La Lega Serie A prende posizione contro la riforma dei diritti TV. E denuncia l’esclusione dal confronto e i rischi economici per i club.
La nota ufficiale della Lega Serie A
“All’esito del Consiglio di Lega svoltosi oggi, mercoledì 11 giugno, il Presidente Ezio Simonelli, a nome della Lega Serie A, manifesta con fermezza il proprio stupore per aver appreso, solamente tramite gli organi di stampa, di una riforma del sistema di vendita dei diritti audiovisivi che riguarda direttamente le sue associate. Esprime, al tempo stesso, la contrarietà della Serie A ad un disegno di legge predisposto senza che vi sia stata alcuna interlocuzione preventiva con la Lega stessa.
La Lega Serie A evidenzia, soprattutto, la propria netta opposizione a qualsiasi forma di incremento della mutualità esterna che vada a sottrarre ulteriori risorse fondamentali allo sviluppo e alla sostenibilità della Serie A. La quale già peraltro contribuisce al sostegno delle categorie inferiori nella misura del 10% dei diritti audiovisivi.
Infine, la Lega Serie A ribadisce con enorme preoccupazione i dannosi effetti del dilagante fenomeno della pirateria audiovisiva. Che continua a penalizzare in modo grave e diretto il valore dell’intero sistema sportivo. Con perdite stimate in oltre 300 milioni di euro annui. La pirateria uccide il calcio”.

Cosa sta succedendo
Mettiamoci seduti e cerchiamo di capire cosa succede. La nota della Lega Serie A arriva a margine del Consiglio di Lega. E denuncia con fermezza la totale mancanza di dialogo con il Governo in merito a una proposta di riforma della vendita dei diritti televisivi. La riforma, secondo quanto appreso dai club attraverso la stampa, modificherebbe un sistema importante. Da questo sistema derivano gran parte delle entrate economiche delle società di vertice.
In particolare, la Lega calcio contesta l’ipotesi di un incremento della cosiddetta mutualità esterna, cioè la quota di introiti destinata alle categorie inferiori. Questo aumento è giudicato dannoso per la sostenibilità del massimo campionato. Sullo sfondo, l’allarme costante legato alla pirateria audiovisiva. Secondo le stime della Lega provoca oltre 300 milioni di euro di perdite all’anno, erodendo il valore del prodotto calcio.
Le possibili conseguenze
La sfuriata della lega potrebbe portare a effetti concreti per il calcio italiano. Vediamo punto per punto cosa potrebbe succedere, spiegato senza giri di parole.
- Clima teso con il Governo. La Serie A accusa il Governo di aver elaborato una riforma sui diritti TV senza nemmeno parlarne con i club. Questo potrebbe portare a uno scontro tra le istituzioni calcistiche e quelle politiche E in questo modo si complicherebbero i rapporti futuri e la possibilità di trovare soluzioni condivise.
- La riforma potrebbe cambiare o fermarsi. Una reazione così dura da parte della Lega può spingere il Governo a rivedere la proposta o a prendersi più tempo. Se anche altre componenti del calcio (come FIGC o Serie B) intervengono nel dibattito, la riforma potrebbe subire modifiche o rallentamenti significativi.
- I club di Serie A rischiano di percepire meno soldi. Uno dei punti più contestati è l’ipotesi di aumentare la quota di diritti TV da destinare alle serie minori. Se passa questa linea, i club di Serie A avrebbero meno risorse. In effetti, gli effetti si riverserebbero su diversi fronti. Sul mercato, sulle infrastrutture e sulla competitività generale del campionato.
- Pressione per combattere la pirateria. La Lega torna a chiedere più impegno contro lo streaming illegale delle partite, che provoca perdite enormi.
- I club potrebbero reagire insieme. Se non verranno coinvolti nei prossimi passaggi, i club potrebbero unirsi per protestare ufficialmente. Oppure mettere in campo azioni comuni per difendere i propri interessi economici e contrattuali.







