Roma-Viktoria Plzen è la riprova che nessuna partita è facile

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Roma-Viktoria Plzen è la riprova che nessuna partita è facile
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Stasera, all’Olimpico, è andata in scena la terza giornata di Europa League animata dal match Roma-Viktoria Plzen: ecco com’è andata. A nemmeno un minuto Artem Dobvyk rischia di segnare un gol alla squadra ospite, ma la conclusione è troppo centrale. La partita inizia all’insegna di qualche errore di troppo da parte di Hermoso e Wesley, e di un’attitudine propositiva da parte del Viktoria Plzen, che più volte cerca la porta nei primi minuti di gioco, obbligando Mile Svilar a una parata mirabolante. Gli ospiti pressano alto, mentre la Roma cerca di riorganizzarsi appoggiandosi soprattutto a Soulé, che conclude centralmente. Poco dopo, di tigna e di corsa, il Viktoria Plzen passa in vantaggio grazie al gol di Adu, che elude anche il presidio di Svilar. Un trend negativo per la Roma che, solo 3 minuti dopo il primo gol, subisce nuovamente per “mano” di Souaré. A 25 minuti dal fischio di inizio, la Roma sta perdendo in casa 2-0. E ho bisogna dí velocità, così Gasperini manda Rensch a riscaldarsi a bordo campo, mentre El Shaarawy si prepara a entrare in campo. Nel mentre, Koné alza il livello tecnico della partita con finte e possesso palla che ci fa augurare che a gennaio non parta per la Juve in uno scambio con Koopmeiners. Al 30’ esce Ziolkowski ed entra il Faraone. Un minuto dopo Wesley tenta l’imbucata ma la porta avversaria resta inespugnata. L’obiettivo della Magica deve essere quello di segnare almeno un gol entro la fine del primo tempo. Al 40’ la situazione è ancora complessa: nel frattempo Koné è finito a terra ed è stato soccorso e Dybala ha tentato di risollevare le sorti con un tiro molto laterale che è stato facilmente schermato. A fare il suo lavoro ci ha pensato anche El Shaarawy con un tiro troppo alto sopra la traversa, ma il tentativo è da apprezzare. La vera occasione arriva al 45’, con il corner tirato da Dybala e finito direttamente tra le manine del portiere Jedlicka. L’ultimo atto del primo tempo è un cross sbagliato tentato in extremis da Wesley. Ma il brasiliano ha ancora parecchia strada da fare per trovare coordinazione. Il secondo tempo si apre con un nuovo ingresso in campo;: quello di Niccolò Pisilli al posto di Manu Koné. Una sostituzione audace che ha aperto il campo a dubbi sulle condizioni del centrocampista francese. Al 53’ l’arbitro fa un check per possibile rigore e lo assegna alla Roma, che ha una grandissima occasione per colmare la distanza dei due gol. La Joya non delude le aspettative: calcia nell’angolano destro della porta, freddo come di consueto. Com la Roma 1-2, ci prova anche El Shaarawy a dare uno scossone, mentre a bordo campo Gasperini prepara due assi nella manica: Ndicka e Bailey. In questa seconda frazione di gioco Wesley appare più focalizzato sull’obiettivo, come se l’allenatore lo avesse redarguito in spogliatoio. La Roma però continua a peccare di imprecisione, con Soulé che al 65’ fallisce una bella conclusione da fuori area. Alla fine, entra solo Bailey, che va a sostituire Celik. Mentre per la squadra ospite entra il numero 24 Abel. Gasperini tenta il tutto per tutto, scegliendo di rimpiazzare anche Dovbyk con Ferguson. E il surplus di attaccanti rende necessario anche il cambio Soulé-Ndicka. Malgrado il tentativo del mister, Ferguson non riesce a lasciare il segno nemmeno in questa partita, replicando i movimenti goffi del Dovbyk visto alla fine del primo tempo. Per il Plzen escono Spacil e Adu, mentre entrano Bello e Zeljkovic. All’86’ anche Bailey ha tentato la strada del gol, con un tiro lunghissimo che non è andato a segno. Nell'ultimo minuto di un recupero durato ben 5 minuti, la Roma subisce la beffa di un gol in extremis - e in netto fuorigioco - di Niccolò Pisilli, tra gli ultimi ingressi giallorossi in campo. Il bilancio di questa partita è che la Roma ha davanti a sé ancora un lungo percorso fatto di disciplina ferrea per trovare la precisione e la freddezza sotto porta che troppo spesso, sia in campionato che in Europa, tende a perdere. Dybala si conferma l’uomo salvezza della squadra, malgrado le sue fragilità strutturali, e anche il buon Svilar, che colpa di quei gol subiti non ne ha. Alcuni giorni di duro lavoro, ora, attenderanno i giallorossi.
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