L’identità granata e l’importanza della brandizzazione nel calcio moderno
Il Torino, infatti, è anche la squadra di una delle città più importanti d’Italia; il capoluogo piemontese risplende, in un certo senso, dello stesso fascino nostalgico che investe il suo club: ex capitale italiana, centro industriale d’eccellenza durante i primi anni del ‘900, tra le due guerre, a chi non la conosce bene potrebbe dare oggi l’idea di un oggetto passato di moda, relegato alla dimensione del ricordo, individuale e collettivo. Invece Torino è viva – se qualcuno avesse dei dubbi lo confermano le recenti mobilitazioni dei giovani contro il genocidio in corso – come vivi sono il Torino e la sua tifoseria, attraverso e nonostante la sua storia gloriosa.
Il carattere fortemente identitario, da un punto di vista interno, si riflette in una iconicità percepita dall’esterno, come se il Torino, nonostante nelle ultime decadi non abbia quasi mai preso parte alla lotta scudetto, restasse comunque tra i grandi classici del calcio. Ecco, la sensazione è quella di un grande film: non passa mai di moda e le molteplici letture fanno sì che resti sempre attuale. Anche da un punto di vista estetico è innegabile che il granata della maglia sia una rarità tra le squadre europee che militano nelle serie maggiori, a ribadire quanto ci sia di unico e originale in questi colori. In un certo senso tutto ciò sembrano averlo capito anche gli sponsor, per cui il Torino costituisce sempre un cliente molto appetibile: l’ultima conferma la offre la partnership con Suzuki, che dalla stagione 2015/2016 è diventato main sponsor, senza dimenticare, a nel recente passato, Beretta e Indesit. I ricavi da sponsor costituiscono, dunque, una voce felice del bilancio annuale per i granata, che sono ottavi nella classifica degli introiti derivanti da sponsorizzazioni in Italia, sopra addirittura a Juventus e Lazio, solo per fare due nomi. Dati importanti all’interno di una dimensione calcistica in cui il legame tra risultati e marketing si fa sempre più stretto: il trend in crescita fa in questo senso ben sperare il mezzo milione di tifosi granata. Anzi il futuro del Torino potrebbe incontrare venti favorevoli – e questa è una speranza per tutti gli amanti del calcio e della Serie A – soprattutto in virtù di questa sua capacità di essere ancora una squadra iconica, che ha saputo mantenere un’identità forte, anche all’interno della tifoseria, quasi tutta rappresentata dai suoi abitanti. Nella mercificazione totale e pervasiva del tardo capitalismo, spesso la monetizzazione dell’immagine è stata vista, a buona ragione, di cattivo occhio; nel calcio, in particolare, proprio questo processo rischia di compromettere l’identità e la continuità culturale di club che rappresentano un pezzo di cultura, locale e nazionale, di cancellare usanze e ricorrenze, tramandate attraverso diverse generazioni di appassionati e tifosi. La sfida allora, per il Torino, potrebbe essere proprio questa, in un futuro non troppo lontano: sfruttare la storia e l’unicità del brand Torino per attirare investitori, dando principio a un circolo virtuoso di risultati sportivi e nuovi capitali, senza tuttavia perdere mai l’iconicità e l’originalità della propria storia, della propria città e dei propri tifosi.






