L’Inter chiude una stagione intensa, tra sogni sfumati e una finale di Champions da giocare: ma senza trofei, si può comunque parlare di successo?
L’Inter fa il suo, ma non basta. La vittoria in casa del Como, maturata ieri sera con Farris in panchina al posto dello squalificato Inzaghi, non è sufficiente per tenere vivo il sogno scudetto. Il Napoli, infatti, ha battuto il Cagliari al Maradona e si è laureato campione d’Italia, chiudendo un duello logorante che ha coinvolto i nerazzurri per gran parte della stagione.
Un duello deciso anche dalle occasioni mancate dai nerazzurri: su tutte, quella del 5 aprile a Parma, quando l’Inter, avanti 2-0 all’intervallo, si è fatta rimontare nella ripresa, lasciando due punti pesantissimi per strada. In quel turno, il Napoli ha pareggiato a Bologna e il +3 dell’Inter avrebbe potuto essere un solco decisivo. Invece, la stanchezza accumulata tra Champions e Coppa Italia e le sconfitte contro Roma e Bologna hanno ribaltato tutto.
Così come si è ribaltato l’entusiasmo di chi, solo un mese e mezzo fa, sognava addirittura un Triplete. La semifinale persa in Coppa contro il Milan ha incrinato qualcosa, lasciando intravedere un’Inter meno affamata e più fragile rispetto alla solidità mostrata l’anno scorso, soprattutto in fase difensiva: 35 gol subiti quest’anno contro i 22 dell’annata precedente sono un indizio non da poco.
MARCUS THURAM E LAUTARO MARTINEZ ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Una Champions impeccabile, ma ora serve l’ultimo passo
Discorso completamente diversoè, invece, quello in Champions League. Prestazioni da squadra vera, solidissima, capace di affrontare e superare club più quotati come Bayern Monaco e Barcellona con personalità e coraggio.
Il 3-3 al Camp Nou e soprattutto il clamoroso 4-3 a San Siro contro i blaugrana resteranno scolpiti nella memoria nerazzurra e in quella di tutti gli appassionati. Ora c’è solo un ostacolo tra l’Inter e la storia: la finale contro il PSG di Luis Enrique.
Perdere, dopo essere arrivati a un passo dalla gloria per la seconda volta in tre anni, sarebbe un colpo durissimo. Non solo per il morale, ma anche per la credibilità del progetto tecnico, già messo in discussione da una sessione di mercato invernale insufficiente per una squadra impegnata su tre fronti.
SIMONE INZAGHI LANCIA IL PALLONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Inter, oltre i trofei: il senso di una grande corsa
Ed è qui che si apre il grande interrogativo: se l’Inter dovesse uscire sconfitta nella finale di Champions, sarebbe giusto parlare di fallimento? I trofei, si sa, determinano la narrazione, ma ridurre tutto al risultato finale rischia di essere ingeneroso.Questa squadra ha dimostrato di poter competere ovunque: ha trasmesso ambizione e qualità, ha fatto crescere la propria consapevolezza internazionale. Merito di Inzaghi, dello spogliatoio e anche della società, nonostante gli errori. Le delusioni fanno parte del cammino.
Per questo, indipendentemente dall’esito della finale, l’Inter potrà uscire a testa alta. Anche se non sempre la storia si ricorda degli sconfitti, è da lì che spesso nascono le vittorie più belle.
Redazione sportiva dedicata all’informazione calcistica. Si occupa del calcio italiano a tutti i livelli, dei principali campionati europei, di calciomercato, competizioni internazionali e approfondimenti sul mondo del calcio.
Gli azzurri valutano una nuova soluzione per il centravanti, ancora senza gol in campionato. Sul tavolo c'è un possibile scambio di prestiti con Keinan Davis, ma pesa anche l'investimento da 35 milioni.
Il nuovo centravanti ha pagato una preparazione incompleta e il problema alla caviglia, mentre Noslin ha sfruttato lo spazio con due gol consecutivi. Ora il ballottaggio entra in una nuova fase.
Il Barcellona ha valutato Lautaro Martínez nell'ultima sessione di mercato estiva: l'operazione si è fermata prima di diventare una trattativa vera e propria.