Serie A
Torino FC, iconicità e senso di appartenenza
Se c’è una squadra italiana che molti appassionati di calcio vorrebbero vedere al vertice, forte e competitiva ai livelli delle big italiane, e perché no (sognare non costa nulla) europee, quella probabilmente è il Torino.
A rafforzare quest’idea e a puntellarne i contorni sicuramente fa leva la storia leggendaria di questa squadra, il suo passato ormai non più recente, che proprio per questo motivo produce delle vibrazioni mitiche.
Il Grande Torino negli anni ’40, sotto la guida presidenziale di Ferruccio Novo, divenne una delle squadre più forti e temute d’Europa, in grado di dominare il calcio italiano vincendo cinque scudetti consecutivi, record eguagliato e inseguito superato soltanto dalla Juventus nel 2017. Tra i vari record quello che, tuttavia, offre in modo più chiaro la misura dello strapotere di questa formazione leggendaria sono le 88 partite casalinghe consecutive senza sconfitte tra il ’43 e i ’49.
Del resto a definire quel senso di incompletezza, quella sensazione di “what if”, che oggi molti ancora sperimentano pensando all’evoluzione storica della società granata, ha contribuito in maniera determinante la tragedia che ha messo fine al ciclo glorioso di uno dei team più temibili della storia del calcio europeo. Prima del Grande Torino, i granata avevano saputo vincere un campionato (quando non esisteva ancora il girono unico) e una Coppa Italia, mentre dopo il bottino sale a un campionato (1975-76) e a 3 Coppe Italia.
Il Torino, tra le squadra che oggi militano in Serie A è quinta per scudetti, a pari merito col Bologna e preceduta soltanto da Juve, Inter, Milan e Genoa. La forte identità del Torino, non si limita tuttavia alla sola storia e non deriva unicamente dal senso di incompletezza derivante da una fine tragica, da un destino ingiusto, per quel che conta, anche sportivamente.
L’identità granata e l’importanza della brandizzazione nel calcio moderno
Il Torino, infatti, è anche la squadra di una delle città più importanti d’Italia; il capoluogo piemontese risplende, in un certo senso, dello stesso fascino nostalgico che investe il suo club: ex capitale italiana, centro industriale d’eccellenza durante i primi anni del ‘900, tra le due guerre, a chi non la conosce bene potrebbe dare oggi l’idea di un oggetto passato di moda, relegato alla dimensione del ricordo, individuale e collettivo. Invece Torino è viva – se qualcuno avesse dei dubbi lo confermano le recenti mobilitazioni dei giovani contro il genocidio in corso – come vivi sono il Torino e la sua tifoseria, attraverso e nonostante la sua storia gloriosa.
Il carattere fortemente identitario, da un punto di vista interno, si riflette in una iconicità percepita dall’esterno, come se il Torino, nonostante nelle ultime decadi non abbia quasi mai preso parte alla lotta scudetto, restasse comunque tra i grandi classici del calcio. Ecco, la sensazione è quella di un grande film: non passa mai di moda e le molteplici letture fanno sì che resti sempre attuale.
Anche da un punto di vista estetico è innegabile che il granata della maglia sia una rarità tra le squadre europee che militano nelle serie maggiori, a ribadire quanto ci sia di unico e originale in questi colori. In un certo senso tutto ciò sembrano averlo capito anche gli sponsor, per cui il Torino costituisce sempre un cliente molto appetibile: l’ultima conferma la offre la partnership con Suzuki, che dalla stagione 2015/2016 è diventato main sponsor, senza dimenticare, a nel recente passato, Beretta e Indesit.
I ricavi da sponsor costituiscono, dunque, una voce felice del bilancio annuale per i granata, che sono ottavi nella classifica degli introiti derivanti da sponsorizzazioni in Italia, sopra addirittura a Juventus e Lazio, solo per fare due nomi. Dati importanti all’interno di una dimensione calcistica in cui il legame tra risultati e marketing si fa sempre più stretto: il trend in crescita fa in questo senso ben sperare il mezzo milione di tifosi granata. Anzi il futuro del Torino potrebbe incontrare venti favorevoli – e questa è una speranza per tutti gli amanti del calcio e della Serie A – soprattutto in virtù di questa sua capacità di essere ancora una squadra iconica, che ha saputo mantenere un’identità forte, anche all’interno della tifoseria, quasi tutta rappresentata dai suoi abitanti.
Nella mercificazione totale e pervasiva del tardo capitalismo, spesso la monetizzazione dell’immagine è stata vista, a buona ragione, di cattivo occhio; nel calcio, in particolare, proprio questo processo rischia di compromettere l’identità e la continuità culturale di club che rappresentano un pezzo di cultura, locale e nazionale, di cancellare usanze e ricorrenze, tramandate attraverso diverse generazioni di appassionati e tifosi. La sfida allora, per il Torino, potrebbe essere proprio questa, in un futuro non troppo lontano: sfruttare la storia e l’unicità del brand Torino per attirare investitori, dando principio a un circolo virtuoso di risultati sportivi e nuovi capitali, senza tuttavia perdere mai l’iconicità e l’originalità della propria storia, della propria città e dei propri tifosi.
Serie A
Bologna, Tedesco in bilico: le ore che cambiano lo scenario a Casteldebole
Il futuro di Domenico Tedesco sulla panchina del Bologna si è complicato nel giro di poche ore: alla fiducia filtrata in mattinata è seguita, nel pomeriggio, una serie di valutazioni interne sulla sua posizione. Nessun esonero, però, è stato ufficializzato.

DOMENICO TEDESCO, CT DEL BELGIO, DURANTE LA PARTITA DI UEFA NATIONS LEAGUE TRA ITALIA E BELGIO (FOTO DI EMMANUELE CIANCAGLINI/GETTY IMAGES)
Bologna-Tedesco, cosa cambia nel giro di poche ore
La mattinata del 15 settembre si è aperta con il confronto previsto a Casteldebole tra il tecnico e i vertici rossoblù. Sul tavolo l’avvio negativo in campionato e, soprattutto, la prestazione offerta nella sconfitta contro il Napoli.
Le prime indiscrezioni descrivevano ancora una società intenzionata ad analizzare la crisi insieme al proprio allenatore, senza mettere subito in discussione la panchina. Nel corso del pomeriggio, tuttavia, lo scenario è diventato più delicato: sarebbero emerse valutazioni sulla posizione di Tedesco all’interno del club.
Il condizionale resta d’obbligo su questo punto. Il tecnico non è stato esonerato e, al momento della pubblicazione, non esiste un comunicato ufficiale del Bologna che annunci una separazione.
Un punto in quattro giornate: i numeri della crisi rossoblù
A spiegare l’aumento della pressione è soprattutto la classifica. Dopo quattro giornate di Serie A 2026/27, il Bologna occupa il 16° posto con un punto, senza vittorie e con appena 2 gol segnati.
Il percorso è netto: 0-1 contro la Lazio, 0-1 con l’Atalanta, 2-2 contro il Sassuolo e 0-1 a Napoli. Tre sconfitte di misura, ma anche tre gare chiuse senza segnare.
Il dato offensivo resta il più evidente. Le uniche reti rossoblù sono arrivate nel pareggio con il Sassuolo, firmate da Roberto Piccoli e Artem Dovbyk.
Dopo il ko del Maradona, anche il vice allenatore Andrea Tarozzi ha riconosciuto il problema: «Abbiamo creato troppo poco, anche rispetto alle nostre ultime partite».
Le parole di Fenucci, undici giorni prima
Il possibile cambio di scenario pesa ancora di più alla luce di quanto dichiarato dal club a inizio settembre. Il 4 settembre l’amministratore delegato Claudio Fenucci aveva definito la stagione un anno di ricostruzione, indicando la top 10 come possibile traguardo e chiedendo pazienza per il nuovo corso.
Sul tecnico, in particolare, era stato chiaro: «Abbiamo un allenatore nuovo che dovrà avere il tempo di lavorare, come lo ebbero Thiago Motta e Italiano: e lo avrà». Tedesco, del resto, è arrivato a Bologna soltanto il 2 giugno 2026, con un contratto fino al 30 giugno 2028 e opzione per un’ulteriore stagione.
Un eventuale cambio dopo quattro giornate rappresenterebbe quindi una svolta molto anticipata rispetto al progetto impostato appena tre mesi fa.
Il Torino sullo sfondo, ma prima la scelta su Tedesco
Il prossimo impegno di campionato sarà Bologna-Torino, sabato 19 settembre alle 15 al Dall’Ara. Tedesco, sulla carta, deve ancora scontare la seconda delle due giornate di squalifica ricevute dopo l’espulsione contro il Sassuolo, sanzione accompagnata da un’ammenda di 5.000 euro.
Dopo quanto emerso il 15 settembre, però, il primo interrogativo non riguarda più soltanto la sua presenza fisica in panchina contro i granata. Il Bologna deve prima decidere se proseguire con l’allenatore a cui, undici giorni fa, aveva pubblicamente promesso tempo, oppure cambiare strada dopo un avvio da un punto in quattro giornate.
La posizione di Tedesco è ormai un tema concreto in casa rossoblù. L’esonero, invece, resta al momento un’ipotesi e non un fatto ufficiale.
Serie A
Como-Parma, le probabili: Kean dal 1′ dopo la Champions
Le probabili formazioni di Como-Parma. Fabregas applica il turnover con Kean e Rodriguez, Cuesta conferma la difesa a tre.

LA GRINTA DI CARLOS CUESTA CHE PUNTA IL DITO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Turnover Como, Fabregas ruota gli uomini dopo l’Europa
Archiviata la storiche e dispendiosa serata di Champions League, il Como si rituffa nel campionato con la necessità di gestire le energie psicofisiche dell’organico. Cesc Fabregas ha predisposto una serie di avvicendamenti in tutti i reparti per affrontare il Parma. In difesa, davanti all’estremo difensore Butez, Kempf si candida a far rifiatare Chalobah al fianco di Ramon, mentre le corsie esterne vedranno il probabile debutto dal primo minuto del giovane Kaiki a sinistra e l’impiego di Smolcic a destra.
In mediana si ricompone la cerniera composta da Perrone e Da Cunha per garantire equilibrio. Sulla trequarti, a supporto della punta centrale Moise Kean, agira il tridente formato da Jesus Rodriguez al posto di Diao, Nico Paz al centro e la conferma dell’ispirato Baturina sulla fascia sinistra.
Le scelte del Parma, Cuesta insiste sulla difesa a tre
Sul fronte opposto, il tecnico del Parma Carlos Cuesta appare orientato a proseguire con il modulo tattico a tre difensori. A protezione del portiere Corvi agirà la linea composta da Troilo al centro, affiancato da Delprato sul centro-destra e da Diego Carlos sul centro-sinistra, con quest’ultimo in vantaggio nel ballottaggio con Valenti.
La linea di centrocampo vedrà Britschgi e Valeri presidiare le corsie esterne, mentre la regia sarà affidata all’alternanza tra Keita e Ordonez, con Fabbian a garantire gli inserimenti offensivi. In attacco restano aperti i dubbi principali. Lo staff emiliano valuta l’impiego del tandem formato da Romero e Toure, pur mantenendo viva l’ipotesi di confermare dal primo minuto l’ottimo stato di forma di Lontani.
Serie A
Bondo dice no all’estero e sceglie il Milan: ora chiede spazio ad Amorim
Il francese ha rifiutato alcune opportunità all’estero e ha chiesto formalmente di tornare ad allenarsi con la prima squadra. Il club deve rispondere entro cinque giorni.

WARREN BONDO DELL’US CREMONESE CONTROLLA IL PALLONE (FOTO DI SPORTINFOTO/DEFODI IMAGES/DEFODI VIA GETTY IMAGES)
Warren Bondo ha scelto di restare al Milan e ora vuole giocarsi le proprie possibilità a Milanello: dopo un’estate trascorsa ad allenarsi separatamente e alcune proposte estere rifiutate, il centrocampista francese ha chiesto formalmente di essere reintegrato nel gruppo della prima squadra. La decisione passa ora al club, chiamato a rispondere entro cinque giorni.
Il mercato avrebbe dovuto portarlo lontano dai rossoneri. Bondo ha invece scelto di non accettare le ultime possibilità di trasferimento e di restare almeno fino a gennaio.
Da esubero in cerca di una sistemazione, il classe 2003 vuole adesso provare a riconquistare spazio in rossonero.
Un’estate fuori dal gruppo
Bondo è rientrato a Milanello dopo la stagione trascorsa in prestito alla Cremonese, ma non è stato convocato da Rúben Amorim per il raduno estivo.
Il centrocampista si è allenato separatamente mentre il club lavorava alla sua uscita. Negli ultimi giorni della sessione erano emerse diverse possibilità, anche all’estero, senza però arrivare al trasferimento.
La situazione è cambiata definitivamente dopo la chiusura dei principali mercati europei.
Bondo rifiuta l’estero e resta al Milan
Tra le ultime possibilità rimaste aperte c’era la Turchia. Il francese ha rifiutato due proposte provenienti dalla Süper Lig e ha deciso di proseguire la stagione in rossonero almeno fino alla finestra di gennaio.
Una scelta che cambia anche il suo obiettivo immediato.
Bondo non è più in attesa di una destinazione: vuole tornare a lavorare con la prima squadra e provare a modificare sul campo una gerarchia che durante l’estate lo aveva lasciato ai margini.
La richiesta di reintegro
Il 10 settembre i legali del giocatore hanno compiuto il passo successivo, inviando al Milan una PEC con la richiesta formale di reintegro nel gruppo della prima squadra.
Il club ha cinque giorni per fornire una risposta.
Per il centrocampista il ritorno agli allenamenti con i compagni rappresenta il passaggio necessario per giocarsi le proprie carte con Amorim. Dopo aver scelto di restare, Bondo vuole trasformare i prossimi mesi in una nuova opportunità all’interno del Milan.
Un investimento da 10 milioni più bonus
La situazione riguarda un giocatore sul quale i rossoneri avevano investito poco più di un anno e mezzo fa.
Bondo è arrivato dal Monza nel febbraio 2025 a titolo definitivo per circa 10 milioni di euro più 2 di bonus, firmando un contratto valido fino al 30 giugno 2029.
Nella seconda parte della stagione 2024/25 ha trovato poco spazio al Milan, raccogliendo 4 presenze in Serie A e 164 minuti.
Da qui la scelta del prestito alla Cremonese nell’estate successiva, con l’obiettivo di garantirgli maggiore continuità.
I numeri della stagione alla Cremonese
Con la Cremonese il minutaggio del francese è cresciuto in maniera significativa.
Nella Serie A 2025/26 Bondo ha disputato 27 partite per complessivi 1.771 minuti, senza gol né assist.
Un’intera stagione nel massimo campionato gli ha permesso di accumulare esperienza prima del ritorno a Milanello, dove però Amorim lo aveva inizialmente escluso dal progetto tecnico.
Ora il classe 2003 vuole utilizzare proprio il percorso fatto a Cremona per costruirsi una nuova possibilità in rossonero.
Bondo prova a riaprire la sua storia con il Milan
Il mercato non ha prodotto la separazione prevista all’inizio dell’estate. Bondo ha poi rifiutato le ultime possibilità all’estero e ha scelto di restare a Milano.
Il passo successivo è la richiesta di reintegro.
A 22 anni, con una stagione da oltre 1.700 minuti in Serie A alle spalle e un contratto fino al 2029, il francese vuole tornare a competere per un posto nel centrocampo di Amorim.
La traiettoria dell’estate si è quindi ribaltata: Bondo non cerca più una via d’uscita dal Milan. Ha scelto di restare e ora vuole giocarsi sul campo la possibilità di cambiare la propria posizione nelle gerarchie rossonere.
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