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Roma, la prima di Gasperini: “La pressione è anche forza, vedo entusiasmo. Ho la sensazione di aver fatto la scelta giusta”

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Roma, Gasperini

Gian Piero Gasperini, nuovo allenatore della Roma, si è presentato per la prima volta ai tifosi ed ai giornalisti. L’era di Gasp è pronta ad iniziare.

Nonostante le notizie che hanno scombussolato un pò l’ambiente, oggi è il Gasperini Day a Roma. L’ex tecnico dell’Atalanta si è presentato in conferenza stampa ai suoi nuovi tifosi, accompagnato da Claudio Ranieri, dirigente senior del club giallorosso.

Gasperini ha firmato con la Roma un contratto di tre anni, fino al 2028. L’obiettivo, neanche troppo nascosto, è quello di tornare in Champions League, competizione a cui il club giallorosso manca da troppo tempo.

Roma, Gasperini

GIAN PIERO GASPERINI SORRIDENTE ( FOTO FORNELLI/KEYPRESS )

Roma, le prime parole di Gasperini

Ranieri:

“Buongiorno a tutti. Credo che per la prima volta vediate due allenatori insieme. Io, fino al 30 giugno, sono ancora l’allenatore, quindi non sbagliate. Mi avete anche dato del bugiardo quando mi è stato chiesto: “È Gasperini?”. Ho risposto di no. Perché non era ancora Gasperini. L’ho contattato io, gli avevo chiesto la disponibilità e lui mi ha detto: “Perché no?”. Ma da lì a dire che fosse lui, insomma, ce ne correva di tempo e di cose. I Friedkin hanno scelto lui perché è un allenatore che sta facendo benissimo. Ovunque è andato ha fatto bene: Crotone, Genova, e poi l’Atalanta… lo sappiamo tutti. È un allenatore che riesce a cambiare la fisionomia di un atleta, riesce a rendere ottimi determinati giocatori. È quello che tutti noi speriamo.

Lui è consapevole delle difficoltà che incontreremo nei prossimi due mercati, ed è proprio per questo che, quando si è detto che sarebbe arrivato, io ho scelto di farmi da parte. Perché restare io e perdere un altro anno di tempo? Invece, era giusto iniziare la costruzione con lui fin da subito. Gian Piero è stato chiamato per cominciare a costruire qualcosa che speriamo tutti possa dare frutti importanti. Ha una personalità forte, è schietto, dice le cose in faccia, anche a brutto muso a volte – ma fa parte del carattere di ognuno di noi. Io stesso, poche volte, vi ho detto le cose a brutto muso, perché fa parte del mio carattere. Ma riuscivo a restare nel mio.

Capisco il vostro lavoro, capisco che è un lavoro difficile trovare la notizia tutti i giorni, e voi siete bravissimi perché vi portate avanti. Adesso ci direte anche chi sarà il nuovo direttore sportivo, così possiamo andare avanti. Con tutto questo voglio appunto presentare qui Gian Piero. Lo conoscete tutti per quello che ha fatto, per cui Gian Piero è qui con noi. Grazie per essere venuti. Grazie”.

Gasperini

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Friedkin le ha chiesto come si fa a stare stabilmente in Champions League? Si è dato una risposta al perché la Roma non sia mai entrata in Champions League in questi anni?

“Io ho chiaramente i primi contatti dovuti con Claudio e lui mi ha descritto benissimo per filo e per segno quello che è la realtà di Roma, della squadra e di questa società e le vicissitudini che ci sono state, alcune positive altre negative in questi anni e poi ho avuto modo di incontrare la proprietà e ho incontrato delle persone che hanno un grande entusiasmo sulla Roma, non so se questo traspare, ma dalle parole che ho avuto io con loro ho detto che loro spendono molto tempo sulla Roma e nei loro pensieri hanno indubbiamente dei progetti ambiziosi che hanno fatto fatica fino a questo momento a raggiungere e che hanno individuato in me, attraverso Claudio, la possibilità di creare qualcosa di costruttivo e di forte.

Ci siamo confrontati anche su quelle che sono un po’ le loro idee, è chiaro che loro sanno benissimo di questa situazione di fair play finanziario e di questi primi due mercati, però è anche una società, una proprietà molto forte che ha intenzione di investire nella Roma, ma di investire bene, in modo un po’ più sostenibile di quello che è stato magari in questi anni precedenti. E soprattutto vogliono riportare la Roma in alto e questo mi sembra molto sufficiente per poter avere avuto un’impressione molto favorevole e positiva”.

Ranieri

Il nuovo DS?

“Ci sono vari nomi, la società farà la scelta migliore”.

Il suo rapporto con Gasp?

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“Era antipatico anche a me, gliel’ho detto. Tra i tanti nomi, ho fatto il suo: Roma ha bisogno di un personaggio forte, che vuole migliorare. Non sraà facile, per questo gli diamo un anno per farsi capire. Serve pazienza. Il mio rapporto sarà di un amico che sta in disparte e se serve proverà a risolvere”.

Gasperini

Cosa l’ha convinta a venire qui? Che timori vede?

“Tutti quanti, da quando sono arrivato, mi mettete un po’ in guardia su questa situazione di Roma, di una città difficile calcisticamente dove è complicato raggiungere degli obiettivi, per tutta una serie di motivi, di ragioni. Io credo che questa debba essere una forza, non una debolezza. Il fatto che voi siete in tanti, poi mi parlano delle radio, poi mi parlano della pressione, però io da fuori vedo un grande entusiasmo, una grande voglia di calcio, una grande voglia di raggiungere obiettivi. Io penso e credo che tutte queste energie e tutte queste forze vadano probabilmente incanalate nel modo migliore. Se adesso, come dicevate prima, negli ultimi sei anni, o anche in precedenza, ci sono state difficoltà a raggiungere magari degli obiettivi sperati, probabilmente possiamo correggere qualcosa, no? Possiamo portare qualcosa in una direzione giusta che consenta magari alla Roma di essere più forte, più competitiva, anche perché le energie che si vedono sono straordinarie.

Se Napoli è riuscito negli ultimi tre anni a vincere lo Scudetto, se Parigi è diventata la capitale d’Europa non più solo per il turismo ma anche per il calcio, cosa che fino a 15 o 20 anni fa non era, probabilmente vuol dire che si può fare anche qui, non solo a Torino, Milano o altrove. È chiaro che per poterlo fare bisogna costruire il mondo giusto, mettere tutte le situazioni nella spinta giusta. Siccome anche tutti quanti voi siete tifosi della Roma, quindi volete tutti il meglio per la Roma, come del resto lo vuole chi lavora dall’altra parte. Se riusciamo a fare questo siamo un po’ più forti”.

Ranieri

Come è andata la trattativa?

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“Ci siamo sentiti, poi a fine campionato di nuovo. Ci siamo incontrati a Firenze… è noto. C’è stat subito sintonia, è motivato ed entusiasta. Sono contento e soddisfatto. Bisogna lavorare, ci sarà un cambio di mentalità. Io sono stato un fratello maggiore per la squadra, li ho stimolati senza accusare nessuno. Con alcuni ci sono riuscito, con altri meno. Fa parte del ruolo. I calciatori vogliono una persona schietta come Gasperini”.

Che si aspetta tra tre anni?

“Andare in Champions, poi il campionato. Ma ora siamo alla base, in una nuova nascita. I Friedkin hanno speso tanto e vogliono farlo ancora. Stanno andando avanti sullo stadio. Si vuole portare il brand Roma in alto. Questo ci ha fatto innamorare”.

Gasperini

Sul feeling con i tifosi.

“Il feeling con i tifosi, io credo che ci sia, c’è sempre stato. Roma è Roma, ma mai come Roma. Se rientra una parte mia, è chiaro che è inutile nascondersi: quello che conta sono i risultati. Poi bisogna capire quali sono i risultati. Io credo che noi dobbiamo porci prima di tutto l’idea – ed è quello che mi ha spinto veramente in modo forte ad affrontare questa realtà – che possiamo fare qualcosa di giusto, possiamo alzare il livello. Certo, se parto dai risultati che ha fatto Claudio nelle ultime 22-23 giornate, sono stati straordinari, ma questo significa una cosa: quello che conta più di tutti è la squadra. E lui ha dato una dimostrazione fondamentale.

Al di là dei singoli, che sono sicuramente importanti, però gli stessi giocatori che erano in grandissima difficoltà di risultati, riuscendo ad avere un po’ più di atteggiamento anche per la squadra, è stato molto bello anche vedere tutti quelli che erano in panchina, come aiutavano, come spingevano. Questo è un valore da difendere, da mantenere, ed è la base sulla quale si può fare squadra e con la squadra poi ottenere il meglio. Non è che si possa, in una piazza come Roma, fare programmi a dieci anni. Si deve essere molto più veloci, molto più concreti. Però è anche vero che bisogna prendere la base di quella che è oggi e cercare di fare da lì un punto e cominciare a far crescere una squadra, sperare e volere fortemente che i tifosi si identifichino in quella squadra: per come gioca, per come affronta gli avversari, per come vince. E questo credo sia il primo punto che mi impongo, poi il resto viene di conseguenza”.

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Ranieri ha detto che lei sa cambiare la fisionomia di alcuni giocatori. Crede di poterlo fare con Dybala?

“Non dobbiamo cambiare la fisionomia di Dybala, è un giocatore che va bene così. Io spero che Dybala stia bene. Spero che Dybala abbia sempre una buona salute e una buona condizione. Per lui, come per tanti altri giocatori, è chiaro che c’è un prospetto di squadra che deve essere molto identificata in tutti i componenti, come è stata la Roma nella seconda parte, dove tutti spingono nella stessa direzione, al di là dei personalismi.

E poi ci sono i singoli, sui quali, con lo staff e con tutti quanti, ci mettiamo a disposizione per cercare di migliorare un po’ di condizione, un po’ di tecnica, un po’ di tattica, un po’ di personalità. Se riesci ad alzare il livello anche dei singoli, la squadra ne trova giovamento. Questo fa parte del mio lavoro da sempre, forse perché ho fatto anche tanto il settore giovanile, quindi questo mi ha aiutato a lavorare anche sulla prospettiva dei giocatori. Gli obiettivi sono questi. Non ci sono giocatori che non sono adatti a giocare. Devono stare bene. Dybala, quando sta bene, è un grande giocatore. Quando ha delle difficoltà, anche a voi piace meno. E quindi noi dobbiamo cercare di far stare bene i giocatori il meglio possibile”.

Lei ha costruito tanti attaccanti forti.

“Lo erano già, non ho fatto nulla se non tirare fuori il meglio da loro. Fa parte del mio modo di giocare, le mie squadre hanno fatto tanti gol. Si tratta di una mia caratteristica da riproporre anche qui. Partiamo da quello che c’è, poi sul mercato vedremo più avanti”.

Cosa si aspetta da questa stagione?

“Il massimo sarebbe la qualificazione in Champions, per lo scudetto è presto. Voglio rendere la squadra più forte, con giocatori internazionali e con un nocciolo duro nel gruppo. Questo ci porterà a trattare giocatori in futuro che ora non possiamo permetterci. Ora mi auspico questo, con una base solida nel gruppo, con giocatori anche giovani. Questa può essere la forza”.

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Ranieri

Cosa ha chiesto a Gasp?

“Di fare Gasperini… Percassi dopo il quarto anno chiedeva sempre la salvezza, noi non saremo a quel livello, ma gli chiediamo di fare bene. I tifosi si identificheranno, ci vorrà tempo. Se andavamo in Champions, avremmo incontrato tutte grandi squadre e non siamo pronti per questo. Ma siamo agguerriti per l’Europa League. Mi auguro un bel percorso. Uniti, con la consapevolezza di dover ingoiare amaro. Ho detot a Gasperini che i tifosi vogliono vedere la squadra combattente anche nel perdere”.

La questione Nazionale? Cosa può dirci?

“Si è detto tutto, rispetto l’Italia ma sono della Roma”.

Ci spiega la questione del rinnovo di Svilar?

“Ha fatto Ghisolfi, io ho solo chiamato dicendo che si può far bene. Sia lui che noi siamo ambiziosi per qualcosa di importante, ho fatto solo questo”.

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Ci spiega il FFP?

“Ci sono dei paletti, dobbiamo rientrare, ma sono sicuro che ci riusciremo. Dal 2026 potremo operare con più serenità. Io sono fiducioso, ci sono due mercati in cui bisogna stringere i denti. Ci sono squadre che spendono tanti milioni per ragazzi, noi non possiamo farlo. Dobbiamo fare il meglio possibile, parlo per il calcio italiano”.

Qual è la composizione migliore a livello societario?

“Non posso sapere se verrà inserito qualcun altro. A livello calcistico la base c’è, arriverà un nuovo DS. Per il resto, non sta a me deciderlo”.

Gasperini

Cosa è cambiato rispetto all’esperienza all’Inter?

“Devo dare segnali importanti per prendere la gente e portarla dalla tua parte, dare un’identità. Questa è l’ambizione più grossa, la sinergia tra squadra e tifo. Solo così superi le difficoltà, il campionato è tosto con squadre emergenti e in rialzo. C’è una corsa alla Champions per creare un gap con le rivali. Quando entri in una piazza come Roma serve farlo forte: con una squadra che ti segue e un ambiente forte. Solo così migliori”.

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C’è qualcuno sacrificabile? Penso a Paredes

“Partiamo da ciò che c’è visti i risultati e lo spirito dimostrato. Non possiamo essere gli stessi, è normale che mi aspetto un mercato in entrata che possa portare migliorie e alzare il livello. Mi aspetto anche una base solida nel gruppo. Fa tutto parte di un mix. Mi auguro che la Roma possa avere figure che possano portarla più in alto”.

Quale caratteristiche cerca?

“I giocatori spesso vanno costruiti in casa, prendendo profili emergenti per farli crescere. Per essere una squadra d’alto livello serve che siano calciatori internazionali, di spessore e di valore. Questo è il programma, anche con giocatori ad oggi emergenti. Penso a Mancini e Cristante, oggi sono internazionali. Questi ragazzi devono avere l’obiettivo di fare la stagione migliore possibile. Non è il momento di accontentarsi, anche se hai 22 o 30 anni. Questo deve essere lo spirito. Parto da una base forte, grazie a Claudio. Con lui c’è stato un cambio di risultati e di prestazioni. Non è sufficiente difendere le posizioni”.

Cosa può dirci di Pellegrini e Soulé?

“Devono avere lo spirito di fare la migliore stagione. A tutti piace il pellegrini che entrava e faceva gol. Soulé è un attaccante e serve fare gol e assist. Oggi nel calcio moderno devi saper anche difendere, devi essere squadra. Quanto fatto dal PSG è straordinario, ha raggiunto il massimo senza campioni ma con ragazzi cresciuti in casa. Anche il Napoli è un esempio, la Roma stessa. Questi sono i principi. Oggi il calcio cambia velocemente, devi andare all’estero. L’Atalanta ha vinto l’Europa League dopo 25 anni, dal 2010 nessuna vince la Champions. Serve levarsi i luoghi comuni”.

C’è stato l’inserimento della Juve?

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“Sì, ma ho avuto la sensazione che la Roma fosse la scelta giusta per la mia carriere e per il mio modo di fare calcio. Questo è quello che cerco, di cui ho bisogno. Sono convinto di aver preso la scelta giusta”.

Le cose con Juric non sono andate bene, ha capito quali sono stati gli errori del croato?

“La mia esperienza è diversa, con Juric abbiamo condiviso tanto insieme. Sono passati tanti anni, le esperienze sono state diverse. Il mio modo di vedere calcio si è evoluto. Ci sono due aspetti: la ri-aggressione del pallone o aspettarla. Io preferisco avere il pallone, ma non è sempre possibile: serve saper fare tutto. Per me è stato un metodo vincente, ma ora lo fanno in tanto e serve duttilità. Su Juric non so cosa non ha funzionato”.

Cosa proverà a sfidare l’Atalanta? Un suo pregio e un suo difetto?

“C’è tempo per quello. Io lavoro tanto, mi piace farlo. Mi piace convincere i calciatori, senza imporre nulla. Molti risultati sono arrivati grazie a questo e poi alle prestazioni. Un difetto? Faccio fatica a trovarli (ride, ndr), forse me la prendo troppo…”.

Ci può spiegare la sua preparazione estiva? Sarà “alla Zeman”?

“Non ho mai fatto un gradone. Con le mie preparazioni non è mai morto nessuno (ride, ndr). L’importante è che i calciatori si divertano e si sentano fortunati nel fare questo lavoro. L’allenamento è fondamentale, sarà fatto in funzione di stare bene e migliorarsi. Non può essere un problema, ma bensì anche un divertimento. Se non sorridi non puoi giocare bene a calcio. Bisogna creare un bel clima di lavoro e di crescita l’uno con l’altro. Il mio lavoro è finalizzato a questo. Non serve un clima teso, gli avversari stanno fuori, non qui dentro”.

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Bologna, Tedesco in bilico: le ore che cambiano lo scenario a Casteldebole

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Domenico Tedesco

Il futuro di Domenico Tedesco sulla panchina del Bologna si è complicato nel giro di poche ore: alla fiducia filtrata in mattinata è seguita, nel pomeriggio, una serie di valutazioni interne sulla sua posizione. Nessun esonero, però, è stato ufficializzato.

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DOMENICO TEDESCO, CT DEL BELGIO, DURANTE LA PARTITA DI UEFA NATIONS LEAGUE TRA ITALIA E BELGIO (FOTO DI EMMANUELE CIANCAGLINI/GETTY IMAGES)

Bologna-Tedesco, cosa cambia nel giro di poche ore

La mattinata del 15 settembre si è aperta con il confronto previsto a Casteldebole tra il tecnico e i vertici rossoblù. Sul tavolo l’avvio negativo in campionato e, soprattutto, la prestazione offerta nella sconfitta contro il Napoli.

Le prime indiscrezioni descrivevano ancora una società intenzionata ad analizzare la crisi insieme al proprio allenatore, senza mettere subito in discussione la panchina. Nel corso del pomeriggio, tuttavia, lo scenario è diventato più delicato: sarebbero emerse valutazioni sulla posizione di Tedesco all’interno del club.

Il condizionale resta d’obbligo su questo punto. Il tecnico non è stato esonerato e, al momento della pubblicazione, non esiste un comunicato ufficiale del Bologna che annunci una separazione.

Un punto in quattro giornate: i numeri della crisi rossoblù

A spiegare l’aumento della pressione è soprattutto la classifica. Dopo quattro giornate di Serie A 2026/27, il Bologna occupa il 16° posto con un punto, senza vittorie e con appena 2 gol segnati.

Il percorso è netto: 0-1 contro la Lazio, 0-1 con l’Atalanta, 2-2 contro il Sassuolo e 0-1 a Napoli. Tre sconfitte di misura, ma anche tre gare chiuse senza segnare.

Il dato offensivo resta il più evidente. Le uniche reti rossoblù sono arrivate nel pareggio con il Sassuolo, firmate da Roberto Piccoli e Artem Dovbyk.

Dopo il ko del Maradona, anche il vice allenatore Andrea Tarozzi ha riconosciuto il problema: «Abbiamo creato troppo poco, anche rispetto alle nostre ultime partite».

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Le parole di Fenucci, undici giorni prima

Il possibile cambio di scenario pesa ancora di più alla luce di quanto dichiarato dal club a inizio settembre. Il 4 settembre l’amministratore delegato Claudio Fenucci aveva definito la stagione un anno di ricostruzione, indicando la top 10 come possibile traguardo e chiedendo pazienza per il nuovo corso.

Sul tecnico, in particolare, era stato chiaro: «Abbiamo un allenatore nuovo che dovrà avere il tempo di lavorare, come lo ebbero Thiago Motta e Italiano: e lo avrà». Tedesco, del resto, è arrivato a Bologna soltanto il 2 giugno 2026, con un contratto fino al 30 giugno 2028 e opzione per un’ulteriore stagione.

Un eventuale cambio dopo quattro giornate rappresenterebbe quindi una svolta molto anticipata rispetto al progetto impostato appena tre mesi fa.

Il Torino sullo sfondo, ma prima la scelta su Tedesco

Il prossimo impegno di campionato sarà Bologna-Torino, sabato 19 settembre alle 15 al Dall’Ara. Tedesco, sulla carta, deve ancora scontare la seconda delle due giornate di squalifica ricevute dopo l’espulsione contro il Sassuolo, sanzione accompagnata da un’ammenda di 5.000 euro.

Dopo quanto emerso il 15 settembre, però, il primo interrogativo non riguarda più soltanto la sua presenza fisica in panchina contro i granata. Il Bologna deve prima decidere se proseguire con l’allenatore a cui, undici giorni fa, aveva pubblicamente promesso tempo, oppure cambiare strada dopo un avvio da un punto in quattro giornate.

La posizione di Tedesco è ormai un tema concreto in casa rossoblù. L’esonero, invece, resta al momento un’ipotesi e non un fatto ufficiale.

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Serie A

Como-Parma, le probabili: Kean dal 1′ dopo la Champions

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Fiorentina-Cagliari

Le probabili formazioni di Como-Parma. Fabregas applica il turnover con Kean e Rodriguez, Cuesta conferma la difesa a tre. 

Como-Parma

LA GRINTA DI CARLOS CUESTA CHE PUNTA IL DITO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Turnover Como, Fabregas ruota gli uomini dopo l’Europa

Archiviata la storiche e dispendiosa serata di Champions League, il Como si rituffa nel campionato con la necessità di gestire le energie psicofisiche dell’organico. Cesc Fabregas ha predisposto una serie di avvicendamenti in tutti i reparti per affrontare il Parma. In difesa, davanti all’estremo difensore Butez, Kempf si candida a far rifiatare Chalobah al fianco di Ramon, mentre le corsie esterne vedranno il probabile debutto dal primo minuto del giovane Kaiki a sinistra e l’impiego di Smolcic a destra.

In mediana si ricompone la cerniera composta da Perrone e Da Cunha per garantire equilibrio. Sulla trequarti, a supporto della punta centrale Moise Kean, agira il tridente formato da Jesus Rodriguez al posto di Diao, Nico Paz al centro e la conferma dell’ispirato Baturina sulla fascia sinistra.

Le scelte del Parma, Cuesta insiste sulla difesa a tre

Sul fronte opposto, il tecnico del Parma Carlos Cuesta appare orientato a proseguire con il modulo tattico a tre difensori. A protezione del portiere Corvi agirà la linea composta da Troilo al centro, affiancato da Delprato sul centro-destra e da Diego Carlos sul centro-sinistra, con quest’ultimo in vantaggio nel ballottaggio con Valenti.

La linea di centrocampo vedrà Britschgi e Valeri presidiare le corsie esterne, mentre la regia sarà affidata all’alternanza tra Keita e Ordonez, con Fabbian a garantire gli inserimenti offensivi. In attacco restano aperti i dubbi principali. Lo staff emiliano valuta l’impiego del tandem formato da Romero e Toure, pur mantenendo viva l’ipotesi di confermare dal primo minuto l’ottimo stato di forma di Lontani.

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Serie A

Bondo dice no all’estero e sceglie il Milan: ora chiede spazio ad Amorim

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Bondo dice no all'estero e sceglie il Milan: ora chiede spazio ad Amorim

Il francese ha rifiutato alcune opportunità all’estero e ha chiesto formalmente di tornare ad allenarsi con la prima squadra. Il club deve rispondere entro cinque giorni.

Bondo dice no all'estero e sceglie il Milan: ora chiede spazio ad Amorim-2

WARREN BONDO DELL’US CREMONESE CONTROLLA IL PALLONE (FOTO DI SPORTINFOTO/DEFODI IMAGES/DEFODI VIA GETTY IMAGES)

Warren Bondo ha scelto di restare al Milan e ora vuole giocarsi le proprie possibilità a Milanello: dopo un’estate trascorsa ad allenarsi separatamente e alcune proposte estere rifiutate, il centrocampista francese ha chiesto formalmente di essere reintegrato nel gruppo della prima squadra. La decisione passa ora al club, chiamato a rispondere entro cinque giorni.

Il mercato avrebbe dovuto portarlo lontano dai rossoneri. Bondo ha invece scelto di non accettare le ultime possibilità di trasferimento e di restare almeno fino a gennaio.

Da esubero in cerca di una sistemazione, il classe 2003 vuole adesso provare a riconquistare spazio in rossonero.

Un’estate fuori dal gruppo

Bondo è rientrato a Milanello dopo la stagione trascorsa in prestito alla Cremonese, ma non è stato convocato da Rúben Amorim per il raduno estivo.

Il centrocampista si è allenato separatamente mentre il club lavorava alla sua uscita. Negli ultimi giorni della sessione erano emerse diverse possibilità, anche all’estero, senza però arrivare al trasferimento.

La situazione è cambiata definitivamente dopo la chiusura dei principali mercati europei.

Bondo rifiuta l’estero e resta al Milan

Tra le ultime possibilità rimaste aperte c’era la Turchia. Il francese ha rifiutato due proposte provenienti dalla Süper Lig e ha deciso di proseguire la stagione in rossonero almeno fino alla finestra di gennaio.

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Una scelta che cambia anche il suo obiettivo immediato.

Bondo non è più in attesa di una destinazione: vuole tornare a lavorare con la prima squadra e provare a modificare sul campo una gerarchia che durante l’estate lo aveva lasciato ai margini.

La richiesta di reintegro

Il 10 settembre i legali del giocatore hanno compiuto il passo successivo, inviando al Milan una PEC con la richiesta formale di reintegro nel gruppo della prima squadra.

Il club ha cinque giorni per fornire una risposta.

Per il centrocampista il ritorno agli allenamenti con i compagni rappresenta il passaggio necessario per giocarsi le proprie carte con Amorim. Dopo aver scelto di restare, Bondo vuole trasformare i prossimi mesi in una nuova opportunità all’interno del Milan.

Un investimento da 10 milioni più bonus

La situazione riguarda un giocatore sul quale i rossoneri avevano investito poco più di un anno e mezzo fa.

Bondo è arrivato dal Monza nel febbraio 2025 a titolo definitivo per circa 10 milioni di euro più 2 di bonus, firmando un contratto valido fino al 30 giugno 2029.

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Nella seconda parte della stagione 2024/25 ha trovato poco spazio al Milan, raccogliendo 4 presenze in Serie A e 164 minuti.

Da qui la scelta del prestito alla Cremonese nell’estate successiva, con l’obiettivo di garantirgli maggiore continuità.

I numeri della stagione alla Cremonese

Con la Cremonese il minutaggio del francese è cresciuto in maniera significativa.

Nella Serie A 2025/26 Bondo ha disputato 27 partite per complessivi 1.771 minuti, senza gol né assist.

Un’intera stagione nel massimo campionato gli ha permesso di accumulare esperienza prima del ritorno a Milanello, dove però Amorim lo aveva inizialmente escluso dal progetto tecnico.

Ora il classe 2003 vuole utilizzare proprio il percorso fatto a Cremona per costruirsi una nuova possibilità in rossonero.

Bondo prova a riaprire la sua storia con il Milan

Il mercato non ha prodotto la separazione prevista all’inizio dell’estate. Bondo ha poi rifiutato le ultime possibilità all’estero e ha scelto di restare a Milano.

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Il passo successivo è la richiesta di reintegro.

A 22 anni, con una stagione da oltre 1.700 minuti in Serie A alle spalle e un contratto fino al 2029, il francese vuole tornare a competere per un posto nel centrocampo di Amorim.

La traiettoria dell’estate si è quindi ribaltata: Bondo non cerca più una via d’uscita dal Milan. Ha scelto di restare e ora vuole giocarsi sul campo la possibilità di cambiare la propria posizione nelle gerarchie rossonere.

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