e ora vuole giocarsi le proprie possibilità a Milanello: dopo un’estate trascorsa ad allenarsi separatamente e alcune proposte estere rifiutate, il centrocampista francese ha chiesto formalmente di essere reintegrato nel gruppo della prima squadra. La decisione passa ora al club, chiamato a rispondere entro cinque giorni.
Il mercato avrebbe dovuto portarlo lontano dai rossoneri. Bondo ha invece scelto di non accettare le ultime possibilità di trasferimento e di restare almeno fino a gennaio.
Da esubero in cerca di una sistemazione, il classe 2003 vuole adesso provare a riconquistare spazio in rossonero.
Un’estate fuori dal gruppo
Bondo è rientrato a Milanello dopo la stagione trascorsa in prestito alla Cremonese, ma non è stato convocato da Rúben Amorim per il raduno estivo.
Il centrocampista si è allenato separatamente mentre il club lavorava alla sua uscita. Negli ultimi giorni della sessione erano emerse diverse possibilità, anche all’estero, senza però arrivare al trasferimento.
La situazione è cambiata definitivamente dopo la chiusura dei principali mercati europei.
Bondo rifiuta l’estero e resta al Milan
Tra le ultime possibilità rimaste aperte c’era la Turchia. Il francese ha rifiutato due proposte provenienti dalla Süper Lig e ha deciso di proseguire la stagione in rossonero almeno fino alla finestra di gennaio.
Una scelta che cambia anche il suo obiettivo immediato.
Bondo non è più in attesa di una destinazione: vuole tornare a lavorare con la prima squadra e provare a modificare sul campo una gerarchia che durante l’estate lo aveva lasciato ai margini.
La richiesta di reintegro
Il 10 settembre i legali del giocatore hanno compiuto il passo successivo, inviando al Milan una PEC con la richiesta formale di reintegro nel gruppo della prima squadra.
Il club ha cinque giorni per fornire una risposta.
Per il centrocampista il ritorno agli allenamenti con i compagni rappresenta il passaggio necessario per giocarsi le proprie carte con Amorim. Dopo aver scelto di restare, Bondo vuole trasformare i prossimi mesi in una nuova opportunità all’interno del Milan.
Un investimento da 10 milioni più bonus
La situazione riguarda un giocatore sul quale i rossoneri avevano investito poco più di un anno e mezzo fa.
Bondo è arrivato dal Monza nel febbraio 2025 a titolo definitivo per circa 10 milioni di euro più 2 di bonus, firmando un contratto valido fino al 30 giugno 2029.
Nella seconda parte della stagione 2024/25 ha trovato poco spazio al Milan, raccogliendo 4 presenze in Serie A e 164 minuti.
Da qui la scelta del prestito alla Cremonese nell’estate successiva, con l’obiettivo di garantirgli maggiore continuità.
I numeri della stagione alla Cremonese
Con la Cremonese il minutaggio del francese è cresciuto in maniera significativa.
Nella Serie A 2025/26 Bondo ha disputato 27 partite per complessivi 1.771 minuti, senza gol né assist.
Un’intera stagione nel massimo campionato gli ha permesso di accumulare esperienza prima del ritorno a Milanello, dove però Amorim lo aveva inizialmente escluso dal progetto tecnico.
Ora il classe 2003 vuole utilizzare proprio il percorso fatto a Cremona per costruirsi una nuova possibilità in rossonero.
Bondo prova a riaprire la sua storia con il Milan
Il mercato non ha prodotto la separazione prevista all’inizio dell’estate. Bondo ha poi rifiutato le ultime possibilità all’estero e ha scelto di restare a Milano.
Il passo successivo è la richiesta di reintegro.
A 22 anni, con una stagione da oltre 1.700 minuti in Serie A alle spalle e un contratto fino al 2029, il francese vuole tornare a competere per un posto nel centrocampo di Amorim.
La traiettoria dell’estate si è quindi ribaltata: Bondo non cerca più una via d’uscita dal Milan. Ha scelto di restare e ora vuole giocarsi sul campo la possibilità di cambiare la propria posizione nelle gerarchie rossonere.
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